Visto
Una bimbetta viene violentata e uccisa.
La polizia prontamente arresta il tizio giusto, ma al padre della bimba la cosa
non basta. Assalta il furgone della polizia e rapisce l’omicida; ha deciso di
fargli passare i sette giorni più brutti della sua vita e poi ucciderlo. Dato
che è una persona trasparente ne informa anche la moglie e la polizia; anche se
nessuno sembra capirlo in realtà i poliziotti si mobilitano non per salvare il
criminale, ma per evitare che il buon padre di famiglia (preda di giusti
istinti) si rovini la vita con un omicidio e, tra la gente del posto, si
comincia a fare il tifo per lui.
Un film tendenzialmente fascista che
spiega che tutto sommato, se posto nel contesto giusto, il fascismo è cosa
buona e giusta, o quantomeno è comprensibile. Un film con dei presupposti
inusuali e complessi che potevano renderlo interessante; peccato che fin da
subito sia chiaro che non si sa come si vuol condurre la cosa.
Fare tutto un film drammatico peso con
ampie questioni morali pareva brutto, poco pubblico, magari un buon film, ma
incassi scarsi.
Fare un onesto torture movie pareva
brutto, cioè la violenza ce la metto che intercetto un poco il pubblico di
nicchia, faccio vedere che non temo di mostrare anche le cose contro e poi, si
sa, il sangue attira sempre; però no, torture movie serio, onesto e peso no,
sennò mi svacca il dramma e non riesco a far vedere lo struggimento interiore.
Fare un film bergmaniano e allegorico
pareva brutto, ci mettiamo qualche metaforone bello evidente, ci mettiamo
lunghi silenzi che fanno lavorio interiore del protagonista, un poco di
incomprensione e di sostegno dove meno te lo aspetti (che fa multi
sfaccettatura della razza umana) e li ho già detti i lunghi silenzi?!
Ecco il film sembra non decidersi mai
su quale strada imboccare con sicurezza e quindi le becca tutte, prendendo
spesso i difetti di ogni via percorribile e poco i lati positivi (anche se,
devo dire, l’inizio mi era sembrato promettente), mischia le cose creando un
film piuttosto noioso, pretenzioso, con azioni sempre più assurde, un finale
aperto che ci sta poco e che, alla fin fine, non dice nulla.
Ogni tanto ai canadesi parte l’embolo e
fanno un torture movie complesso, se l’embolo che parte è grosso allora
fanno Les sept jours du talion.
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