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martedì 21 febbraio 2012

La contessa scalza - Joseph Mankiewicz (1954)

(The barefoot contessa)

Visto in DVD. Una belle e sensibile diseredata spagnola dalla famiglia complicata viene notata da un dittatoriale produttore cinematografico che grazie al regista (un Bogart piuttosto in disparte) la lancia nel dorato mondo del cinema. La sua storia sarà sofferta e la sua carriera breve, fino alla morte. Il funerale sarà la cornice in cui i vari personaggi che ne prendono parte racconteranno la sua storia.

Film verboso come sa essere solo un film di Mankiewicz, ma senza la verve o la forza distruttiva di un “Eva contro Eva”… quello che rimane quindi è solo un lungo film di stampo teatrale, abbastanza esagerato nei termini usati e nei sentimenti esposti con più letteratura che non cinema.

Cast di livello quietamente sprecato perché a parte la Gardner protagonista (che secondo me neppure recita da dio), Bogart e O'Brien, fanno parti limitate; troppo limitate per loro. Cameo di Interlenghi nella parte del fratello della Gardner.

Alla regia alcune idee (come il ballo inziale dove la protagonista non viene mai inquadrata), ma in definitiva niente di adeguato per mantenere alto il ritmo.
Ne più, ne meno, di un film affossato dalla sceneggiatura.

mercoledì 5 gennaio 2011

Sciuscià - Vittorio De Sica (1946)

(Id.)

Visto in VHS.

Il bello di De Sica è che riesce a raccontare melodrammi con una leggerezza, una facilità impressionante; storie ricche di sentimenti che non risultano mai banali o scontate.

Una coppia di amici che di lavoro fanno i sciuscià e che progetta di comprarsi un cavallo viene arrestata a causa del fratello di uno dei due, e in carcere verranno divisi. Inutile dire che faranno esperienze diverse ed uno dei due sarà portato a tradire con un trucco del direttore. Il rapporto fra i due cambierà radicalmente…

Un’amicizia assoluta distrutta con l’inganno e a quel punto inizia un gioco di vendette reciproche e tentativi di riappacificazione fallimentari che hanno un sentore di tragedia greca (pur con la grazia di una favola infantile), fino alla conclusione, non scontata, ma neppure a sorpresa, semplicemente giusta per il tono della storia. Finale definitivo che, nel suo piccolo, ha un che di epico (e come si è già detto, ha il tono e l’ambientazione di una fiaba).

De Sica si dimostra poi uno storyteller raffinato, tutto teso a rendere credibile e realistico il contorno ed i personaggi secondari prima ancora dei protagonista; stupendi quindi i piccoli riferimenti alla vita privata dei comprimari, le continue incursioni in vari ambiti della vita di tutti i giorni (come i riferimenti allo spiritismo che ricorrono spesso nella sua cinematografia, qui ad esempio vi è la cartomante derubata) o le correlazioni con il periodo fascista appena finito (l’uso del voi del direttore della prigione o il saluto romano).

In un unico film riesce a parlare della vita di strada dei minorenni, dei carceri, dei tribunali e incidentalmente denuncia anche la situazione dei sanatori, delle forze dell’ordine e delle condizioni di vita a vari livelli sociali.

E come non citare poi la regia oggettivamente stupenda, libera e precisa oltre le aspettative considerando l’anno di realizzazione. Neanche un anno dalla fine della guerra e già usavano il dolly! (o simili).

sabato 13 febbraio 2010

I vitelloni - Federico Fellini (1953)

(Id.)

Visto in VHS.

Non sono un fan di Fellini ad oltranza, anzi... quindi quando mi avvicino ad un suo film che non ho mai visto sono sempre dubbioso del risultato finale; tantopiù su questo, vista la presenza di Sordi che, mi spiace ma non posso faci niente, non mi esalta per nulla.
Eppure questo film riappacifica con chiunque, con Sordi, con Fellini, col cinema italiano, con tutti.
Un film magnifico, di un realismo magico continuo; la trama è classica, uno spaccato della vita di 6 ragazzi negli anni '50, eppure c'è ovunque un'aura di surrealtà, di sogno, di rincorsa della vita che è magnifica. La mano del regista non calca sull'onirico più spinto come farà successivamente, la si nota giusto in qualche sequenza, quella della festa di carnevale, quella degli amici in riva al mare, quella della partenza di Moraldo (con una breve e secca panoramica degli amici a letto come se fosse la soggettiva del ragazzo dal treno). Eppure tutto è permeato da un'ombra di fatale irrealtà. Bellissimo.

Splendido il cast, Sordi era semplicemente necessario.