(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Uscito da scuola il Travis di "Se...", cerca di inserirsi nel mondo del lavoro. La sua attività di venditore lo porterà ad andare a letto con donne molto diverse, andare in prigione, in una base militare, in un ospedale dove vengono fatti esperimenti, lavorare per uomini d'affari e per il cinema.
Film fiume di 3 ore, seguito ideale del precedente film della coppia Anderson/McDowell di cui riprende il protagonista, lo stile complessivo di mezza in scena, ma poi parte per conto proprio.
Qui a essere giudicata e condannata è l'intera società presa di petto in una serie infinita di scenette indipendenti le une dalle altre che cercano di coprire tutte le situazioni della vita (o meglio, tutte le istituzioni sociali) cercando con l'iperbole e la farsa (tutti gli attori interpretano due o tre personaggi diversi) il senso di critica stemperato di ironia, ma perdendo completamente la metafora in favore di un lungo spiegone su chi è il cattivo. Per essere chiari, a livello di critica sociale, il precedente film, si concentrava su una scuola come rappresentativa di un sistema e l'effetto risultava funzionante, qui invece volendo colpire tutti descrivendoli a uno a uno (colpendo anche sé stesso) l'effetto contestataria è stemperato e inefficace.
Quello che però viene fuori da questo film è l'incredibile capacità di raccontare di Anderson; un film di 3 ore di "critica" (anche se estremamente ironico), fatto di gag disgiunte intervallate da sequenze musicali dove la band che si occupa della colonna sonora suona dal vivo (un ottimo pop realizzato dalla band di Alan Price) è un'impresa titanica per tutti (spettatore compreso); ma il regista lo rende leggero, spensierato, divertente e totalmente digeribile. Più di così lo poteva fare solo Lynch, ma non sarebbe stato così spensierato.
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lunedì 20 agosto 2018
venerdì 8 aprile 2011
Il lungo viaggio verso la notte - Sidney Lumet (1962)
(Long day's journey into night)
Visto in VHS.
Una famiglia di 4 persone deve fare i conti, giorno per giorno con i propri demoni; un padre spilorcio ed ex stella del teatro; una madre morfinomane; un primogenito dedito all’alcool e alle prostitute ed un figlio minore malato di tubercolosi.
Dramma famigliare teatrale che è pervaso completamente dalla teatralità. Se le opere di Tennessee Williams sono ottimi lavori per il teatro che si adattano pure al cinema, qui O’Neill non riesce nell’intento, e da un dramma teatrale ottiene un film teatrale. Ogni scena è eccessivamente verbosa, eccessivamente sopra le righe, drammatica, c’è sempre qualcuno che piange, che insulta in maniera pesante qualcun altro per poi scusarsi e tutto ricomincia come se niente fosse successo; la sceneggiatura è un tripudio di anti-naturalismo pieno di parole che colmano il vuoto.
Vero è che Lumet è riuscito nel miracolo di portare al cinema una piece non cinematografica come “La parola ai giurati”; ma qui ha un bel daffare a muovere carrelli impossibile, ad abusare del dolly per inseguire i personaggi anche nei movimenti minimi, ad inquadrare dal basso piuttosto che da una distanza impossibile… tutti sforzi sprecati, il film rimane incompleto, tutto teso a parlare piuttosto che mostrare.
Anche gli attori, tutti bravissimi (ovviamente eccellente la prova della Hepburn) senza nessuno sconto di lodi… ma devono recitare parti eccessive, lacrimose e macchiettisti che, il che li penalizza a priori.
Magari è un ottima piece teatrale; e certamente le forze in campo sono quelle del miglior cinema possibile… ma come film è di difficile sopportazione.
Visto in VHS.
Una famiglia di 4 persone deve fare i conti, giorno per giorno con i propri demoni; un padre spilorcio ed ex stella del teatro; una madre morfinomane; un primogenito dedito all’alcool e alle prostitute ed un figlio minore malato di tubercolosi.Dramma famigliare teatrale che è pervaso completamente dalla teatralità. Se le opere di Tennessee Williams sono ottimi lavori per il teatro che si adattano pure al cinema, qui O’Neill non riesce nell’intento, e da un dramma teatrale ottiene un film teatrale. Ogni scena è eccessivamente verbosa, eccessivamente sopra le righe, drammatica, c’è sempre qualcuno che piange, che insulta in maniera pesante qualcun altro per poi scusarsi e tutto ricomincia come se niente fosse successo; la sceneggiatura è un tripudio di anti-naturalismo pieno di parole che colmano il vuoto.
Vero è che Lumet è riuscito nel miracolo di portare al cinema una piece non cinematografica come “La parola ai giurati”; ma qui ha un bel daffare a muovere carrelli impossibile, ad abusare del dolly per inseguire i personaggi anche nei movimenti minimi, ad inquadrare dal basso piuttosto che da una distanza impossibile… tutti sforzi sprecati, il film rimane incompleto, tutto teso a parlare piuttosto che mostrare.
Anche gli attori, tutti bravissimi (ovviamente eccellente la prova della Hepburn) senza nessuno sconto di lodi… ma devono recitare parti eccessive, lacrimose e macchiettisti che, il che li penalizza a priori.
Magari è un ottima piece teatrale; e certamente le forze in campo sono quelle del miglior cinema possibile… ma come film è di difficile sopportazione.
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lunedì 14 giugno 2010
Idolo infranto - Carol Reed (1948)
(Fallen idol)
Visto in Dvx, in lingua orginale sottotitolato in inglese.
Nell'ambasciata francese a Londra, per un weekend, rimangono solo il figlio dell'amabsciatore, un maggiordomo e la moglie di lui, la governante. Il maggiordomo è l'eroe del bambino, che invece teme e disprezza la donna. Giusto in quei giorni poi, il maggiordomo deve risolvere una crisi con una sua amante creando sotterfugi per ingannare la moglie e non far dire nulla di ciò che vede al bambino. La situazione non durerà a lungo, ovviamente, e nella confusione che si verrà a creare la moglie del maggiordomo muore. Il bambino non vede la scena, ma pensa che sia stato il suo eroe ad ucciderla. Cominciano le indagini, e tutti i personaggi saranno alle preso con i silenzi, le promesse, le bugie e la voglia di raccontare la verità (la propria verità, che non è quella assoluta).
Ironicamente la polizia riuscirà a risolvere correttamente il mistero anche se l'indizio utilizzato sarà falso e anche se l'unico testimone sarà convinto del contrario.
Stupendo film sul rapporto tra realtà e finzione, ma ancora di più sulla soggettività della verità, la trama è talmente ben congegnata da poter essere equiparato a "Rashomon" senza problemi.
Il cast all'altezza mette in evidenza la sorprendete interpretazione del piccolo protagonista, che, oltre a dover recitare (e per un bambino farlo bene non è poco), deve anche destreggiarsi tra 2 lingue.
Reed, oltre che a dirigere ottimamente gli attori, si degna anche di aggiungersi del suo, con le sue classiche inquadrature sghembe, la costruzione particolare delle scene e un gusto per la messa in scena che viene esaltato dalle poche scene d'azione; le sequenze esteticamente più belle sono infatti il gioco a nascondino nella casa (con l'inquietante presenza, mai apertamente mostrata, della governante) e la fuga del bambino di notte.
Visto in Dvx, in lingua orginale sottotitolato in inglese.
Nell'ambasciata francese a Londra, per un weekend, rimangono solo il figlio dell'amabsciatore, un maggiordomo e la moglie di lui, la governante. Il maggiordomo è l'eroe del bambino, che invece teme e disprezza la donna. Giusto in quei giorni poi, il maggiordomo deve risolvere una crisi con una sua amante creando sotterfugi per ingannare la moglie e non far dire nulla di ciò che vede al bambino. La situazione non durerà a lungo, ovviamente, e nella confusione che si verrà a creare la moglie del maggiordomo muore. Il bambino non vede la scena, ma pensa che sia stato il suo eroe ad ucciderla. Cominciano le indagini, e tutti i personaggi saranno alle preso con i silenzi, le promesse, le bugie e la voglia di raccontare la verità (la propria verità, che non è quella assoluta).
Ironicamente la polizia riuscirà a risolvere correttamente il mistero anche se l'indizio utilizzato sarà falso e anche se l'unico testimone sarà convinto del contrario.
Stupendo film sul rapporto tra realtà e finzione, ma ancora di più sulla soggettività della verità, la trama è talmente ben congegnata da poter essere equiparato a "Rashomon" senza problemi.
Il cast all'altezza mette in evidenza la sorprendete interpretazione del piccolo protagonista, che, oltre a dover recitare (e per un bambino farlo bene non è poco), deve anche destreggiarsi tra 2 lingue.
Reed, oltre che a dirigere ottimamente gli attori, si degna anche di aggiungersi del suo, con le sue classiche inquadrature sghembe, la costruzione particolare delle scene e un gusto per la messa in scena che viene esaltato dalle poche scene d'azione; le sequenze esteticamente più belle sono infatti il gioco a nascondino nella casa (con l'inquietante presenza, mai apertamente mostrata, della governante) e la fuga del bambino di notte.
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