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lunedì 23 gennaio 2017

Notre Dame - William Dieterle (1939)

( The Hunchback of Notre Dame)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Tratto dal romanzo di Hugo è la disaventura di Esmeralda, una zingara che ha la sfortuna di far innamorare di sé l'arcidiacono di Notre Dame, oltre al gobbo Quasimodo e a un saltimbanco (un O'Brien giovanissimo e magrissimo).

La trama è nota, anche se qui viene ripulita di un pò troppe complicazioni e di un pò di tragedia.
Di fatto è un dramma in costume degli anni '30 con un'occhio attento all'accogliere le differenze e a costruire ponti fra i diversi strati sociali. Dallo svolgimento scontato, ma dal ritmo godibili, personalmente l'ho molto apprezzato per l'opulenza della messa in scena, con centinaia di comparse e una ricostruzione pantagruelica (e fantasiosa) di Parigi, della facciata della cattedrale, entrambe le ricostruzioni utilizzate in maniera muscolare per realizzare scene che è difficile dmenticare. Belli anche i vicoli dei saltimbanchi con un uso delle ombre decisamente degno. Ottima anche la fotografia (bello il bianco e nero) e l'uso delle luci.

Nel cast, al di là di un brillante O'Brien in forma smagliante, va sottolineato Laughton. All'epoca tutto l'hype del film fu concentrato sul trucco per renderlo Quasimodo e l'effetto finale è effettivamente notevole; ma credo che vada sottolineata con più forza la magnifica espressione dolente che l'attore riesce a esprimere costantemente sotto quei chili di maschera.

mercoledì 19 ottobre 2016

Corruzione - Robert Z. Leonard (1949)

(The bribe)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Un aqgente federale viene inviato su un'isola del Sud America per indagare sui furti di motori d'aereo. Sull'isola incontra una coppia, si innamora della donna, viene avvicinato da un losco individuo che gli offre soldi per andarsene, infine si scontrerà con l'uomo che è andato ad arrestare. Nel mentre fingerà di andare a pesca di marlin.

Visto grazie al "Il mistero del cadavere scomparso" questo è un film dalla grande potenzialità, ma dallo svolgimento debole.
L'idea di base (l'eroe bloccato su un'isola in Sud America in cui tutti, o quasi, lavorano per il villain di turno) è buona e ha le pontezialità massime per un noir inquietante e nichilista; ma senza voler arrivare agli estremismi è comunque una base di partenza per un noir d'effetto. Il villain stesso poteva essere titanico (quella è l'impressione che se ne può evincere fin dall'inizio), ma appena appare in scena si riduce rapidamente al rango di un malfattore qualunque che vive fianco a fianco con l'eroe.

La regia con il pilota automatico non aiuta; anzi, il ritmo carente di quasi tutta la vicenda può allontanare anche i più motivati. Tuttavia azzecca un paio di momenti in maniera incredibile; la sparatoria nel buio con gli occhi che risaltano dalla tenebre è perfetta e l'inseguimento finale tra i fuochi d'artificio è dignitosissimo ed encomiabile per l'idea (di fatto poteva essere realizzato meglio, ma la morte del villain è comunque ben riuscita).

L'altro motivo di interesse per un film potenzialmente buono, ma in realtà mediocre è il cast (ed è anche il motivo per cui l'ho guardato); la Gardner è bravissima (e bellissima), Laughton è impeccabile (e magnificamente viscido) e Price è totalmente in parte.

venerdì 2 maggio 2014

Il castello maledetto - James Whale (1932)

(The old dark house)

Visto qui, in lingua originale.

Marito, moglie e amico, finiscono fuori strada durante una notte di tempesta, vittime al contempo di un'alluvione e una frana; verranno "accolti" in una lugubre casa (quella del titolo originale) da un uomo terrorizzato da tutto, la sorella che odia apertamente tutti e un maggiordomo muto, alcolista e violento. Ai tre si aggiungerà un'altra coppia arrivata li per lo stesso motivo (zona molto trafficata mi pare). Quello che non sanno, ma scopriranno a breve è che ai piani alti della casa c'è pure un centenario morente ed il terzo fratello dei padroni di casa, piromane e assassino.

Il film è composto da una prima metà apertamente nel genero commedia (anche brillante, soprattutto all'inizio) ed una secondo più dinamica e drammatica.
Delle due metà, a mio avviso, non se ne salva nessuna.
La parte della commedia è irrimediabilmente invecchiata, non è divertente, intrattiene a stento e si perde nel chiacchericcio spesso inutile dei personaggi intorno al tavolo, al fuoco o nella macchina. La seconda parte appare più assurda; non mi è chiaro come e perché i personaggi si comportino in quel modo, per quale motivo il terzo fratello sia una minaccia così pericolosa; non mi è arrivata tensione (neppure al netto del tempo passato) e anche nelle parti più dinamiche il tedio ha il sopravvento.

Film di impostazione teatrale (tutto dialoghi continui e ambientato in 2 o 3 stanze senza dinamismo), Whale indugia poco nel gotico che solo l'anno prima lo ha reso famoso; gioca un poco con le ombre (molto poco) e con gli specchi (un poco in più), con qualche bell'effetto che però si perde nel mare di noia.
Nuova collaborazione del regista con un irriconoscibile Karloff messo li come carta da parati; il film si fregia della partecipazione di un giovane (ma qui inutile) Laughton e di un intero cast di nomi interessanti completamente sprecati.

venerdì 14 giugno 2013

L'isola delle anime perdute - Erle C. Kenton (1932)

(Island of lost souls)

Visto in Dvx in lingua originale sottotitolato in italiano.

Dal celeberrimo libro di Wells (celeberrimo proprio per le versioni cinematografiche o le citazioni in tv) la storia di uno scienziato folle che si rifugia in una sperduta isola del pacifico per poter effettuare i suoi esperimenti di missaggio uomo-animale.

Il film del 1932 soffre un poco di una sceneggiatura rapida e forse un poco claudicante, ma per il resto è un formidabile film di una modernità invidiabile.

La regia è dinamica senza mai essere sensazionalistica, usa i movimenti di macchina per spezzare le immagini, nascondere o rivelare i personaggi (a questo scopo viene usato ogni artificio, dalle ombre all'acqua mossa dalle onde) fino al finale della rivolta dove da il meglio di se nella creazione di una sequenza che mostra perfettamente la lotta impari di un uomo contro una moltitudine (interessante anche notare come in questo caso siano i “mostri” ad impugnare le torce per dare la caccia all'uomo). Utilitaristico in maniera encomiabile anche il già citato uso delle luci, che come spesso in questi film, è più un uso delle ombre.

Infine Charles Laughton, beh lui è bravo a priori, ma nel dar vita ad un viscido personaggio raffinato e che mantiene il potere solo con l’aura di terrore che lo circonda è assolutamente magnifico, con un sorriso beffardo sempre presente. Bravissimo.

mercoledì 26 maggio 2010

Tempesta su Washington - Otto Preminger (1962)

(Advise & consent)

Visto in DVD.

Il presidente degli Stati Uniti sceglie come segretario di stato un uomo dal passato non limpidissimo, nel senato, organo che deve accordare la "fiducia" sulla scelta del candidato si innalzano la barricate, si contano i voti, si creano commissioni ad hoc, si minaccia, si muore per portare avanti o per fermare questa scelta.
Un film che porta all'interno del sistema politico americano mostrando come avvengono le cose, come le differenti personalità reagiscono ad uno stimolo unico e a come si possono portare avanti o bocciare le iniziative del capo di stato. Tutti sono disposti a tutto ed i più deboli rimangono schiacciati; ma alla fine nessuno riesce a vincere.
Film stupendo e grottesco magistralmente interpretato, fra gli altri qui c'è l'ultima interpretazione di Laughton, cosa che di per se sarebbe motivo sufficiente per vederlo, e fa pure il senatore repubblicano del sud tipico.
Girato con impressionante maestria mette spesso a confronto la realtà della vita (la famiglia, le relazioni, le visite guidate nei palazzi del potere) con il diverso piano di realtà della politica. Nelle scene dentro al senato usa panoramiche ariose e immensi piani sequenza per dare continuità ai dialoghi fra senatori. Anche questo sarebbe di per se un motivo sufficiente per vederlo.
Unico difetto è un pò troppo didascalismo all'inizio, specie quando la moglie di un senatore spiega alla moglie di un diplomatico francese come funziona il sistema americano...situazione che blocca tutto il film, ma oggettivamene necessaria per l'esportazione del film in Europa.
Inoltre è il uno dei primi film a parlare di omosessulità e a girare una scena in un locale gay!
Da vedere.

mercoledì 3 marzo 2010

La morte corre sul fiume - Charles Laughton (1955)

(The night of the hunter)

Visto in DVD.

L'espressionismo tedesco in un noir anni '50! Che altro si potrebbe volere?
La storia è quella di un pastore (nel senso di prete protestante), maniaco religioso, che ha la curiosa abitudine di sposare giovani vedove per poi ucciderle e andarsene con i loro soldi. Il destino vuole che si scontrerà con un paio di bambini determinati a sopravvivere almeno quanto lui è determinato a farli fuori.
Mitchum veste i panni del granitico pastore, il volto inespressivo e gelido dell'attore si adatta alla perfezione al personaggio. La storia fascinosa e oscura attrae fin da subito...
Ma ciò che più colpisce è la regia. Quasi nessuna inquadratura è disposta su un solo piano di ripresa, ogni scena è realizzata in maniera esteticamente geniale, la luce è usata come vero e proprio veicolo di informazioni (scolpisce i volti, esplode fuori da una casa, delinea silhouette, crea gli ambienti, mostra o nasconde i personaggi, crea le ombre che popolano il film).
Il film vive proprio sulle spalle dell'espressionismo e di un'estetica portata ai massimi livelli (gli interni, spogli e spigolosi sembrano presi da un film tedesco degli anni '20). Mille sono le scene indimenticabili, dal cadavere sott'acqua coi capelli mossi dalla corrente; alla fuga in barca inquadrata in secondo piano; fino all'assediata e l'assediante che cantano la stessa canzone.
Un film talmente denso di idee che un regista mediocre avrebbe materiale per girarne 10 senza sfigurare.
Contro ogni pronostico il film fu un totale insuccesso, e l'opera prima di Laughton come regista rimase anche l'ultima. Questa è forse la più grande tragedia della storia del cinema.

Ok, il film non ha solo pregi, ma qualche ingenuità di troppo nella sceneggiatura o qualche problema di montaggio sono, a mio avviso, figli dell'inesperienza del regista dietro la macchina da presa. Dio solo sa cos'avrebbe realizzato se gli avessora lasciato fare altri film.

PS: questo film è anche un enorme punto di riferimento pop; il personaggio di Mitchum ha infatti tatuato sulle nocche delle mani le parole Love e Hate...

giovedì 24 dicembre 2009

Se avessi un milione - Ernst Lubitsch e registi vari (1932)

(If I had a million)

Visto in VHS registrato dalla tv.

Non conosco molto Lubitsch, e certo partire da un film corale, fatto a episodi in mano ad otto registi diversi non è proprio l'ideale per giudicarlo; e ad essere sinceri finora non è che lo apprezzi più di tanto. Però ho guardato questo film per iniziare a riavvicinarmi al regista tedesco, visto che comunque ha supervisionato il progetto.
Quello a cui ci si trova di fronte quando si comincia a guardare questo film è una commediola piacevolissima, con un inizio magnifico fatto da una completa cnoscienza del mezzo cinematografico, ottimo per movimenti di camera e montaggio (e pare che l'incipit fosse proprio in mano a Lubitsch). Un film molto parlato, con dialoghi ben scritti, in un epoca in cui il sonoro era ancora agli albori.
Molte sono le chicche sparpagliate in giro per tutto il film, come ad esempio le inquadrature delle gambe delle sedie a dondolo nell'ospizio (è solo il primo esempio che mi viene in mente).
Il film è composto da circa otto episodi alcuni dei quali molto divertenti (come quello del falsario), altri patetici e commoventi (come quello dell'anziana), altri invece piuttosto ripetitivi o non particolarmente originali (come quello della coppia che si vendica dei pirati della strada); ovviamente questo è prevedibile di fronte ad un film ad episodi scritti e diretti da persone diverse.
Nel complesso si tratta comunque di un buon lavoro, con un finae buonista che non stona visto il tono generale, e per essere solo in minima parte merito di Lubitsch, devo dire che me lo riabilita.