(Id.)
Visto su Mubi, in lingua originale sottotitolato.
Una ragazza arriva a Las Vegas, ha in mente solo di mantenersi e, possibilmente di ballare (la sua passione). Come arriverà nella città nel deserto, sarà derubata e vessata costantemente, sostenuta solo da una ragazza incontrata per caso di cui diverrà amica (e convivente). ovviamente per potersi mantenere (e sfruttare la sua passione) troverà lavoro in un Nightclub.
Con tenacia e doppi giochi verrà assunta nel copro di ballo di un importante teatro dove cercherà di scalare la vetta.
Che belli gli anni '90, si potevano mostrare tette come se non ci fosse un domani in film per tutti, figuriamoci in un film su delle spogliarelliste.
Al di là di ciò, il film offre pochissimo.
Verhoeven ha fondato una carriera sulla carne e sulla violenza e questo film non fa eccezione. Il corpo è esposto e utilizzato in maniera parossistica, la carne è merce, condanna e mezzo per ottenere benefici; la prevaricazione inizia con il furot iniziale e non finirà mai; la protagonista subirà violenze psicologiche da tutti, finché non deciderà di utilizzare lo stesso metodo per ottenere il successo e lo farà con stile finché non si ritorcerà contro (la sua amica).
Verhoeven è quindi dalle sue solite parti, ma stavolta lo fa con una sceneggiatura ridicola e con un cast imbarazzante (non tutti siamo onesti, ma la protagonista è ballisisma, ma non brava, e alcune spalle come il buttafuori totalmetne non in grado di recitare).
L'intera trama, pur essendo lineare, risulta farraginosa, il finale dove c'è vendetta e perdono (entrambi troppo facili, entrambi improvvisi e non troppo motivati) ridicolo nel suo semplicismo sbrigativo.
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giovedì 30 aprile 2020
mercoledì 29 marzo 2017
Elle - Paul Verhoeven (2016)
(Id.)
Visto al cinema.
Una porzione di vita di una donna a partire dallo stupro che subisce a casa propria. Da quell'evento non sembra essere minimamente toccata, continua a incontrare l'amante, vedere il suo ex amico di cui è ancora innamorata, litigare con il figlio per via dell'arrogante nuora, lavorare con il pugno di ferro nella ditta che crea videogiochi violenti.
A quasi ottant'anni, Paul Verhoeven, crea un film atipico per struttura (quasi assenta una trama vera e propria), per genere (inizia come un thriller raffinato e ben giocato e continua come una commedia nera frigida) e per tema. Anzi il tema no, è un pò il solito tema di Verhoeven, la violenza, ma qui è declinato in maniera particolare e molto intelligente.
La lunga cavalcata nella vita di questa irritante e fortissima donna è un bignami della violenza nella vita; a partire dagli eventi più eclatanti (lo stupro e un massacro) si arriva ai rapporti famigliari (genitori e figli, coniugi, amanti), a quelli sociali (colleghi, sottoposti e vicini di casa), fino agli sconosciuti per la strada, tutto è giocato sulla violenza e sulla prevaricazione arrogante. Niente viene salvato, tutti i mezzi sono mostrati, l'atto fisico, le parole o i semplici sguardi, i rapporti sessuali e affettivi, i ricordi e i progetti futuri, tutto è intriso di rabbia e violenza.
Di fatto è un manifesto di un modo di percepire la vita che mostra che non l'atto violento non è una scazzottata in "Total recall", ma si annida in ogni ambito della vita senza possibilità di scampo.
Interessante e ben condotto, con una regia che rende tollerabili le oltre due ore di film e una fotografia e un gusto per gli interni e i vestiti alto borghesi assolutamente fantastici. Brava la sempre ottima Huppert che qui, e mi rendo conto di essere uno dei pochi, mi appare né più né meno ai suoi livelli standard, semplicemente si nota di più la sua arte dato che viene inquadrata in ogni singola scena essendo lei il centro di ogni vicenda.
Un film intelligente e ben realizzato che soffre solo per una ipertrofia e una tendenza alla non linearità che lo possono rendere, facilmente, indigesto (cosa che la visione nella sala cinematografica, per me, mitiga molto).
Visto al cinema.
Una porzione di vita di una donna a partire dallo stupro che subisce a casa propria. Da quell'evento non sembra essere minimamente toccata, continua a incontrare l'amante, vedere il suo ex amico di cui è ancora innamorata, litigare con il figlio per via dell'arrogante nuora, lavorare con il pugno di ferro nella ditta che crea videogiochi violenti.
A quasi ottant'anni, Paul Verhoeven, crea un film atipico per struttura (quasi assenta una trama vera e propria), per genere (inizia come un thriller raffinato e ben giocato e continua come una commedia nera frigida) e per tema. Anzi il tema no, è un pò il solito tema di Verhoeven, la violenza, ma qui è declinato in maniera particolare e molto intelligente.
La lunga cavalcata nella vita di questa irritante e fortissima donna è un bignami della violenza nella vita; a partire dagli eventi più eclatanti (lo stupro e un massacro) si arriva ai rapporti famigliari (genitori e figli, coniugi, amanti), a quelli sociali (colleghi, sottoposti e vicini di casa), fino agli sconosciuti per la strada, tutto è giocato sulla violenza e sulla prevaricazione arrogante. Niente viene salvato, tutti i mezzi sono mostrati, l'atto fisico, le parole o i semplici sguardi, i rapporti sessuali e affettivi, i ricordi e i progetti futuri, tutto è intriso di rabbia e violenza.
Di fatto è un manifesto di un modo di percepire la vita che mostra che non l'atto violento non è una scazzottata in "Total recall", ma si annida in ogni ambito della vita senza possibilità di scampo.
Interessante e ben condotto, con una regia che rende tollerabili le oltre due ore di film e una fotografia e un gusto per gli interni e i vestiti alto borghesi assolutamente fantastici. Brava la sempre ottima Huppert che qui, e mi rendo conto di essere uno dei pochi, mi appare né più né meno ai suoi livelli standard, semplicemente si nota di più la sua arte dato che viene inquadrata in ogni singola scena essendo lei il centro di ogni vicenda.
Un film intelligente e ben realizzato che soffre solo per una ipertrofia e una tendenza alla non linearità che lo possono rendere, facilmente, indigesto (cosa che la visione nella sala cinematografica, per me, mitiga molto).
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sabato 18 settembre 2010
Atto di forza - Paul Verhoeven (1990)
(Total recall)
Visto in VHS, registrato dalla tv.
Dato che non c'ho molta voglia di riassumere crtl-alt-cancio il riassunto di mymovies.it: nel 2084 d.C., desideroso di compiere un viaggio su Marte, l'operaio edile Doug Quaid si rivolge all'agenzia Recall che vende viaggi e avventure di turismo virtuale, ma scopre di essere già stato su quel pianeta come Hauser, agente segreto al servizio dello spietato dittatore locale, e si unisce al movimento popolare di rivolta.
Sceneggiatura tratta dal solito Philip K. Dick (ma possibile che il futuro immaginato negli ultimi 30 anni sia tutto stato pensato da una sola persona?) che viene svilita da alcune sequenze d'azione veramente imbarazzanti e oggigiorno improponibili e da un'estetica anni '80 del futuro terrestre...
Tutto il discorso sull'identità (la doppia identità così diversa del protagonista e il dover ammettere che lui è l'altro) e sulla percezione di se, discorso molto complesso e mai del tutto trattato al cinema è lasciato assolutamente in disparte. Viene trattata meglio la questione del rapporto realtà/memoria/sogno, non molto originale forse, ma quantomeno Verhoeven, gli da lo sazietto minimo che merita e si concede il lusso di non risolvere mai la questione (bravo!).
tuttavia questo è un film con molteplici motivi di interesse (ok, io sono abbastanza indulgente perchè il ricordo del trailer visto da bambino ancora mi perseguita, con la testa parlante della tizia pelata e l'impronta della mano con 4 dita...):
1) Ci sono 3, e dico ben 3, calci nelle palle a Schwarzenegger dati dall'allora in forze Sharon Stone (mamma quant'è cambiata!).
2) C'è un accenno di catfight, interessante per lo più per motivi antropologici in quanto mi sembra un buon esempio di quest'antica pratica in versione anni '80 (niente fango, niente bikini, niente tirate di capelli, ma pseudo-kung fu).
3) 3 tette. No, non ho detto 2, ho detto 3 tette, e tutte su un'unica donna.
4) Beh, poi ci sono gli effetti speciali (premiati con l'oscar), che sono in puro stile anni '80, ma sono la quintessenza nel loro genere ( no dico, i pupazzi del Johnnycab sono perfetti, e la la finta testa di Schwarzenegger? no, tanto per dire, e poi non ho citato la mano mutante del tassista...); e le scenografia all'altezza di un kolossal.
5) L'estetica anni '80 risulta perfetta per descrivere il mondo proletario e ghettizzato di marte.
6) Ah già! dimenticavo, c'è pure una prostitua nana in versione sexy, sexy e letale.
Si insomma, per appassionati del genere, genere Schwarzenegger...
Visto in VHS, registrato dalla tv.
Dato che non c'ho molta voglia di riassumere crtl-alt-cancio il riassunto di mymovies.it: nel 2084 d.C., desideroso di compiere un viaggio su Marte, l'operaio edile Doug Quaid si rivolge all'agenzia Recall che vende viaggi e avventure di turismo virtuale, ma scopre di essere già stato su quel pianeta come Hauser, agente segreto al servizio dello spietato dittatore locale, e si unisce al movimento popolare di rivolta.
Sceneggiatura tratta dal solito Philip K. Dick (ma possibile che il futuro immaginato negli ultimi 30 anni sia tutto stato pensato da una sola persona?) che viene svilita da alcune sequenze d'azione veramente imbarazzanti e oggigiorno improponibili e da un'estetica anni '80 del futuro terrestre...
Tutto il discorso sull'identità (la doppia identità così diversa del protagonista e il dover ammettere che lui è l'altro) e sulla percezione di se, discorso molto complesso e mai del tutto trattato al cinema è lasciato assolutamente in disparte. Viene trattata meglio la questione del rapporto realtà/memoria/sogno, non molto originale forse, ma quantomeno Verhoeven, gli da lo sazietto minimo che merita e si concede il lusso di non risolvere mai la questione (bravo!).
tuttavia questo è un film con molteplici motivi di interesse (ok, io sono abbastanza indulgente perchè il ricordo del trailer visto da bambino ancora mi perseguita, con la testa parlante della tizia pelata e l'impronta della mano con 4 dita...):
1) Ci sono 3, e dico ben 3, calci nelle palle a Schwarzenegger dati dall'allora in forze Sharon Stone (mamma quant'è cambiata!).
2) C'è un accenno di catfight, interessante per lo più per motivi antropologici in quanto mi sembra un buon esempio di quest'antica pratica in versione anni '80 (niente fango, niente bikini, niente tirate di capelli, ma pseudo-kung fu).
3) 3 tette. No, non ho detto 2, ho detto 3 tette, e tutte su un'unica donna.
4) Beh, poi ci sono gli effetti speciali (premiati con l'oscar), che sono in puro stile anni '80, ma sono la quintessenza nel loro genere ( no dico, i pupazzi del Johnnycab sono perfetti, e la la finta testa di Schwarzenegger? no, tanto per dire, e poi non ho citato la mano mutante del tassista...); e le scenografia all'altezza di un kolossal.
5) L'estetica anni '80 risulta perfetta per descrivere il mondo proletario e ghettizzato di marte.
6) Ah già! dimenticavo, c'è pure una prostitua nana in versione sexy, sexy e letale.
Si insomma, per appassionati del genere, genere Schwarzenegger...
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