(Arsenic and old lace)
Visto in DVD.
Un critico teatrale allergico al matrimonio (Grant), alla fine, cede e si sposa. Il giornod el matrimonio, poco prima di partire per il viaggio di nozze passa a salutare le due zie zitelle che abitano a Brooklyn; sfortunatamente scoprirà proprio in quel momento che le due vecchiette hanno un'attività caritatevole particolare; invitare in casa proprio e poi uccidere delle persone sole, per sotterarle in cantina. Le cose si complicheranno quando il fratello criminale di Grant si presenterà dalle ziette con un cadavere suo.
Commedia nera e grottesca in maniera inimmaginabile per i tempi condotta con mano incredibilmente ferma da Frank Capra.
Diciamolo subito, io sopporto poco Cary Grant e ancor meno quando fa il picchiatello. Tutta la prima parte è stata per me un lento aspettare che Grant bevesse accidentalmente il vino di sambuco. La seconda invece, dove le atmosfere si fanno più cupe, i personaggi aumentano (entrano in scena un bravissimo e giovanissimo Lorre e un Massey che fa il verso a Boris Karloff, prima scelta per quella stessa parte), la storia si fa più interessante con una sorta di commedia degli equivoci, il ritmo più serrato, ecco in questa seconda metà il film decolla.
Capra fa miracoli con quello che ha, una stanza ed un cimitero, l'uso delle ombre e una manciata di caratteristi di livello. Bravo.
PS: estremamente irritante il doppiaggio d'epoca, sia per pronuncia che per tono.
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mercoledì 16 aprile 2014
venerdì 23 settembre 2011
I ruggenti anni venti - Raoul Walsh (1939)
(The roaring twenties)
Visto in DVD.
Tre reduci della prima guerra mondiale tornano in patria dimenticati dai connazionali e finiscono presto nelle fauci della depressione (economica); uno si ricicla come avvocato (mica male), gli altri due (Bogart e Cagney ovviamente) si inseriscono nel giro del proibizionismo.
Film che chiude il genere gangsteristico classico, quello degli anni ’30; un film che affronta l’argomento dall’ultimo punto di vista che rimanesse, quello sociale. Mostra la nascita della deriva criminale degli anni ’20 a partire dalla prima guerra mondiale e ne spiega le mutazioni con inserti quasi documentaristici (nel senso moderno del termine) con voice over (tra l’altro la sequenza sulla crisi del ’29 è una delle scene migliori del film).
Che dire, da un pedigree del genere mi sarei aspettato uno Scarface che mi chiudesse in gloria un genere, invece questo è un film, certamente affascinante per l’approccio, ma decisamente più contenuto nei modi. Non c’è quasi mai una vera empatia (forse per il pessimo doppiaggio della versione italiana, o per l’attrice protagonista indegna e poco credibile sempre), mai un’idea sensazionale e mai una sequenza memorabile (a dire il vero il finale sui gradini di una chiesa è sia un’ottima chiusura, sia un’occasione persa, visto che avrebbe potuto essere molto più enfatico senza perdere credibilità).
La vera nota positiva è Cagney, perfettamente in parte, che da volto ad un personaggio non negativo, ma vittima degli eventi.
Visto in DVD.
Tre reduci della prima guerra mondiale tornano in patria dimenticati dai connazionali e finiscono presto nelle fauci della depressione (economica); uno si ricicla come avvocato (mica male), gli altri due (Bogart e Cagney ovviamente) si inseriscono nel giro del proibizionismo.
Film che chiude il genere gangsteristico classico, quello degli anni ’30; un film che affronta l’argomento dall’ultimo punto di vista che rimanesse, quello sociale. Mostra la nascita della deriva criminale degli anni ’20 a partire dalla prima guerra mondiale e ne spiega le mutazioni con inserti quasi documentaristici (nel senso moderno del termine) con voice over (tra l’altro la sequenza sulla crisi del ’29 è una delle scene migliori del film).
Che dire, da un pedigree del genere mi sarei aspettato uno Scarface che mi chiudesse in gloria un genere, invece questo è un film, certamente affascinante per l’approccio, ma decisamente più contenuto nei modi. Non c’è quasi mai una vera empatia (forse per il pessimo doppiaggio della versione italiana, o per l’attrice protagonista indegna e poco credibile sempre), mai un’idea sensazionale e mai una sequenza memorabile (a dire il vero il finale sui gradini di una chiesa è sia un’ottima chiusura, sia un’occasione persa, visto che avrebbe potuto essere molto più enfatico senza perdere credibilità).
La vera nota positiva è Cagney, perfettamente in parte, che da volto ad un personaggio non negativo, ma vittima degli eventi.
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