Visualizzazione post con etichetta Alberto Sordi. Mostra tutti i post
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venerdì 29 giugno 2018

Crimen - Mario Camerini (1960)

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Visto in Dvx.

Sei coppie di italiani si ritrovano a Montecarlo. Un omicidio viene commesso e, per varie vicissitudini, i tre vengono tutti sospettati in una girandola di equivoci e segreti reciproci. La vicenda sarà ricostruita a distanza.

Commedia riuscitissima di Camerini che si sporca di giallo senza esserne mai sovrastata. Di fatto un mix di due generi dove, entrambi, hanno il loro spazio, per lo più disgiunto, ma con un occhio di apprezzamento maggiore alle risate.
Il film si pregia di una serie di interpretazioni eccellenti fatte dal cast stellare coprotagonista dove ognuno ha uno spazio equilibrato per muoversi e dare il meglio di sé, particolarmente apprezzabili Manfredi nei suoi panni migliori, un Sordi macchiettistico, ma adatto e una Mangano a cui viene dato lo spazio giusto per spiccare.
Il film invece non riesce mai a dosare in maniera corretta le varie componenti o le tre storie che, di fatto, prima del finale, sono degli episodi disgiunti; ma ha il vantaggio di architettare un plot a incastro totalmente imprevedibile costringendo lo spettatore a rimanere incollato al video fino alla fine per l'impossibilità di prevedere cosa verrà dopo. Non un capolavoro tout court, ma un capolavoro di imprevedibilità.




venerdì 12 gennaio 2018

La più bella serata della mia vita - Ettore Scola (1972)

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Visto in Dvx.

Un industriale italiano che porta, illegalmente, fondi in Svizzera, rimane bloccato su una strada secondaria per un guasto alla macchina; verrà accolto nel castello di un anziano conte e invitato a cena. Durante il lauto pasto il conte assieme a tre suoi anziani amici, metteranno in scena un processo contro l'italiano; dal gioco di ruolo dell'inizio, il processo sembra diventare sempre più serio.

Tratto da un'opera teatrale dell'ottimo Dürrenmatt, Scola ne trae un'opera comica, grottesca che si chiude come una farsa. Trasferisce tutta l'attenzione sul protagonista, interpretato dal solito Sordi che fa Sordi (bravo, ma scontato) e si adegua al suo registro e ai suoi tempi... Scelta non ottimale che rende il film discontinuo e che lo port sul registro del macchiettistico nel giro di pochi minuti rendendo totalmente non sfruttabile il mood d'inquietudine che la storia potrebbe dare.

La trama riesce comunque a muoversi attirando l'interesse dello spettatore (ma è merito dell'opera originale), nonostante la regia sia stata impostata con il pilota automatico (appare quasi impossibile che questo film sia stato realizzato tra "Dramma della gelosia" e "C'eravamo tanto amati").
Grandioso il cast di vecchie (letteralmente) glorie del cinema francese.

In definitiva un film impersonale e insipido che intrattiene senza sforzi con una storiella interessante buttata in vacca.

venerdì 2 giugno 2017

Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa? - Ettore Scola (1968)

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Visto in Dvx.

Un imprenditore italiano parte per l'Africa portoghese (!) alla ricerca del cognato apparentemente scomparso mesi prima; accompagnato dal fido ragioniere sarà costretto a un continuo peregrinare in un inseguimento a distanza delle tracce (e dei depistaggi) lasciati dal parente. Trovatolo sarà costretto a valutare se il ritorno a casa sia davvero la scelta da preferire.

Filmetto più simpatico che divertente di uno Scola (ma alla sceneggiatura ci sono pure Age&Scarpelli) che vorrebbe già essere fustigatore degli italici costumi, ma riesce appena a graffiarne la superficie e riempie il resto di luoghi comuni, idee abusate e un Sordi che gigioneggia senza freni (anzi, macchiettistico standard, deve aver impostato il pilota automatico e non aggiunge niente al film).
Quello che viene maggiormente fuori è un film sull'Africa (l'Africa ovviamente, non una nazione specifica) con lo sguardo esotista del provinciale italiano che riempie tutti di buoni selvaggi rinoceronti e struzzi, missioni cattoliche e pasta cucinata in mezzo alla savana (e quasi tutti che parlano un poco di italiano! E tutti i personaggi minimamente utili alla vicenda sono bianchi).
Di positivo si salva solo (ma è grandiosa) la figura del ragioniere; un Blier impeccabile che fa da spalla comica a Sordi permettendogli di strappare qualche sorriso, ma che anche da solo riesce a tenere il film verso il versante della commedia.
Per essere di Scola manca tutto, non c'è cattiveria o cinismo, ma manca anche la poesia.
Direi che è per completisti di Sordi

lunedì 17 aprile 2017

Lo scapolo - Antonio Pietrangeli (1955)

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Visto in Dvx.

La vita di uno scapolo di trentanni, allergico ai rapporti stabili, da cui si defili appena si sente l'imminenza di un'idea di matrimonio. Vive la sua condizione con una felicità che presto si dimostra di facciata.

Un film fantastico che, ammantato da un'aura di commedia (sostenuta molto dalla presenza di Sordi all'epoca al picco della fama, ma sceneggiata anche dallo stesso Pietrangeli), mostra una realtà amara. A conti fatti non è un commedia, al massimo un simpatico film sulla solitudine; una solitudine che assomiglia a quella del successivo "Io la conoscevo bene"; una solitudine che qui è fortemente voluta, almeno all'inizio, pretesa e poi sofferta, ma ormai l'abitudine all'isolamento rende difficili i rapporti personali duraturi.
Ma questo è anche un film magnificamente anticonformista; nell'Italia cattolica anni '50 un film su uno scapolo fiero di esserlo che combatte contro una società che lo vorrebbe obbligare al matrimonio è di per se sovversiva, ma Pietrangeli non ama gli eroi (figuriamoci Scola; anche lui cosceneggiatore), e il suo protagonista non combatte con fierezza e per nobili ideali, è un omiciattolo infantile che combatte per il diritto a un edonismo che diviene zavorra nel momento in cui il tempo gli toglie il manto di splendore della gioventù.

Sordi è centrale e mattatore, spesso in scena da solo, spesso pure in eccesso. Protagonista di lunghi monologhi, molti borbottii privati e diversi pensieri esposti. Questo film è totalmente su Sordi, che non solo non smette di interpretare il suo italiano medio, ma stavolta lo azzecca in toto; pochi momenti realmente buffi, i suoi tic e i suoi istrionismo da caratterista sono tenuti a bada e riesce splendidamente in una parte che di buffo ha poco e di malinconico molto.

Alla regia Pietrangeli ci mette soggettive e un bel piano sequenza iniziale, ma principalmente lavora di attori con una regia parca e precisa e la costruzione di diverse sequenze densissime di significato pur nella loro essenzialità. Su tutte si fanno ricordare la cena solitaria (e il triste dopo cena) a parlare con un altro scapolo di mezza età o il ritorno a casa, dopo una serata finita mala, con il tentativo di ammazzare il tempo lungo la strada.

mercoledì 28 ottobre 2015

Souvenir d'Italie - Antonio Pietrangeli (1957)

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Visto in Dvx.

Una turista wasp anglofona perde l'auto in Liguria e si lascia convincere da due autostoppiste ad andarsene con loro verso Venezia, Pisa e poi Roma. Durante il viaggio si innamoreranno, abbandoneranno e/o verranno abbandonate fino ad accasarsi.

Simpatica commediala dallo sforzo produttivo ingente (sceneggiatura con partecipazione di Dario Fo, alla regia Pietrangeli e nel cast una serie di nomi di peso usati come comprimari)... ci si aspetterebbe quindi qualcosa di più; invece rimane una commediola che si tinge di rosa in maniera fin troppo programmatica, si muove con garbo senza infamia e senza lode. Intrattiene, con la grazia che Pietrangeli riuscirebbe a infondere anche all'elenco del telefono (ma stavolta rimane molto in disparte senza mai mostrarsi).
Interessante solo per le allusioni piuttosto spinte per l'epoca o per i completisti delle filmografie dei grandi nomi impegnati in questa pellicola.

PS c'è pure un breve cameo di Fo nei panni della guida turistica che chiama sua madre.

mercoledì 2 settembre 2015

Il delitto di Giovanni Episcopo - Alberto Lattuada (1947)

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Visto in Dvx.

Un uomo semplice viene circuito da un abile truffatore che lo inserisce in un ambiente di profittatori. Il truffatore è costretto a fuggire, ma intanto il protagonista si innamora e si sposa con una donna della nuova cricca; inutile dire che il matrimonio non sarà felice.

Una storia solidissima tratta da D'Annunzio (peccato per il finale che si dilunga troppo disperdendo parte del pathos). Splendida la regia che spesso aggiunge guizzi grandiosi che preannunciano quello che arriverà nei decenni successivi (l’incipit in soggettiva; piccoli carrelli alla Scorsese; uso dei piani per costruire scene più articolate; la voce fuori campo che recita il dialogo che dovrebbe avere luogo mentre in realtà gli attori rimangono silenziosi; uso delle luci, anche se non enorme ma si pensi alle fiamme dei cerini; per non parlare dei fuochi d'artificio per rappresentare l'amplesso!).

Il comparto attoriale è discreto, ma il protagonista è un Fabrizi a cui finalmente è permesso di recitare, molto distante dalla solita macchietta buonista delle commedie; qui fa una parte castrante nella fase iniziale, ma sempre più spessa a mano a mano che il film si sviluppa.

Non è il film migliore di Lattuada, ma rimane uno dei più interessanti per il suo respiro internazionale (e la distanza enorme con il neorealismo di quegli anni); il tono, l'ambiente, la trama (l'uomo comune che, quasi involontariamente, si ritrova protagonista di un delitto), tutto fa sembrare questo un film langiano.

PS: c'è pure un giovane Sordi in una parte marginale, ma lui si bravo.

lunedì 22 dicembre 2014

Mafioso - Alberto Lattuada (1962)

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Visto in Dvx.

Un siciliano lavora come supervisore in una fabbrica del nord, si è sposato con una milanese da cui ha due figlie; finalmente dopo quasi 10 anni riesce a tornare nella nativa Alcamo (portando per la prima volta la famiglia in Sicilia). Il film si dipana nel mostrare lo sconcerto della nordica nei confronti dell'ambiente, le abitudini, i preconcetti e i servilismi del sud. Verso la fine della vacanza però il capo mafia locale chiede un favore che non si può rifiutare al protagonista.

Un film stranissimo che parte come una commedia sulle differenze nord-sud piuttosto carina seppure con alcuni (molti) luoghi comunissimi sfruttati per divertire a colpo sicuro. La mafia viene trattata con sussiegosa ironia, seppure rimane come convitato di pietra in ogni inquadratura.
Nella seconda parte il film vira verso il dramma, con un regolamento di conti e la tragedia di un uomo normale invischiato in questioni immorali più grandi di lui a cui è costretto ad assoggettarsi; il finale normalizzante non è certo consolatorio.
Lo stacco fra le due parti non è improvviso. Lentamente il capo mafia dimostra di avere un piano e pur rimanendo ironico, se non proprio macchiettistico, il concetto aleggiante di mafia si fa sempre più presente, pervasivo ed inquietante. Lo stacco più netto si ha nel bellismo incontro notturno, da li inizia il dramma. Ma anche nel pieno svolgersi della tragedia, l'atteggiamento e la fisicità di Sordi (magnifico protagonista) continuano a puntare sull'ironia.

Mix incredibile di generi che si fondono in maniera impeccabile. Effetto straniante che colpisce davvero molto. Il mash up nasce dalla fusione di due sceneggiature una di Marco Ferreri e una di Age e Scarpelli (guess who è per il dramma grottesco e chi per la commedia regionale?), nate indipendentemente ed immotivatamente unite. Beh l'unione delle due crea un film particolarissimo.
Il comparto artistico è però meritevole degli encomi e credo sia proporzionalmente investito dalla responsabilità della riuscita perfetta.
Sordi macchina comica molto fisica (che solitamente non amo troppo per la tendenza alla caricatura e per essere un caratterista esagerato) qui è bravissimo nella prima parte (il suo entusiasmo all'arrivo in nave in Sicilia è così veritiero da essere contagioso) e nella seconda riesce ad essere credibile nel dramma divenendo necessario per garantire quel trait d'union con la commedia precedente.
Lattuada invece è solido e concreto, inquadra con gusto per la composizione, utilizza alcuni panfocus molto belli, costruisce tutte le scene (almeno nella prima parte) su più piani, gioca molto con il bianco accecante della Sicilia per controbilanciarlo con le ombre del dramma; inoltre il ritmo dell'incipit è enorme tutto tenuto in piedi da una macchina da pesa che si ferma solo per inquadrare i personaggi in movimento. La scena dell'incontro in notturna con Don Vincenzo è un capolavoro di primissimi piani, silhouette, luci crude ed ombre vicino all'espressionismo o al noir classico. Il viaggio stilizzato con una schermata nera, due spiragli di luce in movimento e la voce fuori campo di Alberto Sordi che prega e pensa alla famiglia è un altro colpo di genio.
Un film da recuperare assolutamente. Locandine tutte fuorvianti.

venerdì 6 settembre 2013

Il vedovo - Dino Risi (1959)

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Visto in tv.

Un omuncolo sciocco e pieno di  (Sordi) è in continuo fallimento, sposato ad una ricca e intelligente industriale milanese ne sfrutta il nome (Valeri), ma viene continuamente vessato da lei. Durante un viaggio della moglie il treno su cui lei dovrebbe essere deraglia. Sordi proverà per 24 ore la sensazione della sua ricca vedovanza e gli piacerà. Quando la moglie si farà viva (non era su quel treno) progetterà quindi di rimanere realmente vedovo.

Divertente commedia di un Risi in piena forma che alle battute classiche affianca un umorismo nero che in Italia si vede tuttora molto poco. La storia si dipana in un mondo grottesco dove tutti sono stronzi o stupidi o avidi o profittatori o più cose insieme, solo uno degli innumerevoli personaggi è tutto sommato un uomo buono, ed è il marchese, ma ovviamente sarà proprio a lui che occorrerà il gesto più empio del film.

Il film si compone di una galassia di macchiette (e non di personaggi veri e propri), ma ben costruite, che si incastrano a vicenda in maniera invidiabile e che tirano fuori il meglio da ogni attore. La Valeri si butta con classe nella sua signorina snob con il 70% di stronzaggine in più. Sordi dal canto suo interpreta il suo solito piccolo borghese stupido e cocciuto, pieno di se, ma misero e pavido (e pure piuttosto fascistello); niente di nuovo, ma qui la macchietta è perfettamente integrate nell'ambiente e Sordi ci sguazza con grazia non comune.

Infine non si può non sottolinea fortissimo come questo sia un film bellissimo. Esteticamente parlando. Una fotografia in un bianco e nero così pulita e perfetta, ma soprattutto un uso delle luci fantastico che arriva in un paio di momenti (il ritorno della Valeri dopo l’incidente e la notte in cui viene messo a punto il piano) ad avvicinarsi all'espressionismo. Bellissimo.

lunedì 13 maggio 2013

I nuovi mostri - Dino Risi, Mario Monicelli, Ettore Scola (1977)

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Visto in tv.

Film collettivo seguito del celeberrimo (che non ho visto….) film del solo Risi del 1963. È un film ad episodi completamente disgiunti gli uni dagli altri che dovrebbero mettere alla gogna i vizi di una nazione ipocrita ad ogni livello. Gli episodi sono in totale 14, ma la versione televisiva è ridotta a soli 9 episodi… purtroppo ho visto quest’ultima versione.

Complessivamente il film è assolutamente da guardare, non è esattamente un film comico, è un grottesco degno del cinema spagnolo (ma d’altra parte, il grottesco è nel sangue di un certo cinema italiano) che fa risaltare su tutti l’ipocrisia della società, ma soprattutto al bravura degli attori. L’episodio del vescovo interpretato da Gassman, così come quello della madre portata all'ospizio con Sordi sono si della accuse sociali (banali e all'acqua di rose), ma soprattutto sono due prove d’attori, certamente caricaturali come vuole il tono del film, ma di assoluto livello; affascinante anche la macchietta del nobile romano in giro per ospedali interpretata sempre da Sordi. Essendo un film ad episodi il livello è altalenante, ma il tono è sempre mantenuto. L’unico cambiamento degno di nota è nei due episodi interpretati dalla Muti; le storie trattate lasciano le rotaie del grottesco per andare a parare in un cinismo veramente nichilista, senza speranza e con pochissima ironia, curiosamente questo cambio di tono non ammazza il film, anzi ne rende il mood più torbido.

Gli episodi censurati nella versione televisiva appaiono (ne ho solo letto le trame) particolarmente cinici o brutali che difficilmente potevano essere accettati dalla tv di stato di 30 anni fa...

lunedì 12 marzo 2012

La grande guerra - Mario Monicelli (1959)

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Visto in DVD.
Prima guerra mondiale. Un soldato milanese ed uno romano, divisi per odi precedenti si ritrovano nello stesso battaglione; li unisce il comune desiderio di non fare la guerra. Le proveranno tutte (riuscendoci quasi sempre) per evitare un loro coinvolgimento diretto; ma in ultimo sarà proprio la loro paura a farli catturare, permettendogli il loro unico atto di eroismo (che potrebbe rimanere misconosciuto).

Io odio i film di guerra, perché sono tutti maledettamente uguali, con gli stessi identici significati mostrato con una serie di sequenze spesso sovrapponibile, fatte da personaggi sempre identici e archetipici in maniera stupida e piatta. E odio in maniera anche superiore i film sulla prima guerra mondiale che, al contrario dei film sulla seconda (pomposi, patriottici ed enfatici), insistono su un antimilitarismo certamente condivisibile, ma sempre reso in maniera cerebrale e sfacciata, senza mezzi termini, sempre urlato in faccia. Dopo aver visto l’ennesimo film che mi mostra come la guerra cambi le persone “ecco quindi perché fare la guerra è sbagliato”; ci si rompe anche un po’.

Questo film però è tutta un’altra cosa. Se fosse stato girato durante negli anni ‘10 sarebbe stato una commedia all’italiana vera e propria. È infatti da questo genere (più che dai film di guerra) che mutua i suoi significati ed i suoi modi. Mostra due personaggi sospesi tra il grottesco ed il comico che si muovono in un ambiente affetto da problemi strutturali indipendenti dai personaggi che vi si muovono, ma le persone sono permeato di un sentimentalismo quasi mai scontato. Il film quindi riesce perfettamente a bilanciare scene drammatiche/sentimentali (l’addio alla Mangano, o l’incontro con la vedova di Bordin) a scene comiche davvero divertenti; anzi, spesso i due genere sono mostrati in contemporanea!

I due protagonisti poi sono una cosa eccezionale, due maschere da teatro perfettamente in parte che riescono ad essere divertenti e convincenti con una sola espressione (io che non amo Sordi a priori, credo che in questo film sia stato fondamentale).

mercoledì 26 ottobre 2011

Finché c'è guerra c'è speranza - Alberto Sordi (1974)

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Registrato dalla tv. Sordi è un “piazzista” di armi da guerra, arrivista, disposto a tutto pur di vendere, sposato con una donna interessata ai suoi soldi e con figli distanti si getta anima e corpo nella propria professione.

Sorprendente pensare che già negli anni ’70 in Italia si facevano film che definirei alla Reitman, con la descrizione di personaggi spregevoli per ruolo sociale, resi divertenti ed empatici per la loro personalità per nulla positiva, ma descritti comunque umanamente. Questa è l’essenza di questo film di e con Sordi, un uomo vittima del proprio lavoro, disprezzato da tutti quelli che non fanno parte del suo mondo, con colleghi disposti a sbranarsi a vicenda ed una famiglia medio borghese ipocrita e gelida; come non si può non parteggiare per lui? Anche se lui vende armi di morte e non cambia opinione sulla sua professione neppure dopo essere stato vittima dei suoi stessi aerei e dopo aver visto sul campo cosa causano.

Il film sorprende anche perché dentro c’è già tutto; dovendone rifare oggi un remake sarebbe difficile aggiungere un episodio in più per descrivere il personaggio ed il suo mondo; la sceneggiatura già pensa a tutto. Unico neo (oltre ad un certo provincialismo italiano), il ritmo, forse adatto per l’epoca d’uscita, ma oggi piuttosto col freno a mano inserito.

Giustamente famosa la fantastica sequenza finale con lo scontro tra Sordi ed i famigliari indignati dopo aver “scoperto” che lavoro fa.

mercoledì 15 settembre 2010

Un borghese piccolo piccolo - Mario Monicelli (1977)

Un impiegato del ministero (Sordi) piuttosto possessivo e maschilista, gonfio d'orgoglio, piccoloborghese e dalla figura titanica che pesa fortemente sulla famiglia creando la vita del figlio (Vincenzo Crocitti, che in una parte seria mi fa morire dal ridere) a propria immagine cerca di far entrare il suo unicogenito nello stesso ministero. Non si pensi male, Sordi interpreta un personaggio rico di difetti, ma tutto ciò che fa lo fa per un sincero ed enorme amore per il figlio, di cui è orgogliosissimo per il diploma in ragioneria e per il quale è disposto ad ogni sacrificio (entrerà nella massoneria solo per potergli dare una chance in più)... purtroppo il giorno dell'esame il figlio rimarrà ucciso in uno scontro a fuoco durante una rapina, la moglie di Sordi apprenderà la notizia dalla televisione e rimarrà sotto shock, incapace di muoversi e provvedere a se stessa; Sordi stesso cadrà in depressione, ma continuerà a collaborare con la polizia. Quando finalmente riuscirà a trovare il colpevole non avvertirà le autorità, semplicemente se lo rapisce per conto suo e lo porterà in una catapecchia fuori città. Anche lui non ha la minima idea di cosa farsene, ma il rapito morirà accidentalmente...
Film nerissimo di Monicelli assolutamete lontano dai torture movie odierni, non vi è vera e propria vendetta, non vi è tortura, è solo un uomo inadeguato ad affrontare ciò che gli è successo che agisce a caso senza avere idea sul da farsi. Il film però rimane sempre ironicissimo (la scena delle prove iniziatiche alla massoneria sono stupende), cinico oltre ogni dire a volte esagerando non poco (tutta la scena nel cimitero o il finale), talvolta invece si permette delicati tocchi di classe (come nella scena dell'assassinio, che avviene per caso, quasi senza che nessuno se ne accorga, neppure Sordi). Il film vuole essere una disincantata dichiarazione di morte di un cinema (quello della commedia all'italiana) impossibile da portare avanti perchè è la società ad essere cambiata, se una volta i difetti degli italiani potevano essere usati come sfottò e rendere simpatica una nazione, ora vengono visti come simpatiche limitazioni di uomini di borgata che possono però trasformarsi in armi letali; la società è malata in modo irreversibile e non si ride più di lei in tono comprensivo, si ride per non piangere, per non pensarci.
Ottima l'interpretazione di Sordi, forse la migliore in assoluto (in effetti la fine dei 70 e l'inizio degli 80 rappresentano il suo periodo migliore da un punto di vista recitativo); peccato per la Winters, completamente sprecata, non dico che avesse bisogno di un personaggio migliore, ma almeno una battuta decente potevano dargliela.

sabato 13 febbraio 2010

I vitelloni - Federico Fellini (1953)

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Visto in VHS.

Non sono un fan di Fellini ad oltranza, anzi... quindi quando mi avvicino ad un suo film che non ho mai visto sono sempre dubbioso del risultato finale; tantopiù su questo, vista la presenza di Sordi che, mi spiace ma non posso faci niente, non mi esalta per nulla.
Eppure questo film riappacifica con chiunque, con Sordi, con Fellini, col cinema italiano, con tutti.
Un film magnifico, di un realismo magico continuo; la trama è classica, uno spaccato della vita di 6 ragazzi negli anni '50, eppure c'è ovunque un'aura di surrealtà, di sogno, di rincorsa della vita che è magnifica. La mano del regista non calca sull'onirico più spinto come farà successivamente, la si nota giusto in qualche sequenza, quella della festa di carnevale, quella degli amici in riva al mare, quella della partenza di Moraldo (con una breve e secca panoramica degli amici a letto come se fosse la soggettiva del ragazzo dal treno). Eppure tutto è permeato da un'ombra di fatale irrealtà. Bellissimo.

Splendido il cast, Sordi era semplicemente necessario.