(Id.)
Visto in Dvx.
Una prostituta viene costretta dalle autorità a tornare nel comune natio, l'isola di Vulcano. Si riavvicinerà alla sorella che non conosce il suo passato, ma verrà ostracizzata dal resto della comunità.
Filmone verace più dalla storia produttiva che dalla trama. Realizzato su iniziativa di una Magnani furente per essere stata sostituita (nella vita, come nel cinema) da Rossellini con la Bergman. Il film venne girato specularmente a "Stromboli" e riuscì ad uscire prima di quest'ultimo ottenendo un buon successo di riflesso.
Il film, un film fatto per vendetta, che ne viene fuori è un'opera dalla fotografia nitida, con una location da urlo e un ottimo cast, ma dalla trama discontinua, fatta a episodi, ma soprattutto troppo ricca di scene madri, di agnizioni non strettamente necessarie messe lì solo per rincarare la dose.
Però funziona. Gode di un buon ritmo, una trama accettabile e un fascino selvaggio dato dall'isola di Vulcano e dalla Magnani. Se è ormai stucchevole sottolineare come questa attrice sia brava in ogni film a cui prende parte, qui semplicemente si mangia il film; ogni scena è costruita attorno a lei e lei la riempie completamente sostituendosi anche al paesaggio se necessario e l'effetto finale è potente; mette in secondo piano il resto del cast, ma rende perfetto un film abbozzato.
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lunedì 30 luglio 2018
lunedì 23 gennaio 2017
Notre Dame - William Dieterle (1939)
( The Hunchback of Notre Dame)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Tratto dal romanzo di Hugo è la disaventura di Esmeralda, una zingara che ha la sfortuna di far innamorare di sé l'arcidiacono di Notre Dame, oltre al gobbo Quasimodo e a un saltimbanco (un O'Brien giovanissimo e magrissimo).
La trama è nota, anche se qui viene ripulita di un pò troppe complicazioni e di un pò di tragedia.
Di fatto è un dramma in costume degli anni '30 con un'occhio attento all'accogliere le differenze e a costruire ponti fra i diversi strati sociali. Dallo svolgimento scontato, ma dal ritmo godibili, personalmente l'ho molto apprezzato per l'opulenza della messa in scena, con centinaia di comparse e una ricostruzione pantagruelica (e fantasiosa) di Parigi, della facciata della cattedrale, entrambe le ricostruzioni utilizzate in maniera muscolare per realizzare scene che è difficile dmenticare. Belli anche i vicoli dei saltimbanchi con un uso delle ombre decisamente degno. Ottima anche la fotografia (bello il bianco e nero) e l'uso delle luci.
Nel cast, al di là di un brillante O'Brien in forma smagliante, va sottolineato Laughton. All'epoca tutto l'hype del film fu concentrato sul trucco per renderlo Quasimodo e l'effetto finale è effettivamente notevole; ma credo che vada sottolineata con più forza la magnifica espressione dolente che l'attore riesce a esprimere costantemente sotto quei chili di maschera.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Tratto dal romanzo di Hugo è la disaventura di Esmeralda, una zingara che ha la sfortuna di far innamorare di sé l'arcidiacono di Notre Dame, oltre al gobbo Quasimodo e a un saltimbanco (un O'Brien giovanissimo e magrissimo).
La trama è nota, anche se qui viene ripulita di un pò troppe complicazioni e di un pò di tragedia.
Di fatto è un dramma in costume degli anni '30 con un'occhio attento all'accogliere le differenze e a costruire ponti fra i diversi strati sociali. Dallo svolgimento scontato, ma dal ritmo godibili, personalmente l'ho molto apprezzato per l'opulenza della messa in scena, con centinaia di comparse e una ricostruzione pantagruelica (e fantasiosa) di Parigi, della facciata della cattedrale, entrambe le ricostruzioni utilizzate in maniera muscolare per realizzare scene che è difficile dmenticare. Belli anche i vicoli dei saltimbanchi con un uso delle ombre decisamente degno. Ottima anche la fotografia (bello il bianco e nero) e l'uso delle luci.
Nel cast, al di là di un brillante O'Brien in forma smagliante, va sottolineato Laughton. All'epoca tutto l'hype del film fu concentrato sul trucco per renderlo Quasimodo e l'effetto finale è effettivamente notevole; ma credo che vada sottolineata con più forza la magnifica espressione dolente che l'attore riesce a esprimere costantemente sotto quei chili di maschera.
venerdì 25 novembre 2016
L'avventura di Teri - William Dieterle (1932)
(Jewel robbery)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una donna viene sedotta (si fa sedurre) da un ladro gentiluomo che con incredibile eleganza e charme rapina la gioielleria dove lei si sta facendo comprare un costoso anello dal marito. Ovviamente neanche lui sarà completamente immune al fascino di lei e la cercherà a casa sua.
Commedia sentimentale upper class pre codice Hays... come si può ben notare per gli ammiccamenti sessuali e il riferimento più che evidente per la marijuana.
Io ho indubbiamente una passione per i personaggi british che siano uomini o donne, tuttavia credo di non esagerare nel dire che Powell è strepitoso e nelle vesti del ladro gentiluomo potrebbe anche battere un Niven qualunque.
Regia dinamica, rimane sul pezzo e cerca di non farsi notare, ma quando viene lasciata libera si sfoga con controcampi di profilo o piccoli piani sequenza. Le dinamiche però sono piuttosto ingessate con lunghe sequenze ambientate negli stessi locali a tirare di lungo, quando per seguire il dinamismo dei dialoghi e dei personaggi avrebbero dovuto essere più snelle.
La storia in sé non è originale, ma si risolve alla svelta con un minutaggio minimo. In definitiva però l'intero film (e l'intera regia) però si basa moltissimo sui volti, sui corpi, i movimenti e le smorfie degli attori, e come detto, non sbaglia.
Un un film impeccabile, ma sicuramente efficace.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una donna viene sedotta (si fa sedurre) da un ladro gentiluomo che con incredibile eleganza e charme rapina la gioielleria dove lei si sta facendo comprare un costoso anello dal marito. Ovviamente neanche lui sarà completamente immune al fascino di lei e la cercherà a casa sua.
Commedia sentimentale upper class pre codice Hays... come si può ben notare per gli ammiccamenti sessuali e il riferimento più che evidente per la marijuana.
Io ho indubbiamente una passione per i personaggi british che siano uomini o donne, tuttavia credo di non esagerare nel dire che Powell è strepitoso e nelle vesti del ladro gentiluomo potrebbe anche battere un Niven qualunque.
Regia dinamica, rimane sul pezzo e cerca di non farsi notare, ma quando viene lasciata libera si sfoga con controcampi di profilo o piccoli piani sequenza. Le dinamiche però sono piuttosto ingessate con lunghe sequenze ambientate negli stessi locali a tirare di lungo, quando per seguire il dinamismo dei dialoghi e dei personaggi avrebbero dovuto essere più snelle.
La storia in sé non è originale, ma si risolve alla svelta con un minutaggio minimo. In definitiva però l'intero film (e l'intera regia) però si basa moltissimo sui volti, sui corpi, i movimenti e le smorfie degli attori, e come detto, non sbaglia.
Un un film impeccabile, ma sicuramente efficace.
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lunedì 5 settembre 2016
Emilio Zola - William Dieterle (1937) Gale Sondergaard
(The life of Emile Zola)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
La vita di Zola; nella prima mezzora gli anni della fame, i primi scritti e l'amicizia con Gauguin, brevemente l'impegno civile fino ai successi letterari. Nella seconda parte (circa 3/4 del film) la vecchiaia con lo scoppio, l'impegno e la risoluzione de l'affare Dreyfuss.
Film molto scorrevole e tutto sommato godibile, ma decisamente male organizzato.
Intendiamoci, siamo nel periodo d'oro di Hollywood e le regole auree della sceneggiatura sono rispettate, non si troverà un meccanismo male oliato, ma è proprio l'idea di base che latita di senso.
Questo è un film ruffiano con pretese da biopic serio; è evidentemente tutto incentrato sull'affare Dreyfuss (o meglio, su Zola come combattente per la libertà nel caso Dreyfuss), ma si sente in colpa nel mostrare solo quell'episodio (o forse teme che mancando un background il pubblico si senta spaesato), quindi decide di attaccarci almeno 30 minuti buoni di gioventù del protagonista assolutamente inutili, privi di senso, troppo rapidi nello svolgersi, con scarse ripercussioni su quanto avverrà dopo (c'è solo il flebile legame con Gauguin che poteva facilmente risolvere in altro modo); solo un modo per mondarsi la coscienza.
L'affare Dreyfuss è poi trattato con tutti i crismi di un enfatico film di lotta Hollywoodiano, dove la vittima è messa rapidamente in disparte dall'ingombrante figura del protagonista.
Il film fa declamare molti scritti originali di Zola (tra cui il famoso J'accuse), ne mostra le titubanze e la forza; ma non riesce mai a trasmettere davvero, né i motivi della grandezza del personaggio reale, né la forza morale (se non la superficie patinata della stessa).
Se avessero realizzato un film totalmente di finzione basato sull'affare Dreyfuss il film non ne sarebbe diminuito, eliminato Zola non sarebbe cambiato nulla.
Muni si impegna, ruffianeggia teatralmente per gran parte del film, regge bene gli sforzi richiesti, ma risulta sempre piuttosto finto. Direi che l'Oscar l'ha meritato di più per altri film.
Non un brutto film, tutt'altro, ma è solo un contenitore vuoto.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
La vita di Zola; nella prima mezzora gli anni della fame, i primi scritti e l'amicizia con Gauguin, brevemente l'impegno civile fino ai successi letterari. Nella seconda parte (circa 3/4 del film) la vecchiaia con lo scoppio, l'impegno e la risoluzione de l'affare Dreyfuss.
Film molto scorrevole e tutto sommato godibile, ma decisamente male organizzato.
Intendiamoci, siamo nel periodo d'oro di Hollywood e le regole auree della sceneggiatura sono rispettate, non si troverà un meccanismo male oliato, ma è proprio l'idea di base che latita di senso.
Questo è un film ruffiano con pretese da biopic serio; è evidentemente tutto incentrato sull'affare Dreyfuss (o meglio, su Zola come combattente per la libertà nel caso Dreyfuss), ma si sente in colpa nel mostrare solo quell'episodio (o forse teme che mancando un background il pubblico si senta spaesato), quindi decide di attaccarci almeno 30 minuti buoni di gioventù del protagonista assolutamente inutili, privi di senso, troppo rapidi nello svolgersi, con scarse ripercussioni su quanto avverrà dopo (c'è solo il flebile legame con Gauguin che poteva facilmente risolvere in altro modo); solo un modo per mondarsi la coscienza.
L'affare Dreyfuss è poi trattato con tutti i crismi di un enfatico film di lotta Hollywoodiano, dove la vittima è messa rapidamente in disparte dall'ingombrante figura del protagonista.
Il film fa declamare molti scritti originali di Zola (tra cui il famoso J'accuse), ne mostra le titubanze e la forza; ma non riesce mai a trasmettere davvero, né i motivi della grandezza del personaggio reale, né la forza morale (se non la superficie patinata della stessa).
Se avessero realizzato un film totalmente di finzione basato sull'affare Dreyfuss il film non ne sarebbe diminuito, eliminato Zola non sarebbe cambiato nulla.
Muni si impegna, ruffianeggia teatralmente per gran parte del film, regge bene gli sforzi richiesti, ma risulta sempre piuttosto finto. Direi che l'Oscar l'ha meritato di più per altri film.
Non un brutto film, tutt'altro, ma è solo un contenitore vuoto.
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lunedì 22 agosto 2016
Il diavolo e la signora - William Dieterle (1936)
(Satan met a lady)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Questa è la seconda versione portata sullo schermo de "Il falcone maltese" di Hammett, la vicenda dunque ricalca quella del romanzo cambianto l'oggetto del contendere (qui sarebbe il mitico Olifante di Orlando) e i nomi dei personaggi. La vicenda produttiva di questo film è legato al codice Hays, il primo film infatti venne realizzato nel 1931 (un anno prima del codice) e, pare (ma io non l'ho ancora visto) che ci fossero eccessivi ammiccamenti sessuale e riferimenti a supposte omosessualità. Quando nel 1936 la Warner decise di rimettere in sala il film venne pesantemente bloccata dalla censura, decise quindi che gli veniva più facile realizzarne una versione del tutto nuova.
La nuova versione però venne realizzata con i cambiamenti già citati, ma soprattutto con una sterzata nel tono, di fatto venne creata una sorta di parodia, una versione ironica più sul modello de "L'uomo ombra" di poco precedente che di un hard boiled classico.
Quello che riuscirono a ottenere è una versione ancora molto divertente di una detective story con un protagonista splendido (descritto alla perfezione, rappresenta la versione scanzonata del classico investigatore privato che non sbaglia un colpo); una storia intricata quanto basta sostenuta da un ritmo pazzesco che non diminuisce neanche per un attimo e un arrogante menefreghismo per i dettagli che ci si può permettere (senza far incazzare lo spettatore) solo quando il resto del macchinario funziona alla perfezione.
William interpreta il protagonista con una savoir fair imbattibile; la Davis invece, pur essendo in parte, non è al suo meglio.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Questa è la seconda versione portata sullo schermo de "Il falcone maltese" di Hammett, la vicenda dunque ricalca quella del romanzo cambianto l'oggetto del contendere (qui sarebbe il mitico Olifante di Orlando) e i nomi dei personaggi. La vicenda produttiva di questo film è legato al codice Hays, il primo film infatti venne realizzato nel 1931 (un anno prima del codice) e, pare (ma io non l'ho ancora visto) che ci fossero eccessivi ammiccamenti sessuale e riferimenti a supposte omosessualità. Quando nel 1936 la Warner decise di rimettere in sala il film venne pesantemente bloccata dalla censura, decise quindi che gli veniva più facile realizzarne una versione del tutto nuova.
La nuova versione però venne realizzata con i cambiamenti già citati, ma soprattutto con una sterzata nel tono, di fatto venne creata una sorta di parodia, una versione ironica più sul modello de "L'uomo ombra" di poco precedente che di un hard boiled classico.
Quello che riuscirono a ottenere è una versione ancora molto divertente di una detective story con un protagonista splendido (descritto alla perfezione, rappresenta la versione scanzonata del classico investigatore privato che non sbaglia un colpo); una storia intricata quanto basta sostenuta da un ritmo pazzesco che non diminuisce neanche per un attimo e un arrogante menefreghismo per i dettagli che ci si può permettere (senza far incazzare lo spettatore) solo quando il resto del macchinario funziona alla perfezione.
William interpreta il protagonista con una savoir fair imbattibile; la Davis invece, pur essendo in parte, non è al suo meglio.
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martedì 20 luglio 2010
Il gabinetto delle figure di cera - Paul Leni, Leo Birinsky (1924)
(Das wachsfigurenkabinett, anche noto in Italia come "Tre amori fantastici")
Visto in DVD.
Un giovane scrittore viene assunto dal proprietario di un museo delle cere perchè scriva delle storie sui suoi personaggi più crudeli. Lo scrittore si innamorerà a tempo di record della figlia del suo datore di lavoro e inserirà la loro storia d'amore in tutti i racconti.
Vengono quindi raccontate le avventure di un tal califfo (Jannings, bravo ma non eccelso) che insidia la moglie di un panettiere; la storia di Ivan il terribile (Veidt, lui si decisamente valevole) che ama mostrare ai condannati a morte il tempo che resta loro con una clessidra, ma quando vorrà mostrare ad una ragazza la clessira dell'amato si accorgerà che sopra vi è scritto il suo nome, pensando d'essere stato avvelenato darà di matto e passerà gli anni rimasti a girare quella clessidra affinchè non finisca mai; ultimo un sogno dello scrittore su Jack lo squartatore (un Krauss sprecato) che ha più la valenza di un epilogo.
Avrebbe dovuto essrci un episodio in più su un mago italiano, ma per questione di costi Leni dovette acontentarsi.
Film discontinuo che si avvale degli attori migliori in circolazione per scopi differenti, creando una storia decisamente buona per Veidt, una più noiosa per Jannings, e dando soldi a gratis per Krauss che deve fare la statua di cera.
Leni fa tutto ciò che può, ma il risultato è per forza altalenante. Interessante l'uso del colore (anche se non originale visto che Griffith aveva già pensato anche a questo), con gli interni virati in ocra, e gli esterni in blu, più una dominante diversa per le storie, verde per quella del califfo, rossa per quella di Ivan il terribile, più di nuovo il blu per il sogno finale. Inoltre Leni rispolvera le sue capacità di scenografo espressionista creando ambienti surrelai e suadenti come nella migliore tradizione del periodo (questo film è stato definito l'ultimo del genere espressionista).
Un'opera decisamente buona, che con meno pedanteria sarebbe stata un capolavoro assoluto.
Una curiosità, il giovane scrittore è interpretato dal futuro regista William Dieterle!
PS: il film non ha alcuna connessione con il successivo "La maschera di cera".
Visto in DVD.
Un giovane scrittore viene assunto dal proprietario di un museo delle cere perchè scriva delle storie sui suoi personaggi più crudeli. Lo scrittore si innamorerà a tempo di record della figlia del suo datore di lavoro e inserirà la loro storia d'amore in tutti i racconti.
Vengono quindi raccontate le avventure di un tal califfo (Jannings, bravo ma non eccelso) che insidia la moglie di un panettiere; la storia di Ivan il terribile (Veidt, lui si decisamente valevole) che ama mostrare ai condannati a morte il tempo che resta loro con una clessidra, ma quando vorrà mostrare ad una ragazza la clessira dell'amato si accorgerà che sopra vi è scritto il suo nome, pensando d'essere stato avvelenato darà di matto e passerà gli anni rimasti a girare quella clessidra affinchè non finisca mai; ultimo un sogno dello scrittore su Jack lo squartatore (un Krauss sprecato) che ha più la valenza di un epilogo.
Avrebbe dovuto essrci un episodio in più su un mago italiano, ma per questione di costi Leni dovette acontentarsi.
Film discontinuo che si avvale degli attori migliori in circolazione per scopi differenti, creando una storia decisamente buona per Veidt, una più noiosa per Jannings, e dando soldi a gratis per Krauss che deve fare la statua di cera.
Leni fa tutto ciò che può, ma il risultato è per forza altalenante. Interessante l'uso del colore (anche se non originale visto che Griffith aveva già pensato anche a questo), con gli interni virati in ocra, e gli esterni in blu, più una dominante diversa per le storie, verde per quella del califfo, rossa per quella di Ivan il terribile, più di nuovo il blu per il sogno finale. Inoltre Leni rispolvera le sue capacità di scenografo espressionista creando ambienti surrelai e suadenti come nella migliore tradizione del periodo (questo film è stato definito l'ultimo del genere espressionista).
Un'opera decisamente buona, che con meno pedanteria sarebbe stata un capolavoro assoluto.
Una curiosità, il giovane scrittore è interpretato dal futuro regista William Dieterle!
PS: il film non ha alcuna connessione con il successivo "La maschera di cera".
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mercoledì 10 febbraio 2010
Il ritratto di Jennie - William Dieterle (1948)
(Portrait of Jennie)
Visto in DVD.
Un film decisamente particolare che ho guardato a seguito di un'interessante recensione.
Se fosse stato un pò più concentrato e un pò meno sentimentale sarebbe potuto essere una puntata di "Ai confini della realtà".
Un pittore senza futuro (Il sempre ottimo Cotten) incontra per caso una bambina (la Jones, che nella parte di una bambina è credibile come la Rogers in "Frutto proibito", cioè come Stallone in "John Rambo") che gli chiede di fargli un ritratto e, aggiunge, crescerà in fretta per poterlo sposare un giorno.
I giorni passano, Cotten ritrova l'ispirazione disegnando il volto della bambina e ci guadagna pure dei soldi; finchè la bambina non torna, ma è già più grande, è già una ragazza... il film proseguirà con il lento disvelarsi dell'inghippo, mentre la Jones apparirà in maniera discontinua sempre più adulta al sempre più confuso e innamorato Cotten.
Un film decisamente anomalo trattato con stile da Dieterle che lo sottolinea con continui richiami alla pittura, un pò con una costruzione delle scene in senso pittorico (soprattutto all'inizio), un pò ponendo la tela sullo sfonde delle inquadrature avvicinando quindi il film ai quadri.
Il finale con i viraggi in verde e rosso, e l'ultima scena in technicolor sono di sicuro effetto e rendono il bianco e nero del resto del film funzionale per sottolinera gli ultimi momenti. Non so se fosse il DVD che ho visto io ma per tutto il film ho visto dei flash di luce azzurra a intervalli irregolari di cui non ho ben capito l'utilità.
In definitiva un buon film romantico sull'amore al di la del tempo e della morte, sostenuto da uncast notevole. Merita un recupero.
Visto in DVD.
Un film decisamente particolare che ho guardato a seguito di un'interessante recensione.
Se fosse stato un pò più concentrato e un pò meno sentimentale sarebbe potuto essere una puntata di "Ai confini della realtà".
Un pittore senza futuro (Il sempre ottimo Cotten) incontra per caso una bambina (la Jones, che nella parte di una bambina è credibile come la Rogers in "Frutto proibito", cioè come Stallone in "John Rambo") che gli chiede di fargli un ritratto e, aggiunge, crescerà in fretta per poterlo sposare un giorno.
I giorni passano, Cotten ritrova l'ispirazione disegnando il volto della bambina e ci guadagna pure dei soldi; finchè la bambina non torna, ma è già più grande, è già una ragazza... il film proseguirà con il lento disvelarsi dell'inghippo, mentre la Jones apparirà in maniera discontinua sempre più adulta al sempre più confuso e innamorato Cotten.
Un film decisamente anomalo trattato con stile da Dieterle che lo sottolinea con continui richiami alla pittura, un pò con una costruzione delle scene in senso pittorico (soprattutto all'inizio), un pò ponendo la tela sullo sfonde delle inquadrature avvicinando quindi il film ai quadri.
Il finale con i viraggi in verde e rosso, e l'ultima scena in technicolor sono di sicuro effetto e rendono il bianco e nero del resto del film funzionale per sottolinera gli ultimi momenti. Non so se fosse il DVD che ho visto io ma per tutto il film ho visto dei flash di luce azzurra a intervalli irregolari di cui non ho ben capito l'utilità.
In definitiva un buon film romantico sull'amore al di la del tempo e della morte, sostenuto da uncast notevole. Merita un recupero.
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