lunedì 25 giugno 2018
La tela del ragno - Vincente Minnelli (1955)
Visto in Dvx, in lingua originale
In una clinica psichiatrica il nuovo, giovane, direttore, deve lottare con una assistente innamorata dei tempi passati, un ex direttore alcolista, pazienti richiestivi, una educatrice sexy e una moglie (un pò vacua) che non ci sta più ad essere messa da parte. Il delicato equilibrio esploderà a causa dell'acquisto delle nuove tende e tutti i personaggi si ritroveranno a dover fare i conti con sé stessi.
Film di Minnelli con la solita fotografia ipercolorata anni '50 che vince per direttissima le scelte di casting con una gruppo di vecchie glorie splendide e "nuove leve" ancora luccicanti (quanto fa piacere vedere Widmark nella parte di un personaggio che non sia in qualche modo legato alla polizia?!).
Il film presenta una storia originalissima in una veste edulcorata e tranquillizzante dove la malattia mentale è pulita e pettinata, il personale medico sempre disponibile e interessato le istituzioni finanziatrici tutto sommato non così arcigne. Ma questa è solo la facciata; quello che ci sta dietro è una delle più delicate osservazioni sull'imperfezione dell'uomo di quegli anni. Questo film è l'equivalente drammatico delle commedie degli equivoci, qui a fare da base di tutto è un complicato intrico di rapporti umani che cambiano in base alle persone in gioco. In questo film tutti i coprotagonisti sono, in primo luogo, vittime di sé stessi, delle proprie debolezze, che li portano (ognuno per conto proprio, ognuno all'oscuro dagli altri) a sbagliare, a commettere azioni negative, a cadere. La cosa ancora più affascinante è che tutta la vicenda viene scatenata dal cambio delle tende...
Il film, nonostante le buone intenzioni, perde molto nella enfasi eccessiva, nel sentimentalismo dell'epoca che affossano ritmi e interessi.
venerdì 28 gennaio 2011
Le balene d'agosto - Lindsay Anderson (1987)
Visto in VHS.
Più che un film, un evento.
Due anziane sorelle vivono su un’isola nel Maine, ma il loro modo di rapportarsi alla vita (e in questo caso alla loro anzianità) è tutt’altro che simile, solare e positiva la più anziana, arcigna ed acida la più giovane. Il film mostra una paio delle loro giornate passate nella calma e nella grazia di un non luogo fuori dal tempo, circondate da vari rappresentanti della terza età (o meglio, del modo di rapportarsi con essa) e con la continua speranza nel futuro nonostante la spada di Damocle della morte sempre più vicina (questo stanno a rappresentare le balene del titolo).
Beh, tutto qui? No, perché le due sorelle sono Lillian Gish (ultranovantenne, ma vispa come una ragazzina) e l’acida Bette Davis. Entrambe notevolmente scavate dall’età, ma ancora riconoscibili sotto tutte quelle rughe. Entrambe in una parte evidentemente pensata proprio per loro. In più ci aggiungerei un Vincent Price garbato come suo solito, ma meno gigione.
Un film elegante e rilassato, mai noioso, ma sempre sulla scia della realtà nel mostrare la vita di un gruppo di anziani. Anderson non crea nulla di nuovo nella regia, ma questo neppure era il suo scopo. Il film appare come un saluto ad un tempo, cinematografico, che non c’è più.
Poi a conti fatti ci si può godere davvero questo film solo se si conoscono gli attori, in questo caso diventa davvero un testamento spirituale.
giovedì 25 novembre 2010
Il vento - Victor Sjöström (1928)
(The wind)
Visto in Dvx.
Una ragazza va ad abitare dal cugino in una valle in un deserto negli USA dove il vento soffia senza tregua. Il rapporto con la moglie del cugino si fa rapidamente teso e verrà costretta ad abbandonare la casa, per farlo dovrà sposarsi (non potendo sostenersi da sola).
Le cose non possono certo migliorare, legata ad un uomo che non ama e vittima di un vento che la fa uscire di testa, eppure tutto precipiterà solo con l’arrivo di un suo vecchio spasimante e si concluderà in un finale tragico, ma che porterà la ragazza ad amare di nuovo donandole la speranza.
Se il film risulta già di per se originale nella costruzione di una storia in cui un crimine rimane impunito (cosa più unica che rara all’epoca), ciò che più lo contraddistingue è la solida regia di Sjöström, che riesce a rendere odioso il vento anche allo spettatore con il continuo mulinare di sabbia (altra costante del film) e con i vestiti scossi. Ma nel contempo regala immagini e scene ricercate di una bellezza ed un impatto particolari; su tutti merita d’essere citato il cadavere nella sabbia, ironicamente, scoperto dal vento.
Magnifica la Gish, non avrei mai detto di dirlo d’un attore del muto, ma dona al suo personaggio una profondità ed una credibilità mai raggiunti prima.
mercoledì 3 marzo 2010
La morte corre sul fiume - Charles Laughton (1955)
Visto in DVD.
L'espressionismo tedesco in un noir anni '50! Che altro si potrebbe volere?
La storia è quella di un pastore (nel senso di prete protestante), maniaco religioso, che ha la curiosa abitudine di sposare giovani vedove per poi ucciderle e andarsene con i loro soldi. Il destino vuole che si scontrerà con un paio di bambini determinati a sopravvivere almeno quanto lui è determinato a farli fuori.
Mitchum veste i panni del granitico pastore, il volto inespressivo e gelido dell'attore si adatta alla perfezione al personaggio. La storia fascinosa e oscura attrae fin da subito...
Ma ciò che più colpisce è la regia. Quasi nessuna inquadratura è disposta su un solo piano di ripresa, ogni scena è realizzata in maniera esteticamente geniale, la luce è usata come vero e proprio veicolo di informazioni (scolpisce i volti, esplode fuori da una casa, delinea silhouette, crea gli ambienti, mostra o nasconde i personaggi, crea le ombre che popolano il film).
Il film vive proprio sulle spalle dell'espressionismo e di un'estetica portata ai massimi livelli (gli interni, spogli e spigolosi sembrano presi da un film tedesco degli anni '20). Mille sono le scene indimenticabili, dal cadavere sott'acqua coi capelli mossi dalla corrente; alla fuga in barca inquadrata in secondo piano; fino all'assediata e l'assediante che cantano la stessa canzone.
Un film talmente denso di idee che un regista mediocre avrebbe materiale per girarne 10 senza sfigurare.
Contro ogni pronostico il film fu un totale insuccesso, e l'opera prima di Laughton come regista rimase anche l'ultima. Questa è forse la più grande tragedia della storia del cinema.
Ok, il film non ha solo pregi, ma qualche ingenuità di troppo nella sceneggiatura o qualche problema di montaggio sono, a mio avviso, figli dell'inesperienza del regista dietro la macchina da presa. Dio solo sa cos'avrebbe realizzato se gli avessora lasciato fare altri film.
PS: questo film è anche un enorme punto di riferimento pop; il personaggio di Mitchum ha infatti tatuato sulle nocche delle mani le parole Love e Hate...
mercoledì 10 febbraio 2010
Il ritratto di Jennie - William Dieterle (1948)
Visto in DVD.
Un film decisamente particolare che ho guardato a seguito di un'interessante recensione.
Se fosse stato un pò più concentrato e un pò meno sentimentale sarebbe potuto essere una puntata di "Ai confini della realtà".
Un pittore senza futuro (Il sempre ottimo Cotten) incontra per caso una bambina (la Jones, che nella parte di una bambina è credibile come la Rogers in "Frutto proibito", cioè come Stallone in "John Rambo") che gli chiede di fargli un ritratto e, aggiunge, crescerà in fretta per poterlo sposare un giorno.
I giorni passano, Cotten ritrova l'ispirazione disegnando il volto della bambina e ci guadagna pure dei soldi; finchè la bambina non torna, ma è già più grande, è già una ragazza... il film proseguirà con il lento disvelarsi dell'inghippo, mentre la Jones apparirà in maniera discontinua sempre più adulta al sempre più confuso e innamorato Cotten.
Un film decisamente anomalo trattato con stile da Dieterle che lo sottolinea con continui richiami alla pittura, un pò con una costruzione delle scene in senso pittorico (soprattutto all'inizio), un pò ponendo la tela sullo sfonde delle inquadrature avvicinando quindi il film ai quadri.
Il finale con i viraggi in verde e rosso, e l'ultima scena in technicolor sono di sicuro effetto e rendono il bianco e nero del resto del film funzionale per sottolinera gli ultimi momenti. Non so se fosse il DVD che ho visto io ma per tutto il film ho visto dei flash di luce azzurra a intervalli irregolari di cui non ho ben capito l'utilità.
In definitiva un buon film romantico sull'amore al di la del tempo e della morte, sostenuto da uncast notevole. Merita un recupero.
giovedì 17 dicembre 2009
Giglio infranto - David Wark Griffith (1919)
Visto in DVD.
Film melodrammatico per definizione, narra di un giovane monaco buddhista che emigra a Londra pr portare la parola di Buddha, si perderà presto in una fumeria d'oppio. L'incontro fortuito con una ragazzina maltrattata dal padre lo porterà a riscoprire l'amore (unilaterale ed assolutamente platonico) e a ritornare a sperare.
In questo film c'è tutto il Griffith che conta, ovviamente c'è il montaggio parallelo convergente (splendidamente usato visto che crea una suspence che non finirà in uno scioglimento positivo), ci sono i reiterati primi e primissimi piani (Griffith amava far recitare i volti degli attori più che i corpi, e permise quindi di traghettare il cinema lontano dal teatro a cui si è sempre rifatto nei primi decenni) ma soprattutto è il primo film che abbia visto in cui vi è un uso espressionista del colore. Il colore era già talvolta utilizzato, si veda ad esempio "Viaggio attraverso l'impossibile" di Méliès che già nel 1904, nella preistoria del cinema, si era adoperato a dipingere ogni singolo fotogramma; ma Griffith ne fa un uso diverso. Utilizza una tecnica differente, e cioè l'imbibizione, colorando tutto il fotogramma con lo stesso colore, ma soprattutto non utilizza le differenze cromatiche per stupire il pubblico, quanto per veicolare informazioni, il blu è tenuto per le inquadrature degli esterni di notte, l'ocra per le situazioni normali, mentre il rosa per le situzioni emotivamente più importanti. Ancora una volta Griffith inventa un linguaggio che solo decenni dopo il cinema imparerà ad usare.
Il film è estremamente verboso, con una "voce" fuori campo che racconta ciò che avviene ed i sentimenti... curioso.
La Gish è stranamente credibile nei panni di una preadolescente, anche se all'epoca aveva già 23 anni.
