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venerdì 3 novembre 2017

Casa Casinò - Andrew Jay Cohen (2017)

(The house)

Visto in aereo, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una coppia non ha più i soldi per mandare l'amata figlia all'università, decide quindi di aprire un Casinò illegale nella casa di un amico spiantato. Comincerà a essere vissuto da tutta la cittadina, ma sarà anche preso di mira dalla mala e dalla politica.

Alla sua prima prova da regista (in un lungometraggio per il cinema), lo scrittore Andrew Jay Cohen (autore di "Cattivi vicini"), prodotto da Adam McKay (il regista di "Fratellastri a 40 anni", "Ricky Bobby" e "Anchorman") costruisce l'ennesimo film perfetto per Will Ferrell. L'ennesimo film dove l'attore è un adulto piuttosto scemo che reagisce alle sfide della vita in maniera iperbolica ed esagerata e che, con gli adolescenti, condivide il senso di ribellione alla conformità di cui fa parte.
Se un film del genere, nonostante non cambi mai nonostante gli anni passati, sia comunque una rinfrescante boccata di comicità demenziale come fanno ormai in pochi (e questo soprattutto grazie alla capacità e la fisicità di Will Ferrell, che però non è di per sé sufficiente); in questo caso siamo davanti alla migliore delle opere possibili.
A fianco a un tono mutuato dalla tv (per una volta con un'accezione positiva) c'è l'intento di tutte le personalità in gioco di mettere a nudo l'ipocrisia dell'America media, dei vicini di casa, dei parenti, dei politici locali, delle forze dell'ordine e delle famiglie; una sorta di film alla Tim Burton, ma senza mostri e melodrammi. Un'impegno congiunto da parte di tutti che riesce a rendere contemporaneamente critico e divertente un intreccio, paradossale e verosimile un rapporto di forza.
Il tutto unito a un ritmo perfetto che concede diversi momenti di sincero divertimento (non mi capita spesso di ridere sguaiatamente, qui ci sono almeno due sequenze da antologia).

martedì 5 febbraio 2013

Blades of glory: Due pattini per la vittoria - Josh Gordon, Will Speck (2007)

(Baldes of glory)

Visto in tv.

I due più grandi campioni di pattinaggio del mondo sono entrambi statunitensi, ma sono esattamente agli antipodi, uno calmo e molto tecnico, l’altro selvaggio creativo e dipendente da sesso. Verranno ostracizzato dalle gare di singolo maschile a causa della loro rivalità, ma non riuscendo a reinserirsi nel mondo riproveranno ad entrare nell'ambiente sportivo nella disciplina a coppie, gareggiando insieme.

Will Ferrel ha una comicità estremamente anni zero, che è un po’ quella di Ben Stiller o di Judd Apatow, quella di far ridere per il contesto e non per una battuta, una scena di un suo film, messa fuori contesto è assolutamente insignificante, messa nel posto giusto può essere vincente. Ma se Ben Stiller è il più raffinato in questa disciplina, Will Ferrel ne è la versione demenziale. La comicità è sempre quella, ma il contesto è estremizzato, i suoi personaggi sono macchiette viventi (sono dei ritardati al pari di quelli di Ben Stiller, ma estremamente più stupidi), le storie sono pura scusante (di fatto il filone sportivo di nicchia è un cliché già affrotnato in “Talladega nights”) e l’intero mondo attorno a loro è molto più demenziale, più estremizzato ed esteticamente più kitsch.

Questo film non esula dall'idea di base e di fatto rappresenta un esemplare classico di Will Ferrel; senza un’idea particolare, sempre con il solito concetto di fondo dell’amicizia virile (fino a un certo punto) che nasce nelle necessità si muove col pilota automatico azzeccando alcuni momenti e diventando un ottimo film medio (del filone demenziale eh, non va dimenticato). Niente di più.