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mercoledì 12 dicembre 2018

Il fantasma della libertà - Luis Buñuel (1974)

(Le fantôme de la liberté)

Visto in Dvx.

Film senza una trama, ma con una serie di episodi collegati dai vari protagonisti che si incrociano per poi lasciare spazio ai personaggi dell'episodio successivo.
Una serie di sketch disgiunti uniti dal ritmo della messa in scena, più che dal fluire di una storia; un lavoro simile a "La via lattea" per struttura e, in parte, per intenti (là era la critica alla religione, qui una critica alla società borghese e all'autorità, in parte anche ecclesiale). Ma il vero valore aggiunto è la declinazione dell'intento dissacratorio in chiave ironica che rende tutto meno urlato dal pulpito e più godibile.
Un surreale divertissement ricco di idee e di intuizioni (con altre francamente più scontate) splendidi agganci fra le sequenze. Un divertissement che intrattiene perfettamente più che far ricordare il film in sé (anche se diverse sequenze sono cult e molte sono davvero ben pensate e realizzate).
Il film è infine coronato da una galleria d'attori (usati per lo più in piccole parti) da fare invidia.

Interessante inoltre l'idea che il segmento del killer (che dopo aver ucciso diverse persone ed essere stato condannato, se ne va fra la folla festante) sia l'allegoria della carriera di Buñuel che, dopo aver passato decenni a destrutturare e distruggere, venne coronato da un Oscar.

venerdì 28 aprile 2017

Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) - Ettore Scola (1970)

(Id.)

Visto in Dvx.

Una donna si innamora perdutamente di un uomo allo sbando; lui ritornerà in se grazie all'amore, ma quando la coppia sembrerà ben affiatata fra i due si aggiungerà un loro comune amico. Per la donna non sarà questione di essersi innamorata di un altro, ma anche di un altro; amerà tutti e due senza saper scegliere.

Film articolatissimo dalla messa in scena gustosa e ragionata. Qui niente è casuale e nella sua apparente semplicità risulta facilmente fruibile, ma tutto qui è pensato, dagli sfondoni linguistici ai dettagli della messa in scena. La regia dinamica, ma con moderazione che da vita ad alcuni momenti perfetti con i personaggi che parlano direttamente in macchina mentre sullo sfondo la scena prosegue (magistrale in questo senso il primo soliloquio sulla spiaggia di Mastroianni), oppure con i personaggi illuminati dall'occhio di bue con la scena attorno a loro che si blocca (cosa che anticipa "C'eravamo tanto amati").

Il film però non si limita a questo; ma gioca con le aspettative del pubblico per poterle infrangere, come nella magnifica scena della sorella della protagonista mentre va al lavoro (ma il film è  pieno di dettagli del genere, dai capelli di mastroianni, allo starnuto della vitti dopo l'addio all'amante).

Il cast è fatto da attori magistrali, che non solo sanno recitare magnificamente, ma si trovano a loro agio nella commedia; direi che non c'è un vincitore, forse Mastroianni leggermente inferiore agli altri due, ma parlo di una vittoria di misura.

Forse, però, il vero fiore all'occhiello del film è il tono, un dramma (come pretende il titolo) che è vestito da commedia ironica, ma con il passo della farsa; spesso i piani sono concomitanti, ma non si smorzano a vicenda, anzi, l'effetto nel finale viene enfatizzato dai vari mood embricati; un capolavoro di equilibrismo poche volte raggiunte.