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lunedì 30 luglio 2018

Vulcano - William Dieterle (1950)

(Id.)

Visto in Dvx.

Una prostituta viene costretta dalle autorità a tornare nel comune natio, l'isola di Vulcano. Si riavvicinerà alla sorella che non conosce il suo passato, ma verrà ostracizzata dal resto della comunità.

Filmone verace più dalla storia produttiva che dalla trama. Realizzato su iniziativa di una Magnani furente per essere stata sostituita (nella vita, come nel cinema) da Rossellini con la Bergman. Il film venne girato specularmente a "Stromboli" e riuscì ad uscire prima di quest'ultimo ottenendo un buon successo di riflesso.

Il film, un film fatto per vendetta, che ne viene fuori è un'opera dalla fotografia nitida, con una location da urlo e un ottimo cast, ma dalla trama discontinua, fatta a episodi, ma soprattutto troppo ricca di scene madri, di agnizioni non strettamente necessarie messe lì solo per rincarare la dose.
Però funziona. Gode di un buon ritmo, una trama accettabile e un fascino selvaggio dato dall'isola di Vulcano e dalla Magnani. Se è ormai stucchevole sottolineare come questa attrice sia brava in ogni film a cui prende parte, qui semplicemente si mangia il film; ogni scena è costruita attorno a lei e lei la riempie completamente sostituendosi anche al paesaggio se necessario e l'effetto finale è potente; mette in secondo piano il resto del cast, ma rende perfetto un film abbozzato.

mercoledì 16 maggio 2018

Il bandito - Alberto Lattuada (1946)

(Id.)

Visto in Dvx.

Ritornato dalla prigionia in Germania, Amedeo Nazzari, ritrova una casa distrutta dalle bombe, la amdre morta e la sorella cstretta a prostituirsi, poi un nuovo guizzo di sfortuna lo rende completamente solo, dovrà arrangiarsi, ma nella sfortuna si ritroverà a guidare un manipolo di gnagster locali e diventare il bandito per eccellenza della zona; ma il destino saprà di nuovo metterlo alle strette.

Un film che è un noir all'italiana; disillusione, il gioco del fato che decide più dei protagonisti, la facilità con cui si muore e l'impossbilità di amare, una femme fatale che manipola; Lattuada si mette alla regia di quello che, nella parte iniziale, potrebbe essere un film di Fritz Lang e, almeno nella prima parte, riesce a mantenerne il mood senza abdicare al tocco personale.
Si, perché il ritno dal fronte è il classico film italiano di brava gente che cerca di sopravvivere, perché l'arrivo a casa del protagonista è puro neorealismo; ma in ogni momento la fotografia oscura dimostra che l'intento è un altro; dando vita a scene incredibili (la panoramica sulla casa distrutta, fratello e sorella nella scena sulle scale, ma anche la scoperta della sorella stessa) che sono, di gran lunga, la cosa migliore del film.
Nella seconda parte, quella in cui c'è la nascita di un gangster di provincia, pur mantenendo qualità e idee perde in interesse, fino al ritorno di fiamma del finale, eccessivo forse, ma in linea con quanto visto all'inizio (anche se speculare, con l'ambiente innevato che fa da negativo dell'oscurità dell'incipit).
Nazzari ha il portamento giusto per la parte anche se il tono troppo impostato lo sqaulifica spesso; invece la Magnani si mangia ogni scena in cui compare.

In ogni caso uno dei film migliori di Lattuada


lunedì 19 marzo 2018

Mamma Roma - Pier Paolo Pasolini (1962)

(Id.)

Visto in Dvx.

Una prostituta romana di mezza età torna a riprendersi il figlio 16enne dalla campagna. Lo aveva lasciato anni indietro per permettersi di mettere via soldi per avere una casa dignitosa. Il figlio però si unirà a una cattiva compagnia, scoprirà il sesso e sarà perseguitato dalla voglia di non fare niente quanto la madre sarà perseguitata dal suo ex protettore.

Al suo secondo film Pasolini tira fuori un melodrammone famigliare (ovviamente molto inserito nel contesto urbano delle periferie, a livello geografico e sociale), ancora non del tutto maturo (il montaggio ha diversi momenti piuttosto grezzi). Ma la potenza emotiva è semplicemente perfetta.
Ricco di primi piani e campi medi che servono entrambi a descrivere il paesaggio (il volto umano è, a sentir Kinski, uno dei possibili paesaggi), Pasolini si muove con continui carrelli che seguono o lavorano di soggettiva o si avvicinano, tutto perfettamente dosato per trarre il massimo dal lavoro del cast.
La trama è sicuramente scontata, ma altrettanto efficace, muovendosi con maestria nel descrivere un rapporto d'amore assoluto incastrato in un ambiente che ne determinerà il destino.
Gli attori presi dalla strada per lo più non convincono per recitazione, ma il casting non può che essere definito perfetto; i volti sono quelli giusti in ogni situazione e l'amimia di certi momenti viene completamente compensata. Inoltre c'è una Magnani da album dei ricordi; ormai credo sia stucchevole che in ogni film in cui recita si sottolinei quanto brava è, ma qui è davvero incredibile e entra di diritto fra le sue migliori interpretazioni (almeno fino al prossimo film che vedrò con le protagonista).
Il risultato è pazzesco; sfiora la perfezione e regala alcune scene enormi (nonostante il poco mostrato), come la passeggiata della Magnani sotto i lampioni che, nella sua semplicità, è da antologia.

venerdì 5 maggio 2017

Bellissima - Luchino Visconti (1952)

(Id.)

Visto in DVD.

Una madre di borgata della Roma dei primi anni '50 si lascia tentare da alcun provini per partecipare a una produzione di Blasetti. Porta la sua bimba che passa la prima selezione; da li entrerà in un vortice di ossessione e personaggi ambigui che cercheranno di favorirla o lucrarci o entrambe le cose.

Partiamo dalle cose fondamentali. Questo film è, prima di tutto, un monumento alla Magnani; recita con una naturalezza che fa sembrare la stessa cosa personaggio e attrice; si mangia ogni scena, tiene banco anche solo con il suo continuo bofonchiare sconclusionato. Forse il film dove l'ho notata e apprezzata di più (mi sa che devo riguardare "Roma città aperta").

Poi dietro alla Magnani c'è un ottimo film. Un film sentimentale, ma con ironia; per 3/4 è divertente, con la protagonista caciarona che si prodiga per far diventare qualcuno la figlia meno che decenne e, senza rendersene conto, si prosegue dentro a una storia di riscatto social attraverso (o per) la figlia (che già di per sé sarebbe da lacrime agli occhi) e che si conclude con un finale agrodolce che è compendio di tutte le attese, esagerato e adatto ad un melò, ma credibile e calzante.
Anche se per me la scena emotivamente più riuscita è il litigio finale fra moglie e marito che richiama tutto il palazzo.

Dietro la macchina da presa, Visconti, si muove con la consueta delicatezza, da vita a una storia dalla cadenza neorealista, ma con quel melodramma in più che fa piacere realizzandola con una fotografia impeccabile.