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mercoledì 13 febbraio 2013

Dream - Kim Ki Duk (2008)

(Bi-mong)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Un uomo si sveglia dopo aver sognato di un incidente d'auto, mettendosi in macchina scopre che il sogno è realmente avvenuto, ma a guidare era una donna con una diagnosi di sonnambulismo. L'evento si ripete ed i due saranno costretti a provvedere insieme a questa unione che avviene in sogno.

Dream è ormai nella seconda carriera di Kim Ki Duk, un film estetizzante al massimo che si concede con favore verso l’esotismo da festival con slanci di indubbia poesia e ha perso la gran parte della sua cattiveria iniziale. La cosa può piacere o meno di per se (personalmente la apprezzo abbastanza), ma in questo caso è proprio usata male.

La storia punta sulla poesia del legame spirituale, ma lo fa in maniera goffa, semplicistica e francamente oltre l’accettabile (voto questo film come il salto dello squalo di Kim Ki Duk) con la condivisione del sogno che porta alla morte. E persa la credibilità della componente poetica (o peggio rendendo ridicola la poesia che doveva condurre tutto il film) è perso tutto. L’estetica è splendida, ma se non è utile a supportare qualcos'altro rimane une esercizio di stile vuoto.
Un film gradevole… gradevolmente inutile.

lunedì 11 febbraio 2013

Hae anseon - Kim Ki Duk (2002)

(Id. AKA The coast guard)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Un gruppo di militari stanziati sulla costa lungo il confine con la Corea del Nord attendono l'arrivo di eventuali spie. Nell'attesa si fomentano vicendevolmente e vengono visti con disprezzo e derisione dalla gente del posto. Tutto precipita quando un ragazzo viene ucciso per sbaglio da un soldato. Il soldato verrà premiato (in fondo pensava fosse il nemico), ma congedato; mentre la ragazza dell'ucciso impazzirà. I due protagonisti involontari diverranno l'uno il carnefice psicologico del plotone (ma anche il capro espiatorio che consentirà alle pulsioni più primitive di venire fuori senza pudore), l'altra la vittima.

Kim Ki Duk si diverte a presentare la buzzantiana posizione dei militari coreani, in perenne attesa di un nemico invisibile che potrebbe arrivare in qualunque momento, ma che poi non arriva mai; addestrati a reagire d’istinto e premiato anche quando quest’istinto eccede e si colpiscono degli innocenti (idioti finché si vuole, ma pur sempre innocenti). Poi quando il nemico arriverà sarà un nemico interno e si muoverà in maniera più fantasmatica dell’immaginario nemico esterno.

Dopo una certa data (il 2003 di primavera estate ecc..) i film di Kim Ki Duk sono tutti esteticamente splendidi; questo The coast guard purtroppo non è fra questi (è stato realizzato subito prima nel 2002), le immagini sono ancora sporche e sgranate, non per necessità, per intenti, ma proprio per il mezzo a disposizione (si guardi la locandina invece per vedere come avrebbe potuto essere). Nelle trame dei suoi film Ki Duk ha sempre messo dentro un’idea di base potente e surreale che fa da motore immobile di tutta la vicenda; in questo caso invece le idee messe in scena sono diverse, almeno tre (l’attesa alla Buzzati, l’omicidio che trasforma la ragazza in una pazza e il soldato in un fantasma, lo sfruttamento della presenza del fantasma per compiere ciò che si vuole ed incolpare l’invisibile nemico) che si susseguono lasciando aperte miriadi di porte, senza chiuderne nessuna, soltanto dimenticando le più vecchie e proseguendo.

Forse il problema è che questo è un film di raccordo. Tutte le opere precedenti sono caratterizzate da una violenza visiva importante e da una volontà di sangue che è alla base della poetica dei film stessi (cose in parte rintracciabili anche qui), quelli successivi sono opere  più poetiche e più lievi, più inclini al buonismo e allo sfociare verso il cazzeggio mentale (ma quando riescono bene sono splendide). Questo è un film a metà, lo stupro della ragazza impazzita ed il suo aborto, nonché gli omicidi del finale fanno parte del primo Kim Ki Duk; l’attesa, l’essere al limite della società e lo stato di paranoia che colpisce dapprima i soldati della base e poi fuoriescono anche dal campo militare sembrano più del secondo periodo. Però non riescono a dialogare perfettamente e sembrano invece portarsi via tempo vicendevolmente senza mai concludere nulla. Tutto sommato un film non riuscito e uno dei pochi del regista che ho trovato piuttosto noioso.