Visualizzazione post con etichetta David Bowie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta David Bowie. Mostra tutti i post

lunedì 13 febbraio 2017

Miriam si sveglia a mezzanotte - Tony Scott (1983)

(The hunger)

Visto in Dvx.

Una vampira trasforma i suoi amanti in esseri simili a lei, ma purtroppo, in maniera sistematica, questi presto o tardi non trovano sangue per mantenersi, quindi invecchiano precocemente e si disfano.
Direi che la trama è un pochino tutta qui, anche se si aggiunge che alla vampira si interessa una dottoressa che permette di virare il film nel sottogenere lesbo-vampiro.

Diciamolo subito; questo non è un horror, ma un raffinatissimo drammucolo in salsa vampiresca come sarà più tardi anche "Intervista col vampiro".
Questo è il classico film fatto tutto di forma e dal contenuto nullo. Non dice nulla, non aggiunge nulla, a mala pena racimola una trama; vive solo di un manierismo ossessivo che all'inizio impressiona, ma alla lunga stanca e annoia a morte.

La regia ha uno stile ripreso sicuramente dai videoclip dell'epoca, ma abbastanza contenuto, si fa sfacciato solo nei montaggi paralleli (talvolta alternati) in cui le due scene affiancate rappresentano l'una il completamento dell'altra o la rappresentazione simbolica.
A livello estetico, come si diceva, siamo davanti al meglio possibile. Interni art deco, costumi impeccabili, luci spesso virate, ma mai fastidiose, una fotografia anni '80, ma senza eccessive kitcherie, effetti speciali magnifici (che però non salvano il ridicolo finale).
E poi ovviamente il cast. David Bowie non recita (non ha mai recitato, probabilmente non è mai stato in grado), semplicemente lui era un vampiro, e si aggira per le scene con una classe insperata rendendo interessante la prima parte che si caratterizza per la sofferenza del suo personaggio. A fare da contraltare c'è una Deneuve che, da oggi, sospetto essere anche lei un vampiro; perfetta, distaccata, ma non altera, magnificamente incastrata in un ambiente estetico che sembra somigliarle.
Ecco di questo film piuttosto dimenticabile, quello che va applaudito senza se e senza ma, non è lo sforzo estetico, ma il casting perfetto nel trovare attori che si adattassero all'ambiente e al mood.

mercoledì 13 gennaio 2016

L'uomo che cadde sulla Terra - Nicolas Roeg (1976)

(The man who fell to Earth)

Visto in Dvx.

Un alieno viene sulla terra alla ricerca di energia, ovviamente va direttamente negli USA dove sa di trovare soldi e mezzi; però per non farsi riconoscere come extraterrestre si fa passare per inglese. Negli USA tirerà fuori 9 brevetti rivoluzionari che gli garantiranno i mezzi economici necessari. Mentre si troverà sulla Terra intreccerà rapporti di lavoro, avventure sentimentali finché non sarà scoperto; a quel punti diverrà il centro dell'interesse della scienza che gli causerà danni irreversibili (incollandogli addosso le lenti a contatto che nascondono i suoi occhi felini). Rimarrà bloccato sulla Terra per sempre impossibilitato nell'avere informazioni circa la sua famiglia e il suo pianeta.

Quarto film di Roeg dopo "Sadismo", "Walkabout" e "Don't look now"; quello che trovo più affascinante di questo regista è il cambio così radicale di genere fra i suoi film pur mantenendo un'impronta personale riconoscibilissima. Al solito infatti c'è una regia dinamica e fantasiosa, macchina da presa mobile con alcune brevi soggettive e, ancora una volta, un montaggio alternato usato in maniera significativa (ancora un rapporto sessuale come nel film precedente, ma qui sembra più una lotta e viene affiancato a uno spettacolo di spada giapponese; buono, ma non affascinante come l'altro) e un ottimo uso della musica (c'è anche David Bowie che ascolta una sua canzone).
la struttura del film inizia bene, saltando tutti i preamboli e arrivando direttamente nel centro della vicenda; purtroppo però sembra che il film apprezzi troppo l'idea di base del film e se la gode senza portarla mai avanti, senza dargli mordente o l'empatia necessaria, anzi si dilunga annacquandola e diventando decisamente noioso nella seconda parte. Curiosamente riesce molto efficacemente a costruire un ambiente americano affascinante, dai colori caldi e dalla tendenza straniante, fallendo invece in maniera completa nei flashback che mostrano un mondo alieno molto anni '70 e molto ridicolo.

Il film di per se diventa rapidamente fastidioso, ma ha due assi nella manica.
Il primo è la presenza di Farnsworth, il personaggio a cui i creatori di Futurama si sono palesemente ispirato per l'omonimo professore.
Ma il vero colpo di genio è aver scritturato David Bowie, ovvero aver scelto un alieno per interpretare la parte dell'alieno (ce ne sono stati pochi adatti a interpretare una parte del genere, giusto lui, Michael Jackson e Christopher Walken; gli unici alieni riconoscibili da chiunque), perfetto, inquietante e distante il giusto, dolente e spaesato in maniera impeccabile.
                             

giovedì 26 gennaio 2012

Extras - Andy Millman (2005, 2006)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Gervais è un over quarantenne che decide di riciclarsi come comparsa (extra in inglese), in realtà questo dev’essere solo il trampolino di lancio per poter, un giorno creare il suo telefilm. Tra la sua amica scema e un agente praticamente ritardato durante la seconda serie riuscirà nel suo intento, ma il suo lavoro sarò radicalmente cambiato per trasformarlo in una sitcom idiota.
Telefilm inglese di stampo comico costruito da (e su) Gervais stesso, in cui, in ogni puntata viene invitata una guest star di notevole rilievo nel mondo dello spettacolo (di solito cinema) con una parte più o meno importante.

Quello che più va sottolineato è che qui c’è la comicità di Gervais (ideatore ed autore della serie). Io in realtà conosco questo autore adesso ("The office" mi ha sempre schifato a pelle e non intendo cambiare idea adesso), ma il suo stile è chiaro; con un ritmo sottotono presenta una galleria di perdente che o sono stupidi o sono arroganti opportunisti che si trovano immersi in un mondo uguale a loro (ora che ci penso sembra di raccontare lo stile di De la Iglesia). La comicità scaturisce dall’imbarazzo in cui si trovano i suoi protagonisti e dai colpi di sfiga che gli capitano (si insomma siamo dalle parti di Fantozzi), con una sottigliezza ed una freddezza tutta british e una accanimento tutto particolare su tutto quello che politicamente scorretto.

L’altra caratteristica è l’utilizzo delle guest star per lo più presentate all’opposto di come appaiono normalmente e, in definitiva, speculari ai protagonisti, solo più fortunati.

Per avere un’idea di cosa intendo basti vedere la puntata numero 3 della prima serie, dove Gervais attacca religione e disabilità contemporaneamente e ci mette pure un poco di sfottò al business legato alla shoa; in più c’è la partecipazione straordinaria di Kate Winslet (fantastico che l’attrice ammetta di partecipare ad un film sull’olocausto perché è l’unico modo sicuro di vincere un oscar… e curiosamente vincerà un oscar 3 anni dopo proprio per “The reader”), assolutamente strepitosa, divertente e fuori dai soliti schemi. Decisamente una delle puntate migliori. Visto che ci siamo nella seconda serie su tutte vince la puntata numero 3 dove le partecipazioni straordinarie sono ben 3, Warwick Davis (che ovviamente sarà la vittima del razzismo strisciante del protagonista), Daniel Radcliffe (nella parte di un ingrifato adolescentello che cerca di mostrarsi adulto) e Diana Rigg (che recita poche battute come controcanto a Radcliffe).

Gli inglesi sono fantastici perché odiano (come me) i telefilm lunghi, Extras ha due serie da 6 episodi l’una (più uno speciale di Natale che non ho visto).

domenica 12 dicembre 2010

Labyrinth dove tutto è possibile - Jim Henson (1986)

(Labyrinth)

Visto in DVD, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una ragazza terribilmente adolescenziale desidera che il re dei goblin si porti via il suo infante fratellino urlante… peccato che il re dei goblin sia David Bowie, e you can’t fuck around with David Bowie.

Sarà costretta ad attraversare un periglioso labirinto per riuscire a ritrovarlo.

Il film ha diversi punti di forza che stanno tutti nel cattivo gusto anni ’80 utilizzato nel modo giusto. David Bowie che canta di fronte ad un pubblico di pupazzi e nani travestiti è un momento di altissima commozione per tutti; gli effetti speciali fatti con la gomma piuma ed il polistirolo (mostri compresi) sono assolutamente impagabili e al loro meglio per quasi tutto il film; vi è nei titoli di testa una delle prima creature realizzate in CGI del mondo…e fa molto schifo oggigiorno; le scenografie e la messa in scena sono praticamente perfetti.

Certo il film è per bambini e come tale deve essere considerato, la storia inizia troppo rapidamente per poter essere credibile e troppo spesso la storia fa riferimento a stucchevoli sentimenti di amicizia esposta ed ostentata, ma vabbè, per forza. Ciò che più colpisce invece è l’inventiva nella realizzazione di alcune sequenze o creature, momenti come la caduta nella buca con le mani sulle pareti (che parlano mimando dei volti), i mostri pazzi che voglio svitare la testa alla protagonista o le carte da gioco viventi che fanno indovinelli, sono momenti davvero ben realizzati sotto ogni punto di vista.

Poi io adoro gli effetti speciali anni ’80.

PS: bisogna ammettere comunque che vedere un David Bowie con la parrucca di McGyver e una calzamaglia che ci tiene a sottolineargli il pacco mentre maneggia con noncuranza un bambino è il più grande spot a favore della pedofilia della storia del cinema.