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mercoledì 18 aprile 2012

La casa di Dracula - Erle C. Kenton (1945)

(House of Dracula) aka La casa degli orrori.

Visto in DVD.
Il quinto film della Universal su Dracula (dopo “Dracula”, “La figlia” e “Il figlio” ci sarebbe stata “La casa di Frankestein” che sto cercando di recuperare); nonché il secondo film reunion dei mostri classici (dopo la già citata casa di Frankestein) e sempre il secondo film in cui il conte è interpretato dall’ossuto e anemico John Carradine. Scelta che sulla carta potrebbe funzionare (e dopo il tracagnotto e buffo Lon Cheney Jr è decisamente un passo avanti), ma che nella realtà non trasmette un solo grammo di fascino o di emozioni di qualunque tipo. D’altra parte Dracula (nonostante il titolo italiano) è solo un comprimario e direi anzi che è in secondo piano.
La storia è quella di uno scienziato che si trova a dover curare quasi in contemporanea Dracula e l’uomo lupo (i cui goffi panni sono di nuovo vestiti da Lon Cheney), inciampa sul corpo della creatura di Frankestein e per un morso di troppo diventa una specie di Dr Jekyll.

In definitiva un’accozzaglia inutile di situazioni sempre al limite del WTF? (limite spesso valicato), che non appassiona a nessun livello e non riesce portare a termine neppure una storia in maniera accettabile (Dracula semplicemente se ne va). Decisamente un riempitivo più che un film.

Ho visto di peggio: Van Helsing (almeno questo film dure poco).

martedì 8 marzo 2011

La parete di fango - Stanley Kramer (1958)

(The defiant ones)

Visto in DVD.


Un bianco del sud degli Stati Uniti ed un nero, entrambi carcerati, vengono incatenati insieme per essere trasportati ai lavori forzati. Il mezzo su cui viaggiano ha però un incidente, e i due riescono a fuggire. Ci si può ben immaginare l’imbarazzo di andare in giro insieme, razzista uno e nero l’altro, in un mondo razzista come quello degli anni ’50… ovviamente il cameratismo avrà la meglio, anche sugli interessi personali…


Per carità, visti gli anni è certamente un film coraggioso… però è veramente banale, quasi sempre prevedibile e senza ritmo. Molti i dialoghi, molto spesso troppo lunghi e verbosi per mantenere l’interesse e con eccessivi significati francamente inutili.


Poche le scene significative (come quella dentro la cava d’argilla) e comunque troppo enfatiche.


Si unisca quanto detto con un Tony Curtis assolutamente fuori parte nei panni dello sprezzante carcerato razzista e si ottiene un film anni ’50 wannabe cult, ma senza nessuno stigma del genio.

giovedì 21 ottobre 2010

Mezzogiorno di fuoco - Fred Zinnemann (1952)

(High noon)

Visto in DVD.

Bel film; veramente un bel film.
Non un western in senso stretto, anche se ci sono sparatorie, uno sceriffo e diversi fuorilegge; più che altro un film d'ambientazione western.
In una cittadina, il giorno del matrimonio del sindaco, un fuorilegge appena liberato sta arrivando per vendicarsi proprio del malcapitato tutore dell'ordine, arriverà con il treno di mezzogiorno... e li comincia un conto alla rovescia (in cui il tempo del film quasi coincide con quello reale) in cui il sindaco va alla disperata ricerca di un sostegno da parte della popolazione locale, amici, colleghi ecc... e qui si svolge la parte migliore del film; ovviamente tutti ad uno ad uno desisteranno dal dare una mano per i motivi più disparati (la parte migliore è certamente quella in chiesa in cui, molto democraticamente, ad uno ad uno i partecipanti alla funzione esprimono la loro opinione spiegando che se li si fosse ascoltati prima sarebbe stato meglio, e questo mentre mancano 15 minuti a mezzogiorno; il discorso finale poi, per il suo cambio di significato è stupendo); proprio come in "Cronaca di una morte annunciata" tutti sanno che lo sceriffo non avrà scampo in quel duello, tutti sanno che è una brava persona e bisognerebbe fare qualcosa, ma nessuno si muove. Sublime.
Zinnemann poi da il meglio di se, con una regia sempre al limite delle convenzioni dell'epoca, questo film mi basta da solo come scusa per vedere tutta la filmografia del regista.

Il finale, si lo dico, con happy ending è forse troppo hollywoodiano, soprattutto viste le premesse... però permette di realizzare la scena finale con il distintivo gettato a terra, entrata, non a torto, nella storia del cinema.

sabato 28 agosto 2010

Il figlio di Dracula - Robert Siodmak (1943)

(Son of Dracula)

Visto in DVD.

Terzo seguito del Dracula di Browning, successivo a "La figlia di Dracula" e quarto film sull'argomento della Universal (per via del Dracula spagnolo)... tutto questo per poi dire che non c'entra niente con gli altri, giusto il nome hanno lasciato per riuscire a raggranellare pubblico.
Il film è girato con dignità da un insospettabile Siodmak, che crea luoghi e ombre prima di creare atmosfere o personaggi; la fotografia in bianco e nero è forse la migliore della saga horror.
Vi sono inoltre ottimi effetti speciali; molti ricordano la scena in cui il conte levita sulle acque della palude, ma a mio avviso è molto più sorprendente la trasformazione in nebbia, davvero ben realizzata.
Però il film porta il grave fardello di avere una trama idiota; il conte dracula arriva dalle nostre parti dove si camuffa sotto l'astuto pseudonimo di conte Alucard (insospettabile!) che viene dalla Romania con una cassa gossa quanto una bara (sempre più insospettabile) e appena arriva in casa muore il padre della protagonista dissanguato (mio dio chi sarà mai!!!), e il film prosegue secondo i canoni tipici. Avrebbe pure un guizzo d'inventiva con la protagonista femminile tanatofobica e quindi vogliosa oltre ogni possibilità d'accettazione di diventare vampira, ma anche quest'idea viene persa nel baratro delle banalità.
Poi...beh, capisci che questo film non potrà mai essere decente quando ti rendi conto che nella parte del fascinoso e seduttivo conte hanno piazzato il più improbabile tombear de femmes della storia del cinema, Lon Chaney Jr, qui in una originale versione con baffetti da sparviero... mi chiedo come abbia potuto avere successo...

venerdì 28 maggio 2010

La città dei mostri - Roger Corman (1963)

(The haunted place)

Visto in Dvx.

Il film cita Poe come se piovesse, anche se in realtà è preso a mani basse da Lovecraft...ma poi uno si chiede pure chissenefrega?
In ogni caso parte bene, con un Vincent Price in forma che riesce a sostenere con stile 2 parti, sia il cattivo che il buono; poi c'è una costruzione degli ambienti e delle scenografie essenziale (che vuol dire poco costosa) ma non shlock; e Corman ci piazza pure delle mostruosità quasi subito, così, come se non ne avesse vergogna. Poi ci sarebbe pure tutto un bel tema sulla vendetta attraverso i secoli, persone bruciate vive, un bel ritratto di Price in stile Van Gogh...
Però il film mi scade, o meglio non riesce li dove la strada è già spianata. Non è il finale banale a rovinarlo, uno se lo aspetta che finisca così, ma è il come ci si arriva; la storia (firmata da Beaumont, già insigne penna di Twilight zone, e pare pure da un Coppola non accreditato) si confonde troppo spesso tra troppe nicchie e sottostorie, il personaggio di Price sembra preso dalla smania di far troppe cose contemporaneamente, e soprattutto il mostro finale non viene visto! Viene inquadrato solo con un obbiettivo distorto e comunque appare evidentemente una statua immobile...
Peccato perchè inizia nel migliore dei modi possibili, ma si rovina presto per la voglia di strafare.

PS: comparsatona di Lon Chaney Jr, decisamente meno ridicolo che ne "L'uomo lupo".

venerdì 26 febbraio 2010

L'uomo lupo - George Waggner (1941)

(The wolf man)

Visto in VHS.

Questo film è pessimo. Per innumerevoli motivi, di cui alcuni (ma non tutti e forse non i principali) si vanno ora ad elencare:

1) Lon Chaney Junior. Il mozzarelloso protagonista è un morphing tra Bogart, Jerry Lewis e Dan Aykroyd affetti da elefantiasi. Ha in sostanza il fascino di un ritardato che gioca a bocce, e in questo film fa la parte di un seduttore che circuisce con successo la promessa sposa di un manzo locale. Terribile.

2) Lui seduce lei spiandola con un cannochiale e tampinandola poi di notte. Nel 41 l'approccio funzionava, oggi sarebbe stato denunciato per stalking.

3) Recitano tutti come se fossero da Madame Tussaud's. Rains, se non vuoi muovere niente dall'ombelico in su lo accetto, ma almeno toglieti quelle mani dalle tasche, cazzo!

4) Il simbolo del lupo che compare sul petto del licantropo è uno stiloso tatuaggio di una stellina... (Rains, il padre di Chaney chiosa, non senza arguzia, "quello è un morso che qualsiasi animale avrebbe potutto fare"!)

5) L'uomo lupo cammina sulla punte dei piedi, ha una pettinatura da nerd e nel complesso assomiglia tanto ad un mio compagno di classe delle medie affetto da labirintite; se lo incontrassi in un vicolo buio non ne fuggirei, casomai lo accompagnerei a centro di salute mentale più vicino.

6) Gli effetti speciali fanno più schifo di quelli degli anni '30.

7) A quanto dice la zingara un lupo mannaro si può uccidere solo con una pallottola d'argento, un pugnale d'argento o un bastone con il pomo d'argento... e questo solo perchè Lon Chaney ha appena comprato un bastone del genere, è evidente. E se invece avesse comprato forcine per capelli? o 2 etti di prosciutto crudo? o un fallo di plastica? come si sarebbe evoluto il film?

8) Il film ha il pregio d'avere una delle peggiori e più inutili comparsate di Lugosi.

9) Il film è evidentemente stato finanziato dai produttori di macchine per la nebbia. E io odio le lobby.