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venerdì 28 ottobre 2011

Genuine - Robert Wiene (1920)

(Id.)

Visto in Dvx. Una sacerdotessa di un culto oscuro viene rapita e venduta come schiava ad un ricco vecchiotto che la tiene imprigionata in una gabbia dorata per evitare che lei dia sfogo ai suoi inquietanti istinti (nel film al massimo morde la mano allo schiavista… oltre a gesticolare come un’indemoniata). Ma lei, che si chiama per l’appunto Genuine, riuscirà a fuggire e si riavrà della sua cattività con un giovine barbiere e con il nipote del vecchiotto.

Complessivamente uno dei film più confusi che abbia mai visto, anche se va considerato che il film di 44 minuti che ho visto potrebbe essere solo un versione ridotta diffusa per il mondo mentre l’originale (di durata imprecisata) viene conservato

Complessivamente comunque il film è debolissimo dal punto di vista della trama (da sempre elemento di forza di Wiene), annoia senza mezze misure e affascina poco per inventiva. Dall’altra parte abbiamo come unico punto d’interesse le scenografie degli ambienti dove si muove Genuine ed i suoi costumi, entrambi elementi che proseguono il discorso del cinema espressionista, anche se comunque più sottotono rispetto al poco precedente Gabinetto del dottor Caligari.

Comunque un film evitabile senza rimorsi di coscienza.

domenica 26 dicembre 2010

Orlacs hände - Robert Wiene (1924)

(Id.)

Visto in Dvx.

Un noto pianista perde l’uso delle mani a causa di un incidente, su insistenza della di lui compagna il medico decide di osare l’inosabile… attua un trapianto di mano… al di la dei problemi connessi con la microchirurgia dei capillari e dei nervi, oltre che della questione igienica negli anni ’20, il principale postumo sembra essere un insano istinto omicida insito nelle mani stesse… l’operato ci rimane abbastanza male e strugge per riuscire a capire… vuoi vedere che il dottore, pur essendo un fottuto luminare, mi ha messo le mani di un assassino?

Sorprendente film del 1924 diretto con precisione chirurgica (ah ah ah) da Wiene. Non a caso ho usato il termine sorprendente, infatti qui tutto sorprende. Sorprende l’idea di fondo, per l’epoca eccessiva, ma in un certo senso reale (i trapiantati soffrono della sensazione di non appartenenza dell’arto nuovo), stupendo poi come venga suggerito il contesto paranormale della storia e come poi venga riportato ad una più ovvia normalità il tutto (magnifico che tutto si spieghi così esattamente, sconvolgendo le aspettative che vengono create nello spettatore) ed eccezionale l’uso delle scenografia, scarne come in tutto il cinema del muto, ma efficaci e l’utilizzo delle ombre. Infine quella breve applicazione degli effetti speciali è davvero inquietante, l’immagine del braccio enorme che schiaccia il protagonista convalescente vale tutto il film.

Nella parte del protagonista c'è quella stupenda faccia da film espressionista tedesco di Veidt (li ha fatti tutti lui).

Stupendo.

PS: di questo film ne sono stati tratti, immotivatamente, due remake, uno degli anni ’30 ed uno dei ’60. Mi applicherò per vederli entrambi.