Visualizzazione post con etichetta Vittorio De Sica. Mostra tutti i post
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mercoledì 11 maggio 2016

I grandi magazzini - Mario Camerini (1939)

(Id.)

Visto in Dvx.

Due dipendenti di un grande magazzino di Milano si innamorano, ma, ovviamente, all'inizio si respingono. Lui la insegue, lei si allontana e viene avvicinata dal capo del personale. Nel mentre si inseriscono una serie di furti di cui lei viene accusata; sarà lui a tirarla fuori d'impaccio.

Ennesimo film della coppia Camerini/De Sica con il ricongiungimento della già nota Assia Noris. Insomma viene costruita la solita commedia romantica molto leggera fatta di innamoramenti improvvisi e segreti, di avvicinamenti e allontanamenti, di crisi finale e del più classico scioglimento consolatorio. Non c'è molta inventiva, ma molta professionalità e un'idea ben precisa di quello che si sta facendo. Non c'è la tenerezza di Capra, la classe di Lubitsch o le sceneggiature alla Borzage, ma il film è onesto ed efficace; abbastanza diretto e compatto che riesce a rendere secondarie le ingenuità.
Non ci sono le idee visive di alcuni dei film precedenti di Camerini anche se diverse buone sequenze sono garantite. Quello che però fa la differenza è l'esperienza di chi sta lavorando.
De Sica ormai è un esperto della parte del ragazzo di buone speranze da quasi 10 anni, la Noris risulta molto brava nelle emozioni trattenute... curiosamente sbraga (e male) in quelle dove le emozioni sono più schiette. Inoltre c'è un'ottima risma di comprimari (da applausi la prestazione di Riento).

Non il migliore della solita coppia, ma una commedia rosa che avercene.

mercoledì 28 ottobre 2015

Souvenir d'Italie - Antonio Pietrangeli (1957)

(Id.)

Visto in Dvx.

Una turista wasp anglofona perde l'auto in Liguria e si lascia convincere da due autostoppiste ad andarsene con loro verso Venezia, Pisa e poi Roma. Durante il viaggio si innamoreranno, abbandoneranno e/o verranno abbandonate fino ad accasarsi.

Simpatica commediala dallo sforzo produttivo ingente (sceneggiatura con partecipazione di Dario Fo, alla regia Pietrangeli e nel cast una serie di nomi di peso usati come comprimari)... ci si aspetterebbe quindi qualcosa di più; invece rimane una commediola che si tinge di rosa in maniera fin troppo programmatica, si muove con garbo senza infamia e senza lode. Intrattiene, con la grazia che Pietrangeli riuscirebbe a infondere anche all'elenco del telefono (ma stavolta rimane molto in disparte senza mai mostrarsi).
Interessante solo per le allusioni piuttosto spinte per l'epoca o per i completisti delle filmografie dei grandi nomi impegnati in questa pellicola.

PS c'è pure un breve cameo di Fo nei panni della guida turistica che chiama sua madre.

venerdì 14 agosto 2015

Il Signor Max - Mario Camerini (1937)

(Id.)

Visto in Dvx.

Un giornalaio di Milano una volta all'anno fa una crociera dove si immerge nel mondo della ricca nobiltà italiana; lo fa per il gusto di sentirsi un signore e lo fa con i propri risparmi. Li incontra una donna di cui si innamora e, conoscendola, viene scambiato per un ricco rampollo piuttosto sfuggente. Le cose prenderanno pieghe imprevedibili quando i nuovi "amici" lo porteranno a vivere una vita al di sopra delle proprie possibilità e, soprattutto, quando si accorgerà che la giovane cameriera della nobildonna è molta più interessante della vuota riccastra.

All'ennesima collaborazione fra Camerini e De Sica viene girato quello che sarà il film simbolo della coppia (il film più ricordato e quello con più remake...inguardabili).
Se alla regia Camerini sembra meno impegnato a dare un'impronta personale innovativa (come avvenne nei suoi film precedenti che sono riuscito a vedere; "Darò un milione" e "Gli uomini... che mascalzoni") sembra però molto più impegnato a dare più solidità a una trama tra le meglio scritte dell'epoca. La base è quella di una commedia degli equivoci tinta in rosa, ma il capolavoro che viene costruito da Camerini sta tutto nella leggerezza del racconto (la leggerezza è, forse, il vero marchio di fabbrica del regista) che rimane godibilissimo anche 80 anni dopo e nel sentimentalismo ben utilizzato. Se la parte della commedia dà agilità alla vicenda (senza mai scadere nel comico ottuso o nel macchiettistico come, purtroppo, verrà fatto nei remake successivi), la parte romantica riesce a non essere indigesta, anzi dona un'empatia altrimenti impossibile ai personaggi e credo possa essere ancora commovente nella sa semplicità.
De Sica poi si rivela veramente in parte quando recita la parte del bravo ragazzo del popolo.

mercoledì 13 maggio 2015

Gli uomini, che mascalzoni... - Mario Camerini (1932)

(Id.)

Visto in Dvx.

Lui e lei sono due ragazzi milanesi, lavoratori e seri. Lui la nota, la segue, pastura il giusto, si da delle arie e la conquista. Ma la sfortuna e una serie (interminabile) di equivoci o ripicche sembrano allontanarli ogni volta che si riavvicinano; almeno fino (all'inevitabile) lieto fine.

Commediola romantica ovvia fin dall'inizio, tenera e leggera che è un piacere da guardare. Non ci saranno colpi di scena, ma quello che vince è la freschezza dei protagonisti (grandissimo un Vittorio De Sica incredibilmente giovane) e il ritmo sempre ben tenuto.

Camerini però è modernissimo nella regia. Si muove con al macchina da presa da una stanza all'altra, nella fiera vengono usati frequenti carrelli, la scena del ritorno con la macchina da un perfetto senso della velocità con inquadrature traballanti dall'automobile alternate a inquadrature degli pneumatici.
Le location non si limitano a fare da tappezzeria, ma, pur non diventando mai parte fondamentale della storia, vengono scrutate con curiosità.
Infine viene infilata qualche buona idea degna di un Frank Capra, come la scena della confessione del reciproco amore tra i due dentro al taxi del padre di lei.
Il vero amaro in bocca lo lascia la consapevolezza di cosa poteva essere il cinema italiano se non fosse stato tarpato dal fascismo...

Noto il fatto che la canzone "Parlami d'amore Mariù" nasce in questo film (fu un successo enorme) in una scena deliziosa con i due che ballano e De Sica che la improvvisa.


lunedì 16 giugno 2014

La ciociara - Vittorio De Sica (1960)

(Id.)

Visto in tv.

1943, madre e figlia 13enne fuggono da Roma in attesa dell'arrivo degli alleati. Nelle campagne si ricostruiscono una vita in mezzo agli sfollati, fatta di sopravvivenza spicciola, nuovi incontri e il persistere del loro costante ottimismo. Quando finalmente gli alleati arrivano e loro due si mettono in cammino per tornare a casa verranno violentate entrambe da una milizia di magrebini. Il rapporto fra madre e figlia si interromperà.

Film magistrale di un De Sica perfetto nella sua asciutta regia, perfetto nel condurre un film contemporaneamente ampio (le campagne romane, i numerosi gruppi di persone) e minuto (i piccoli personaggi, gli interni insistiti degli edifici, i piccoli dettagli che si contrappongono alla violenza come la coccinella durante il passaggio dell'aereo), che si appoggia sugli attori senza mai basarsi solo sulla recitazione; sempre misurato si butta sul montaggio e su inquadrature diverse solo nella scena dello stupro per mostrare l'orrore di ciò che avviene senza far vedere nulla.

Il film si appoggia ad una sceneggiatura perfetta che con molti dialoghi (senza mai stancare) riesce a chiarire perfettamente i personaggi, soprattutto la grande protagonista e il suo rapporto con la figlia.

Niente da aggiungere sull'interpretazione della Loren, impeccabile nella parte della madre ottimista e gioiosa così come della persona violentata che deve riuscire a gestire il proprio dolore e quello della figlia.

Personalmente non ho apprezzato il finale che mi è sembrato debole rispetto al resto del film, doveva fermarsi prima o aggiungere ancora qualcosa; tuttavia questo rimane un grande film.

lunedì 14 gennaio 2013

L'oro di Napoli - Vittorio De Sica (1954)

(Id.)

Visto in DVD.

Film a episodi diretto con gusto da un De Sica in gran forma e con una spiccata voglia di far commedia.
Nel primo Totò è un mattariello nella cui casa si è installato un boss di quartiere; nel secondo la Loren è una moglie fedifraga che per non dover dire dove ha realmente lasciato l’anello regalatole dal marito riferisce di averlo perduto nell'impasto delle pizze appena vendute; nel terzo De Sica stesso è un nobile a cui la moglie non lascia portar fuori di casa neppure un soldo per la smania di giocare a carte e la prerogativa di perdere sempre, si consolerà sfidando un bambino; nel quarto la Mangano è una prostituta che viene chiesta in moglie da un ottimo partito in modo assai ambiguo; nell'ultimo De Filippo è un saggio locale che dispensa consigli (sempre efficaci) a pagamento.

Gli episodi sono estremamente scarni, nella maggior parte si può a fatica trovare una storia vera e propria (quello con De Sica e De Filippo non hanno né incipit né fine) e tutti comunque peccano in una trama realmente appassionante… ma d’altra parte è evidente che l’obbiettivo non è questo. Gli episodi sono solo un pretesto per parlare di una certa Napoli, di una certa napoletanità (come viene apertamente scritto ad inizio film). Le storie non sono importanti in se, ma in quanto mostrano dei personaggi che in venti minuti schiudono tutto un mondo, una profondità che va ben oltre la durata della puntata stessa e, quasi in tutti, nel farlo regalano qualche piccolo momento di poesia (poche eccezioni, personalmente direi solo la Loren non ne ha) e molta ironia (ovviamente l’episodio della Mangano ne è completamente privo).

Impossibile dire quale sia il preferito perché tutti veicolano qualcosa ed è inutile fare una graduatoria degli attori perché tutti sono totalmente in parte, sembrano nati per fare quel personaggio e danno sfoggio di se e dei tic che li accompagnano sempre, ma declinandoli all'ombra del Vesuvio… indubbiamente però l’episodio che più mi è rimasto impresso è proprio quello della Mangano, l’unico dramma in mezzo a tante commedie non può non colpire in maniera particolare, e poi quella mancanza di speranza nel finale, quella rassegnazione sono una strizzatina d’occhio a quanto De Sica sa fare nell'ambito melodrammatico.

mercoledì 5 gennaio 2011

Sciuscià - Vittorio De Sica (1946)

(Id.)

Visto in VHS.

Il bello di De Sica è che riesce a raccontare melodrammi con una leggerezza, una facilità impressionante; storie ricche di sentimenti che non risultano mai banali o scontate.

Una coppia di amici che di lavoro fanno i sciuscià e che progetta di comprarsi un cavallo viene arrestata a causa del fratello di uno dei due, e in carcere verranno divisi. Inutile dire che faranno esperienze diverse ed uno dei due sarà portato a tradire con un trucco del direttore. Il rapporto fra i due cambierà radicalmente…

Un’amicizia assoluta distrutta con l’inganno e a quel punto inizia un gioco di vendette reciproche e tentativi di riappacificazione fallimentari che hanno un sentore di tragedia greca (pur con la grazia di una favola infantile), fino alla conclusione, non scontata, ma neppure a sorpresa, semplicemente giusta per il tono della storia. Finale definitivo che, nel suo piccolo, ha un che di epico (e come si è già detto, ha il tono e l’ambientazione di una fiaba).

De Sica si dimostra poi uno storyteller raffinato, tutto teso a rendere credibile e realistico il contorno ed i personaggi secondari prima ancora dei protagonista; stupendi quindi i piccoli riferimenti alla vita privata dei comprimari, le continue incursioni in vari ambiti della vita di tutti i giorni (come i riferimenti allo spiritismo che ricorrono spesso nella sua cinematografia, qui ad esempio vi è la cartomante derubata) o le correlazioni con il periodo fascista appena finito (l’uso del voi del direttore della prigione o il saluto romano).

In un unico film riesce a parlare della vita di strada dei minorenni, dei carceri, dei tribunali e incidentalmente denuncia anche la situazione dei sanatori, delle forze dell’ordine e delle condizioni di vita a vari livelli sociali.

E come non citare poi la regia oggettivamente stupenda, libera e precisa oltre le aspettative considerando l’anno di realizzazione. Neanche un anno dalla fine della guerra e già usavano il dolly! (o simili).

mercoledì 24 febbraio 2010

Darò un milione - Mario Camerini (1935)

(Id.)

VIsto in DVD.

Un film decisamente godibile, divertente e lieve come si sarebbe riusciti a fare venti o trentanni dopo. La storia è certamente convenzionale, anzi quasi didascalica, e molto buonista, eppure il ritmo e le trovate funzionano quasi completamente creando un film che non annoia uno spettatore moderno.
Poi c'è Camerini, regista misconosciuto ma grandioso, che tira fuori delle idee, delle immagini che fanno impressione; su tutte il risveglio di De Sica tra i panni stesi, reso in maniera onirica tanto che non ci si rende conto se si tratti di realtà sogno (come verrà fatto solo dieci anni dopo, anche se meglio riuscito, "Scala al paradiso"), e ci si muove così in un labirinto di lenzuola e di ombre, bellissimo. Anche la scena delle scimmie che banchettano sul tavolo dove c'è stata la cena dei poveri è suggestivo, personalmente mi ha ricordato "Aguirre", ok, so che il paragone è esagerato, ma spontaneamente ho subito pensato al film di Herzog.
Certo, poi le ingenuità e le occasioni sprecate fioccano, ma il film riesce a lasciare comunque un buon retrogusto.