Visualizzazione post con etichetta Stanley Kramer. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stanley Kramer. Mostra tutti i post

venerdì 25 novembre 2011

L'ultima spiaggia - Stanley Kramer (1959)

(On the beach)

Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.
La terra è stata distrutta da una guerra atomica dalle origini sconosciuto, tutto quello che si sa è che l’ultima zona adatta alla vita (cioè con poche radiazioni) è l’Australia (perché è lontano da tutto), ma i movimenti delle masse d’aria potrebbero presto porre fine alla vita umana anche li. Un sottomarino in missione cercherà di capire se qualcuno si è salvato a San Francisco (c’è un insistente e regolare messaggio morse che proviene da la) e se rimane qualche speranza.

Uno dei primi film catastrofisti sul nucleare dell’epoca (prima dei vari Dottor Stranamore o Fail safe). Tra i primi, Kramer, si cimenta nel genere e lo fa con un cast all star (Perkins, Peck, Astaire e Gardner sono i quattro coprotagonisti).
Il film si distingue per la nota amarissima, per la totale assenza di speranza ed il senso di morte ineluttabile che aleggia su tutti sin dalle prime scene. In definitiva viene mostrata la razza umana posta di fronte all’apocalisse… e devo dire che gli australiani reagiscono in maniera fin troppo garbata.

Il film le prova tutte per spingere sul melodrammatico, l’amore interrotto fra la Gardner e Peck perché lui deve seguire i suoi uomini (tutti facenti parte della marina USA) che vogliono tornare a morire a casa; la famigliola appena formata e già distrutta di Perkins; la distribuzione pubblica di pillole per una dolce morte con lunghe file d’attesa; ecc… eppure non riesce mai a cogliere nel segno. Non bastano gli occhi da cane bastonato di Perkins per rendere più empatico un film distaccato e gelido, che cerca il coinvolgimento aumentando l’entità del dolore e basta.
In definitiva due ore di ghiaccio per vedere la versione dell’apocalisse vista dal Commonwealth.

martedì 8 marzo 2011

La parete di fango - Stanley Kramer (1958)

(The defiant ones)

Visto in DVD.


Un bianco del sud degli Stati Uniti ed un nero, entrambi carcerati, vengono incatenati insieme per essere trasportati ai lavori forzati. Il mezzo su cui viaggiano ha però un incidente, e i due riescono a fuggire. Ci si può ben immaginare l’imbarazzo di andare in giro insieme, razzista uno e nero l’altro, in un mondo razzista come quello degli anni ’50… ovviamente il cameratismo avrà la meglio, anche sugli interessi personali…


Per carità, visti gli anni è certamente un film coraggioso… però è veramente banale, quasi sempre prevedibile e senza ritmo. Molti i dialoghi, molto spesso troppo lunghi e verbosi per mantenere l’interesse e con eccessivi significati francamente inutili.


Poche le scene significative (come quella dentro la cava d’argilla) e comunque troppo enfatiche.


Si unisca quanto detto con un Tony Curtis assolutamente fuori parte nei panni dello sprezzante carcerato razzista e si ottiene un film anni ’50 wannabe cult, ma senza nessuno stigma del genio.

lunedì 28 febbraio 2011

Vincitori e vinti - Stanley Kramer (1961)

(Judgment at Nuremberg)

Visto in VHS.

La descrizione del processo a 4 gerarchetti nazisti nel 1948 (giusto dei giudici e un ex ministro della giustizia) presieduto da un giudici incredibilmente open minded, disposto a capire le ragioni dei tedeschi prima di condannarli in toto.

Un film fondamentale, in quanto è il primo (e che io sappia, quasi l’unico) a mantenere una certa oggettività sulla Germania nazista (è anche il primo, che io sappia, a mostrare vere immagini dei campi di sterminio dopo la liberazione). Mostra tutti i punti di vista, dai più estremisti (sia dei tedeschi, come il procuratore ora sotto accusa, sia degli americani, come l’attuale avvocato dell’accusa) a quelle più moderate, passando per le 2000 sfaccettature che un’ideologia politica (ed un sistema satanico) ha avuto nella vita di tutti i giorni. Non ci sono giustificazioni (né assoluzioni, neppure per i personaggi positivi), ma la voglia di mostrare e di far capire, come sia possibile vivere, andare avanti, nonostante si viva in uno stato nazista e senza fare nulla per opporvisi. Certo la continua, protestata, invocazione di ignoranza su quanto avvenisse nei campi di sterminio può essere creduta o meno, ma cambia poco le cose; come dice l’avvocato tedesco, li ad essere sotto accusa sono tutti i tedeschi (e non dovrebbero essere i soli).

Come dicevo le colpe sono distribuite giustamente, e l’assoluzione finale non c’è (com’è giusto che sia); ma il film si permette il lusso di difendere i tedeschi e di comprenderli. Cosa non da poco.

PS: Non ho mai nominato Kramer, ma lui ci va a nozze coi legal movie e, seppure piuttosto contenuto, danza con la macchina da presa, inquadra su più piani (tutte inquadrature funzionali, che servono a mostrare in primo piano chi parla e in secondo piano chi viene nominato) e si ferma quando invece il volteggiare sarebbe superfluo. Peccato invece per il cast all star, in gran parte sprecato.

sabato 12 febbraio 2011

E l'uomo creò Satana! - Stanley Kramer (1960)

(Inherit the wind)

Visto in VHS.

In un bigotto paesino del sud degli stati uniti un insegnante viene arrestato per aver insegnato l’evoluzionismo (e viene arrestato a ragione visto che citano una legge che viete di insegnare cose che vadano contro le sacre scritture, per carità legge sbagliata, ma tecnicamente il processo era praticamente inutile). Come avvoltoi arrivano subito giornalisti ed un paio di avvocati prima amici, ora dalle parti opposte della barricata, e cominciano una lotta all’ultimo sostantivo per difendere la tradizione bigotto-cristiana l’uno, e la libertà di pensiero l’altro.

Pesante e verboso legal movie che fa di un fatto idiota un caso mondiale senza rispettare le più ovvie regole di un processo (ho visto abbastanza film e telefilm per rendermi conto che gli avvocati si prendono, entrambi, troppe libertà). Per carità, le prime scene (prima del dibattimento), sono stupende, scritte dai migliori dialogisti di Hollywood e con aforismi cinici di prim’ordine (detti quasi tutti da un Gene Kelly credibile e incredibilmente nichilista)… poi arriva il processo vero e proprio, ed il film sbraga nel moralismo più scontato, nelle invocazioni alla libertà francamente eccessive e si dilunga in scene melodrammatiche senz’anima.

Abbastanza bravi gli interpreti, ma stupisce March, fighetto anni 30, declassato a macchietta anni ‘60 (comunque in parte).

Unica mozione completamente positiva la regia di Kramer, continuamente intenta in sinuosi carrelli laterali che portano a costruire le scene su più piani (arriva ad utilizzarne 3) senza bisogno di panfocus o altro artifizio. Bravo!