(Id.)
Visto in Dvx, in lingua orignale.
Un pugile dalla buone capacità, ma dalla scarsa disciplina non riesce a sfondare; affidandosi a un allenatore competente raggiungerà la vetta, ma una volta arrivato si monterà la testa e smetterà di seguire i consigli del mentore (anche quelli, inopportunamente dati, in ambito sentimentale), la disfatta sportiva e sociale è dietro l'angolo.
Mi sembra chiaro non sia un film di supereroi nonostante il titolo più sfigato della storia dopo l'infelice "Frozen" di Green.
Questo è il film di Browning realizzato tra il successo di "Dracula" e la disfatta di "Freaks" e, spiace dirlo, non riesce a essere interessante al pari delle due opere che lo circondano.
Un film in cui la boxe non ha ancora una componente drammatica intrinseca, ma è solo il MacGuffin per azionare la vicenda che rimane un dramma sentimentale con un triangolo amoroso che comprende lui, lei e l'allenatore. Sono state lette diverse sottotracce, soprattutto quella che considera un amore omosessuale fra l'allenatore e il pugile; teoria a mio avviso non completamente aderente, ma che rimane possibile trovandosi in un comodo anno pre codice Hays.
Le seuqenze di pugilato vero e proprio vengono per lo più inquadrate dalla distanza, con un ring in piena luce circondato dalle tenebre dove, gli unici, essere umani sono i due che combattono e l'arbitro; una visione intimistica piuttosto originale, ma che lascia l'estetica fuori dalla porta.
Il cast l'ho trovato imbarazzante, con un Ayres che non ha proprio il fisico per il ruolo e una Harlow al suo minimo storico.
Se la trama ha indubbiamente diversi spunti interessanti (tutte le storie con un tradimento morale sono sempre affascinanti) il ritmo latita spesso e il risultato è incredibilmente scialbo... duole dirlo ( ma prima o poi doveva succedere) è il primo film di Browning che vedo a non lasciarmi nessuno sentimento positivo, nessuno spunto d'interesse. Non è brutto, è inutile.
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lunedì 15 maggio 2017
Iron man - Tod Browning (1931)
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lunedì 18 gennaio 2010
La pericolosa partita - Ernest B. Schoedsack, Irving Pichel (1932)
(The most dangerous game; in Italia è anche conosciuto come Caccia fatale)
Visto in DVD.
Un film che ha avuto un tale seguito di citazioni pop che molti conoscono la storia senza neppure sapere che esiste. La trama tratta di un miliardario russo "cavallerescamente sanguinario" che costringe uomini naufragati sulla sua isoletta solitaria a fargli da preda in una battuta di caccia.
Un'idea fenomenale, modernissima e cinica; la sceneggiatura non è malvagia ma spesso eccede in retorica ed ha un paio d incongruenze di troppo, ma questo forse solo per un occhio moderno abituato a ben altro...
La regia (per metà) di Schoedsack (che l'anno successivo realizzarà "King Kong") si caratterizza per un uso felicissimo del dolly, mai così bello negli anni 30, per una scenografia della natura davvero invidiabile e un buon utilizzo degli effetti speciali; dal punto di vista registico, è un film perfetto (magnifica l'inquadratura finale).
Francamente gli interpreti mi hanno parecchio deluso, adattissimo Banks nella parte del folle grazie ai suoi occhi diseguali, ma per il resto la recitazione m'è parsa troppo affettata, troppo artificiosa, il tutto a scapito del coinvolgimento (soprattutto con i buoni).
Il film, che ha avuto un paio di remake ufficiali tra cui uno di Wise, è tutto sommato da riscoprire, per la storia eccessiva che non sfigurerebbe in un film odierno e per l'ottima regia.
Visto in DVD.
Un film che ha avuto un tale seguito di citazioni pop che molti conoscono la storia senza neppure sapere che esiste. La trama tratta di un miliardario russo "cavallerescamente sanguinario" che costringe uomini naufragati sulla sua isoletta solitaria a fargli da preda in una battuta di caccia.
Un'idea fenomenale, modernissima e cinica; la sceneggiatura non è malvagia ma spesso eccede in retorica ed ha un paio d incongruenze di troppo, ma questo forse solo per un occhio moderno abituato a ben altro...
La regia (per metà) di Schoedsack (che l'anno successivo realizzarà "King Kong") si caratterizza per un uso felicissimo del dolly, mai così bello negli anni 30, per una scenografia della natura davvero invidiabile e un buon utilizzo degli effetti speciali; dal punto di vista registico, è un film perfetto (magnifica l'inquadratura finale).
Francamente gli interpreti mi hanno parecchio deluso, adattissimo Banks nella parte del folle grazie ai suoi occhi diseguali, ma per il resto la recitazione m'è parsa troppo affettata, troppo artificiosa, il tutto a scapito del coinvolgimento (soprattutto con i buoni).
Il film, che ha avuto un paio di remake ufficiali tra cui uno di Wise, è tutto sommato da riscoprire, per la storia eccessiva che non sfigurerebbe in un film odierno e per l'ottima regia.
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