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venerdì 20 luglio 2012

Agente 007, al servizio segreto di Sua Maestà - Peter Roger Hunt (1969)

(On Her Majesty's secret service)

Visto in tv.
Sono sempre stato educato ad una ferrea disciplina che riconosce Sean Connery come unico James Bond vero e proprio (con una piccola deroga per Roger Moore solo perché è simpatico quanto Connery e ha fatto la gavetta con il telefilm de “Il santo”). Quindi è ovvio che questo film non l’ho mai visto prima, che ho sempre schivato Timothy Dalton e che disprezzo cordialmente Pierce Brosnan.
Ora per la prima volta mi avvicino all’unico film della serie interpretato dall’insipido Lazenby e devo ricredermi immediatamente. È un gran bel film.

Intanto va sottolineato come questo film cerchi al rottura con i precedenti inserendo nella storia tutto quello che il personaggio cinematografico di 007 non avrebbe mai fatto, si innamora per davvero e si sposa, spara come non mai, si fa passare per un topo da biblioteca, ecc. (per non palare della sfacciata scena d’apertura) la cosa obbiettivamente era l’unica possibile per cercare di liberarsi dall’ombra del predecessore senza cercare di copiarlo, ovviamente fallirà miseramente e Connery sarà richiamato a riparare ai danni.
Altra cosa che mi salta agli occhi subito è come il personaggio di Savalas, il capo della SPECTRE, sia il villain più famoso della serie e ora capisco da dove viene fuori il personaggio di Austin Powers e Dr. Evil.
Detto ciò il film risulta essere un’opera degli anni ’70 (al contrario dei 5 precedenti che sono sempre stati con un rassicurante tono anni ’50), con una costruzione degli ambiente adatti a quel decennio, con scene d’azione con azione vera (fenomenale la lunga sequenza dell’inseguimento che parte con gli sci, prosegue a piedi e finisce in automobile; non era mai stato proposto qualcosa di simile) e un piano che cerca di mostrare quante più strappone sia possibile far vedere.

La regia poi è veramente qualcosa di particolare… per la serie di 007 almeno, nei capitoli precedenti è sempre risultata piatta ed insignificante, qui invece è dinamica, si muove negli ambiente che costruisce, utilizza con dovizia il montaggio e riesce perfettamente anche nei complessi inseguimenti.
Il tocco finale con il breve matrimonio (con la figlia di Moneypenny!!!!!) da al personaggio pure una dimensione che prima non aveva mai avuto
Peccato soltanto per il protagonista che non ha il carisma di Connery; per il resto c'è il rischio che questo sia il miglior capitolo della saga... ora però devo recuperare parecchi altri film...).

giovedì 26 gennaio 2012

Extras - Andy Millman (2005, 2006)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Gervais è un over quarantenne che decide di riciclarsi come comparsa (extra in inglese), in realtà questo dev’essere solo il trampolino di lancio per poter, un giorno creare il suo telefilm. Tra la sua amica scema e un agente praticamente ritardato durante la seconda serie riuscirà nel suo intento, ma il suo lavoro sarò radicalmente cambiato per trasformarlo in una sitcom idiota.
Telefilm inglese di stampo comico costruito da (e su) Gervais stesso, in cui, in ogni puntata viene invitata una guest star di notevole rilievo nel mondo dello spettacolo (di solito cinema) con una parte più o meno importante.

Quello che più va sottolineato è che qui c’è la comicità di Gervais (ideatore ed autore della serie). Io in realtà conosco questo autore adesso ("The office" mi ha sempre schifato a pelle e non intendo cambiare idea adesso), ma il suo stile è chiaro; con un ritmo sottotono presenta una galleria di perdente che o sono stupidi o sono arroganti opportunisti che si trovano immersi in un mondo uguale a loro (ora che ci penso sembra di raccontare lo stile di De la Iglesia). La comicità scaturisce dall’imbarazzo in cui si trovano i suoi protagonisti e dai colpi di sfiga che gli capitano (si insomma siamo dalle parti di Fantozzi), con una sottigliezza ed una freddezza tutta british e una accanimento tutto particolare su tutto quello che politicamente scorretto.

L’altra caratteristica è l’utilizzo delle guest star per lo più presentate all’opposto di come appaiono normalmente e, in definitiva, speculari ai protagonisti, solo più fortunati.

Per avere un’idea di cosa intendo basti vedere la puntata numero 3 della prima serie, dove Gervais attacca religione e disabilità contemporaneamente e ci mette pure un poco di sfottò al business legato alla shoa; in più c’è la partecipazione straordinaria di Kate Winslet (fantastico che l’attrice ammetta di partecipare ad un film sull’olocausto perché è l’unico modo sicuro di vincere un oscar… e curiosamente vincerà un oscar 3 anni dopo proprio per “The reader”), assolutamente strepitosa, divertente e fuori dai soliti schemi. Decisamente una delle puntate migliori. Visto che ci siamo nella seconda serie su tutte vince la puntata numero 3 dove le partecipazioni straordinarie sono ben 3, Warwick Davis (che ovviamente sarà la vittima del razzismo strisciante del protagonista), Daniel Radcliffe (nella parte di un ingrifato adolescentello che cerca di mostrarsi adulto) e Diana Rigg (che recita poche battute come controcanto a Radcliffe).

Gli inglesi sono fantastici perché odiano (come me) i telefilm lunghi, Extras ha due serie da 6 episodi l’una (più uno speciale di Natale che non ho visto).