lunedì 23 gennaio 2017
Notre Dame - William Dieterle (1939)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Tratto dal romanzo di Hugo è la disaventura di Esmeralda, una zingara che ha la sfortuna di far innamorare di sé l'arcidiacono di Notre Dame, oltre al gobbo Quasimodo e a un saltimbanco (un O'Brien giovanissimo e magrissimo).
La trama è nota, anche se qui viene ripulita di un pò troppe complicazioni e di un pò di tragedia.
Di fatto è un dramma in costume degli anni '30 con un'occhio attento all'accogliere le differenze e a costruire ponti fra i diversi strati sociali. Dallo svolgimento scontato, ma dal ritmo godibili, personalmente l'ho molto apprezzato per l'opulenza della messa in scena, con centinaia di comparse e una ricostruzione pantagruelica (e fantasiosa) di Parigi, della facciata della cattedrale, entrambe le ricostruzioni utilizzate in maniera muscolare per realizzare scene che è difficile dmenticare. Belli anche i vicoli dei saltimbanchi con un uso delle ombre decisamente degno. Ottima anche la fotografia (bello il bianco e nero) e l'uso delle luci.
Nel cast, al di là di un brillante O'Brien in forma smagliante, va sottolineato Laughton. All'epoca tutto l'hype del film fu concentrato sul trucco per renderlo Quasimodo e l'effetto finale è effettivamente notevole; ma credo che vada sottolineata con più forza la magnifica espressione dolente che l'attore riesce a esprimere costantemente sotto quei chili di maschera.
martedì 21 febbraio 2012
La contessa scalza - Joseph Mankiewicz (1954)
Visto in DVD.
Una belle e sensibile diseredata spagnola dalla famiglia complicata viene notata da un dittatoriale produttore cinematografico che grazie al regista (un Bogart piuttosto in disparte) la lancia nel dorato mondo del cinema. La sua storia sarà sofferta e la sua carriera breve, fino alla morte. Il funerale sarà la cornice in cui i vari personaggi che ne prendono parte racconteranno la sua storia.Film verboso come sa essere solo un film di Mankiewicz, ma senza la verve o la forza distruttiva di un “Eva contro Eva”… quello che rimane quindi è solo un lungo film di stampo teatrale, abbastanza esagerato nei termini usati e nei sentimenti esposti con più letteratura che non cinema.
Cast di livello quietamente sprecato perché a parte la Gardner protagonista (che secondo me neppure recita da dio), Bogart e O'Brien, fanno parti limitate; troppo limitate per loro. Cameo di Interlenghi nella parte del fratello della Gardner.
Alla regia alcune idee (come il ballo inziale dove la protagonista non viene mai inquadrata), ma in definitiva niente di adeguato per mantenere alto il ritmo.
Ne più, ne meno, di un film affossato dalla sceneggiatura.
lunedì 6 dicembre 2010
Due ore ancora - Rudolph Maté (1950)
Visto in DVD.
Un innocuo contabile viene avvelenato con una sostanza ad azione lenta che lo ucciderà in qualche giorno. Data l’impossibilità di salvarsi comincia un’instancabile caccia all’uomo per riuscire quantomeno a capire chi e perché l’ha ucciso.
Il film è evidentemente fatto da un parvenue, un ex direttore della fotografia che però di regia non ne sa a pacchi, a fronte di un ottimo incipit, la storia, presentata i flashback, ci mette una vita ad ingranare, e passa più di mezzora di film prima dell’avvelenamento. Da quel momento è tutta una frenetica fuga alla scoperta di una storia intricata il giusto per essere un noir, anche se non molto credibile.
Come si diceva la regia non brilla mai in maniera particolare e ha anche qualche caduta, ma la storia, originalissima, regge fino alla fine, rendono questo film una delle più originali cacce all’uomo della storia del cinema.
PS: un encomio ai titolisti italiani, che per poter mantenere inalterata la sigla del titolo ne hanno però trasformato il senso da dead on arrival (il codice D.O.A. con questo significato è usato da polizia e ospedali in america quando arriva un cadavere) a due ora ancora, così da renderlo sensato e comunque inerente alla storia. Per una volta bravi.
mercoledì 21 ottobre 2009
La grande nebbia - Ida Lupino (1953)
Visto in VHS, registrato dalla tv (grazie Ghezzi)
A mio avviso (per quel poco che la conosco e per quanto ho letto) Lupino non spicca per lo stile della regia, ma per i temi trattati. Dopo aver visto questo film posso dire che splende anche per il modo in cui li tratta.Com’è facile evincere dal titolo originale questo film parla di un bigamo, un uomo che si è creato una seconda famiglia, con tanto di figlio all’insaputa della prima quanto della seconda moglie; il suo gioco crollerà quando la prima moglie vorrà a tutti i costi adottare un bambino…
I presupposti non sono molto eppure il film convince, io credo per l’assoluta onestà. La vera forza del film è di non essere moralista; pur trattando un tema piuttosto delicato per l’America anni 50 riesce a non parteggiare spudoratamente, ne contro O’Brien, marito fedifrago, ne a suo favore, il che sarebbe stato molto moderno ma non corretto. Il film semplicemente spiega come sia accaduto, dei sentimenti in gioco, del destino e dei nodi che non si possono sciogliere neppure volendolo per davvero. O’Brien rimane invischiato in questo gioco e trascina con se tutti, e tutti affrontano le conseguenze, forse in maniera troppo benevola certo, ma a quel finale Ida Lupino ci arriva per gradi, alla fine convince. E se c’è una scena da ricordare è proprio in quel finale, al processo, con il viso del protagonista che mostra la colpevolezza, un giudice comprensivo ma pur sempre della parte della legge, e le due donne…
Forse la regia non si farà ricordare, ma il film decisamente si.
