(Jigoku de naze warui)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un gruppo di regazzini sogna di realizzare un film, ma per anni i loro progetti sono frustrati dalla loro idiozia e dalla mancanza di mezzi; le loro strade si incrociano però con quelle di uno yakuza che deve girare in poco tempo un film con protagonista la figlia per compiacere la moglie che uscirà di li a poco dal carcere; unendo l'utile al dilettevole si decide di realizzare questo film durante un vero scontro tra bande. Finirà in una pioggia di sangue.
Era dai tempi di "Love exposure" che Sion Sono non era così scanzonato e qui sembra esserlo anche di più dato che il film è una lunga cavalcata grottesca fra il metacinematografico e il caos sanguinario e ironico di un Takashi Miike.
La qualità tecnica del film è ineccepibile, forse anche più che in passato, con una regia sempre pronta allo scarto giusto, al cambio di passo necessario, a piegarsi in favore del gioco di fotografia che ritiene più opportuno con alcuni picchi visivi notevolissimi seppure piuttosto radi (la scivolata della bambina nel sangue).
Quello che latita nel film è un pò di compattezza; molti gli input, diverse le storie da intrecciare, diversi i piani temporali e un minutaggio esteso per farci stare tutto rendono il film incredibilmente laborioso. Se di solito i film di Sono muoiono male nel finale (per mancanza di un sceneggiatore come si deve) qui invece succede il contrario; arrivare alla fine è complicato per l'eccessiva dispersione, ma una volta giunti alla fine, tutto torna e il lungo massacro con macchine da presa assieme alle armi è il motivo per cui vedere questo film.
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mercoledì 11 aprile 2018
lunedì 2 ottobre 2017
Himizu - Sion Sono (2011)
(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Mentre sullo sfondo arrivano le notizie di una Fukushima distrutta dallo tsunami, un ragazzo che affitta barche su un lago e vive con la madre disadattata viene insidiato da una compagna di classe innamorata di lui (e anche lei con grossi problemi di socialità). Il ragazzo sarà perseguitato anche dal padre alcolizzato sempre alla ricerca di soldi e uno yakuza a cui il padre (che si da alla macchia) deve 6 milioni di yen.
Da "Cold fish" in poi (o forse prima, ma mi manca qualche pezzo) lo stile di Sono è cambiato; dal baraccone kitsch precedente lo stile si è fatto più raffinato, le storie più lineari, meno assurde e, forse, più dure, la fotografia diventa parte fondamentale del racconto, curata, ma non carica e sempre uguale. Qui poi c'è u interesse particolare per le luci, splendide quelle in notturna (soprattutto quelle fluo o le candele di alcuni interni e le lampadine degli esterni). Personalmente preferisco questa seconda vita di Sono.
A questo si aggiunge la regia affascinante di cui è spesso capace; splendidi carrelli (frontali o laterali) piuttosto lunghi, semplici, ma ben realizzati e almeno un dolly da urlo (quello della scena dell'omicidio con la pietra) lineare, ma enorme.
Cast eccezionale.
Anche la tram aè in linea con quella di "Cold fish" con una famiglia allo sbando come parafrasi del Giappone (e anche il disastro di Fukushima diventa una continua metafora). La storia regge molto bene nella prima parte, ma da almeno metà in poi ci si rende conto che Sono soffre dello stesso problema di sempre, non sa quando fermarsi. Il film diventa lungo, pesante e dispersivo, sembra non sapere dove andare a parare (c'è anche la sottotrama dei 6 milioni di yen recuperati dall'ex manager che è uno splendido inserto alla Fritz Lang, ma che è totalmente inutile ai fini della storia). Peccato.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Mentre sullo sfondo arrivano le notizie di una Fukushima distrutta dallo tsunami, un ragazzo che affitta barche su un lago e vive con la madre disadattata viene insidiato da una compagna di classe innamorata di lui (e anche lei con grossi problemi di socialità). Il ragazzo sarà perseguitato anche dal padre alcolizzato sempre alla ricerca di soldi e uno yakuza a cui il padre (che si da alla macchia) deve 6 milioni di yen.
Da "Cold fish" in poi (o forse prima, ma mi manca qualche pezzo) lo stile di Sono è cambiato; dal baraccone kitsch precedente lo stile si è fatto più raffinato, le storie più lineari, meno assurde e, forse, più dure, la fotografia diventa parte fondamentale del racconto, curata, ma non carica e sempre uguale. Qui poi c'è u interesse particolare per le luci, splendide quelle in notturna (soprattutto quelle fluo o le candele di alcuni interni e le lampadine degli esterni). Personalmente preferisco questa seconda vita di Sono.
A questo si aggiunge la regia affascinante di cui è spesso capace; splendidi carrelli (frontali o laterali) piuttosto lunghi, semplici, ma ben realizzati e almeno un dolly da urlo (quello della scena dell'omicidio con la pietra) lineare, ma enorme.
Cast eccezionale.
Anche la tram aè in linea con quella di "Cold fish" con una famiglia allo sbando come parafrasi del Giappone (e anche il disastro di Fukushima diventa una continua metafora). La storia regge molto bene nella prima parte, ma da almeno metà in poi ci si rende conto che Sono soffre dello stesso problema di sempre, non sa quando fermarsi. Il film diventa lungo, pesante e dispersivo, sembra non sapere dove andare a parare (c'è anche la sottotrama dei 6 milioni di yen recuperati dall'ex manager che è uno splendido inserto alla Fritz Lang, ma che è totalmente inutile ai fini della storia). Peccato.
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