(Riaru onigokko)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una ragazzina in gita scolastica si trova all'improvviso in mezzo a un massacro ad opera... del vento. Fugge, si ritrova in un'altra scuola dove tutti sembrano conoscerla; tutto bene, finché un nuovo massacro non la costringe a fuggire di nuovo. Questa volta vestirà i panni di una novella sposa e questa volta (niente massacri) la trama si ingarbuglia davvero con uomini con teste di maiale, due ex insegnanti che fanno judo duro vestite come fossero in "Matrix".
Se è vero che la carriera di Sion Sono tende ad avere un aspetto simile a quella di Miike (film fuori dagli schemi e dai generi, violenza stilizzata e continua, perturbante sempre presente, una certa dose di sadismo e un gusto estremo per lo shock, la provocazione o il semplice assurdo) è anche indubbio che tra il fare un film caotico e surreale, ma buono e farne uno che sia solo una cazzata (magari pure pretenziosa) il passo è breve. Miike, quasi sempre, riesce nel miracolo di rimanere sul piano del caos costruttivo dando vita a film eleganti e violenti ed estremi o semplici pastiche surreali, ma sempre soddisfacenti. Qui invece Sono dimostra di non essere all'altezza del collega; ci prova, ci da dentro, all'inizio si prende anche in giro, ma poi scade nell'idiozia.
Hanno un bel lavoro i pasdaran di Sono a dire che è tutta un'allegoria della condizione della donna (interpretazione possibile, ma un po semplicistica) o del passaggio all'età adulta di una ragazzina con il primo ciclo mestruale (indubbio che il finale sembri riportare tutto a questo, ma anche qui, mi pare ancora più limitato); ho anche letto in giro lodi legate all'occhio sempre particolare che Sono dedica agli adolescenti, sempre in fuga, sempre vittime (tratto comune assolutamente azzeccato, ma rimane tale, solo un tratto in comune).
Qui semplicemente il gioco di prestigio di fare un film surreale e violento, ironico, che gioca coi generi e finisca serio, semplicemente non regge. L'incipit è buono, parte come un fastidioso filmetto adolescenziale con un'inquietudine crescente, è evidente che sta per succedere qualcosa, ma cosa? Poi arriva il massacro, la fuga e un picco di sentimentalismo adolescente (solo in parte auto-ironico) e pretenziosità filosofiche che arriva ad un nuovo massacro. Anche qui tutto bene, è tutto quello che succede dopo che scade nel banale, il film smette di voler essere uno sberleffo ai film per regazzine e decide di prendersi sul serio e di voler tirare le file di troppi discorsi solo abbozzati. Il risultato finale è terribile; peccato perché l'incipit rimane carino.
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venerdì 13 settembre 2019
mercoledì 11 aprile 2018
Why don't you paly in hell? - Sion Sono (2013)
(Jigoku de naze warui)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un gruppo di regazzini sogna di realizzare un film, ma per anni i loro progetti sono frustrati dalla loro idiozia e dalla mancanza di mezzi; le loro strade si incrociano però con quelle di uno yakuza che deve girare in poco tempo un film con protagonista la figlia per compiacere la moglie che uscirà di li a poco dal carcere; unendo l'utile al dilettevole si decide di realizzare questo film durante un vero scontro tra bande. Finirà in una pioggia di sangue.
Era dai tempi di "Love exposure" che Sion Sono non era così scanzonato e qui sembra esserlo anche di più dato che il film è una lunga cavalcata grottesca fra il metacinematografico e il caos sanguinario e ironico di un Takashi Miike.
La qualità tecnica del film è ineccepibile, forse anche più che in passato, con una regia sempre pronta allo scarto giusto, al cambio di passo necessario, a piegarsi in favore del gioco di fotografia che ritiene più opportuno con alcuni picchi visivi notevolissimi seppure piuttosto radi (la scivolata della bambina nel sangue).
Quello che latita nel film è un pò di compattezza; molti gli input, diverse le storie da intrecciare, diversi i piani temporali e un minutaggio esteso per farci stare tutto rendono il film incredibilmente laborioso. Se di solito i film di Sono muoiono male nel finale (per mancanza di un sceneggiatore come si deve) qui invece succede il contrario; arrivare alla fine è complicato per l'eccessiva dispersione, ma una volta giunti alla fine, tutto torna e il lungo massacro con macchine da presa assieme alle armi è il motivo per cui vedere questo film.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un gruppo di regazzini sogna di realizzare un film, ma per anni i loro progetti sono frustrati dalla loro idiozia e dalla mancanza di mezzi; le loro strade si incrociano però con quelle di uno yakuza che deve girare in poco tempo un film con protagonista la figlia per compiacere la moglie che uscirà di li a poco dal carcere; unendo l'utile al dilettevole si decide di realizzare questo film durante un vero scontro tra bande. Finirà in una pioggia di sangue.
Era dai tempi di "Love exposure" che Sion Sono non era così scanzonato e qui sembra esserlo anche di più dato che il film è una lunga cavalcata grottesca fra il metacinematografico e il caos sanguinario e ironico di un Takashi Miike.
La qualità tecnica del film è ineccepibile, forse anche più che in passato, con una regia sempre pronta allo scarto giusto, al cambio di passo necessario, a piegarsi in favore del gioco di fotografia che ritiene più opportuno con alcuni picchi visivi notevolissimi seppure piuttosto radi (la scivolata della bambina nel sangue).
Quello che latita nel film è un pò di compattezza; molti gli input, diverse le storie da intrecciare, diversi i piani temporali e un minutaggio esteso per farci stare tutto rendono il film incredibilmente laborioso. Se di solito i film di Sono muoiono male nel finale (per mancanza di un sceneggiatore come si deve) qui invece succede il contrario; arrivare alla fine è complicato per l'eccessiva dispersione, ma una volta giunti alla fine, tutto torna e il lungo massacro con macchine da presa assieme alle armi è il motivo per cui vedere questo film.
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lunedì 2 ottobre 2017
Himizu - Sion Sono (2011)
(Id.)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Mentre sullo sfondo arrivano le notizie di una Fukushima distrutta dallo tsunami, un ragazzo che affitta barche su un lago e vive con la madre disadattata viene insidiato da una compagna di classe innamorata di lui (e anche lei con grossi problemi di socialità). Il ragazzo sarà perseguitato anche dal padre alcolizzato sempre alla ricerca di soldi e uno yakuza a cui il padre (che si da alla macchia) deve 6 milioni di yen.
Da "Cold fish" in poi (o forse prima, ma mi manca qualche pezzo) lo stile di Sono è cambiato; dal baraccone kitsch precedente lo stile si è fatto più raffinato, le storie più lineari, meno assurde e, forse, più dure, la fotografia diventa parte fondamentale del racconto, curata, ma non carica e sempre uguale. Qui poi c'è u interesse particolare per le luci, splendide quelle in notturna (soprattutto quelle fluo o le candele di alcuni interni e le lampadine degli esterni). Personalmente preferisco questa seconda vita di Sono.
A questo si aggiunge la regia affascinante di cui è spesso capace; splendidi carrelli (frontali o laterali) piuttosto lunghi, semplici, ma ben realizzati e almeno un dolly da urlo (quello della scena dell'omicidio con la pietra) lineare, ma enorme.
Cast eccezionale.
Anche la tram aè in linea con quella di "Cold fish" con una famiglia allo sbando come parafrasi del Giappone (e anche il disastro di Fukushima diventa una continua metafora). La storia regge molto bene nella prima parte, ma da almeno metà in poi ci si rende conto che Sono soffre dello stesso problema di sempre, non sa quando fermarsi. Il film diventa lungo, pesante e dispersivo, sembra non sapere dove andare a parare (c'è anche la sottotrama dei 6 milioni di yen recuperati dall'ex manager che è uno splendido inserto alla Fritz Lang, ma che è totalmente inutile ai fini della storia). Peccato.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Mentre sullo sfondo arrivano le notizie di una Fukushima distrutta dallo tsunami, un ragazzo che affitta barche su un lago e vive con la madre disadattata viene insidiato da una compagna di classe innamorata di lui (e anche lei con grossi problemi di socialità). Il ragazzo sarà perseguitato anche dal padre alcolizzato sempre alla ricerca di soldi e uno yakuza a cui il padre (che si da alla macchia) deve 6 milioni di yen.
Da "Cold fish" in poi (o forse prima, ma mi manca qualche pezzo) lo stile di Sono è cambiato; dal baraccone kitsch precedente lo stile si è fatto più raffinato, le storie più lineari, meno assurde e, forse, più dure, la fotografia diventa parte fondamentale del racconto, curata, ma non carica e sempre uguale. Qui poi c'è u interesse particolare per le luci, splendide quelle in notturna (soprattutto quelle fluo o le candele di alcuni interni e le lampadine degli esterni). Personalmente preferisco questa seconda vita di Sono.
A questo si aggiunge la regia affascinante di cui è spesso capace; splendidi carrelli (frontali o laterali) piuttosto lunghi, semplici, ma ben realizzati e almeno un dolly da urlo (quello della scena dell'omicidio con la pietra) lineare, ma enorme.
Cast eccezionale.
Anche la tram aè in linea con quella di "Cold fish" con una famiglia allo sbando come parafrasi del Giappone (e anche il disastro di Fukushima diventa una continua metafora). La storia regge molto bene nella prima parte, ma da almeno metà in poi ci si rende conto che Sono soffre dello stesso problema di sempre, non sa quando fermarsi. Il film diventa lungo, pesante e dispersivo, sembra non sapere dove andare a parare (c'è anche la sottotrama dei 6 milioni di yen recuperati dall'ex manager che è uno splendido inserto alla Fritz Lang, ma che è totalmente inutile ai fini della storia). Peccato.
venerdì 4 novembre 2016
Love exposure - Sion Sono (2008)
(Ai no mukidashi)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.
Giappone, il figlio di un pastore cristiano vive una vita religiosa e felice. Orfano di madre ha da sempre un ottimo rapporto con il padre; le cose cambiano quando una donna entra nella loro vita, seduce il padre e lo abbandona. Da gioioso compagnone, il padre, diventa un apocalittico predicatore totalmente apatico nei confronti del figlio, il quale, per attirare l'attenzione, comincia a cercare peccati da confessare. Le confessioni di peccati sempre più importanti causano reazioni violente nel padre e il ragazzo recepisce queste reazioni come interesse provandone piacere. Nel cercare nuovi peccati da compiere entra in una gang di voyeur che passano il tempo a fare fotografie sotto le gonne delle ragazze. Neanche da dire che la passione per il peccato del ragazzo lo trasformerà presto in un Guru. Per un gioco il ragazzo deve travestirsi da donna e girare per la città; a parte che sceglierà il vestito borghese di Sasori (e ne copierà il nome); ma lungo la strada incontrerà una ragazza insidiata da un gruppo di uomini. La aiuterà a eliminarli a colpi di kung fu. Ovviamente i due si innamoreranno, ma mentre il ragazzo si innamorerà della ragazza, quest'ultima si innamorerà di Sasori. Bon mi fermo qua, ma non è ancora tutto, perché al di la del gioco degli equivoci di questo innamoramento, tornerà sulla scena la donna che sedusse il pastore a inizio film ed entrerà a gamba tesa una nuova setta. La vicenda finirà a colpi di katana.
Film fiume di Sion Sono della durata di 4 ore, dalla trama articolata (con continue commistioni fra sesso, religione e disturbi sociali), dai personaggi che se ne vanno dalla vicenda solo per tornare più tardi e dal tono incredibilmente positivo. Ecco, la prima cosa che colpisce di questo film è il passo da commedia, in certi momenti di farsa, in altri da commedia romantica. Crea situazioni impossibili (la ricerca del peccato da parte del figlio) e le risolve in momenti di grottesco entusiasmo (i voyeur che si allenano a fotografare le donne come se si allenassero in un film di kung fu; addirittura con delle macchine fotografiche attaccate a dei nunchaku) e codifica la commedia romantica attraverso visioni di per se ironiche o alternative all'usuale (il ragazzo capisce di aver trovato la donna della sua vita per le poderose erezioni cartoonesche che gli provoca la sola vista della ragazza; o ancora la storia d'amore a tre con la ragazza che si innamora di un amore lesbico). Solo nel finale il tono cambia per diventare una sorta di revenge movie classico (con lo stesso piglio rapido e la stessa violenza dentro al palazzo supercontrollato che c'è proprio nel finale di "Female prisoner 701"), ma questo lascia presto il posto a un nuovo finale scanzonato.
La regia dinamicissima sembra anche lei un tributo ai film anni '70 giapponesi (con l'aggiunto di alcune scene costruite con il gusto per la costruzione di vere e proprie icone; si veda l'immagine della croce qui sotto come esempio) e riesce perfettamente a dare ritmo a una vicenda lunga e ridondante. Ecco, se dovessi dire il maggior pregio del film è quello di andare avanti per 4 ore con una serie di storie paradossali e non pesare mai troppo; Sono si dimostra capace di creare una narrazione fluida e svelta nonostante i gravi problemi della trama.
Il neo ovviamente è già detto, è proprio la storia. La magnifica premessa iniziale del religioso che cerca il peccato è bellissima, ma conduce a una serie di rivoli talmente numerosi da non poter essere seguiti tutti; mentre Sono sembra dell'idea di doverne seguire il maggior numero possibile. Quindi il film si riempie di personaggi che escono o entrano in scena continuamente; di vicende che si ripetono; di un continuo ritornare a un apparente punto iniziale. Non pesa mai troppo, proprio per la regia fluida, ma indubbiamente affossa la godibilità del film (e ne ipertrofizza il minutaggio).
In ogni caso per me rimane una delle prove migliori di Sono dopo "Cold fish".
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato.
Giappone, il figlio di un pastore cristiano vive una vita religiosa e felice. Orfano di madre ha da sempre un ottimo rapporto con il padre; le cose cambiano quando una donna entra nella loro vita, seduce il padre e lo abbandona. Da gioioso compagnone, il padre, diventa un apocalittico predicatore totalmente apatico nei confronti del figlio, il quale, per attirare l'attenzione, comincia a cercare peccati da confessare. Le confessioni di peccati sempre più importanti causano reazioni violente nel padre e il ragazzo recepisce queste reazioni come interesse provandone piacere. Nel cercare nuovi peccati da compiere entra in una gang di voyeur che passano il tempo a fare fotografie sotto le gonne delle ragazze. Neanche da dire che la passione per il peccato del ragazzo lo trasformerà presto in un Guru. Per un gioco il ragazzo deve travestirsi da donna e girare per la città; a parte che sceglierà il vestito borghese di Sasori (e ne copierà il nome); ma lungo la strada incontrerà una ragazza insidiata da un gruppo di uomini. La aiuterà a eliminarli a colpi di kung fu. Ovviamente i due si innamoreranno, ma mentre il ragazzo si innamorerà della ragazza, quest'ultima si innamorerà di Sasori. Bon mi fermo qua, ma non è ancora tutto, perché al di la del gioco degli equivoci di questo innamoramento, tornerà sulla scena la donna che sedusse il pastore a inizio film ed entrerà a gamba tesa una nuova setta. La vicenda finirà a colpi di katana.
Film fiume di Sion Sono della durata di 4 ore, dalla trama articolata (con continue commistioni fra sesso, religione e disturbi sociali), dai personaggi che se ne vanno dalla vicenda solo per tornare più tardi e dal tono incredibilmente positivo. Ecco, la prima cosa che colpisce di questo film è il passo da commedia, in certi momenti di farsa, in altri da commedia romantica. Crea situazioni impossibili (la ricerca del peccato da parte del figlio) e le risolve in momenti di grottesco entusiasmo (i voyeur che si allenano a fotografare le donne come se si allenassero in un film di kung fu; addirittura con delle macchine fotografiche attaccate a dei nunchaku) e codifica la commedia romantica attraverso visioni di per se ironiche o alternative all'usuale (il ragazzo capisce di aver trovato la donna della sua vita per le poderose erezioni cartoonesche che gli provoca la sola vista della ragazza; o ancora la storia d'amore a tre con la ragazza che si innamora di un amore lesbico). Solo nel finale il tono cambia per diventare una sorta di revenge movie classico (con lo stesso piglio rapido e la stessa violenza dentro al palazzo supercontrollato che c'è proprio nel finale di "Female prisoner 701"), ma questo lascia presto il posto a un nuovo finale scanzonato.
La regia dinamicissima sembra anche lei un tributo ai film anni '70 giapponesi (con l'aggiunto di alcune scene costruite con il gusto per la costruzione di vere e proprie icone; si veda l'immagine della croce qui sotto come esempio) e riesce perfettamente a dare ritmo a una vicenda lunga e ridondante. Ecco, se dovessi dire il maggior pregio del film è quello di andare avanti per 4 ore con una serie di storie paradossali e non pesare mai troppo; Sono si dimostra capace di creare una narrazione fluida e svelta nonostante i gravi problemi della trama.
Il neo ovviamente è già detto, è proprio la storia. La magnifica premessa iniziale del religioso che cerca il peccato è bellissima, ma conduce a una serie di rivoli talmente numerosi da non poter essere seguiti tutti; mentre Sono sembra dell'idea di doverne seguire il maggior numero possibile. Quindi il film si riempie di personaggi che escono o entrano in scena continuamente; di vicende che si ripetono; di un continuo ritornare a un apparente punto iniziale. Non pesa mai troppo, proprio per la regia fluida, ma indubbiamente affossa la godibilità del film (e ne ipertrofizza il minutaggio).
In ogni caso per me rimane una delle prove migliori di Sono dopo "Cold fish".
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Takahiro Nishijima
venerdì 31 luglio 2015
Strange circus - Sion Sono (2005)
(Kimyô na sâkasu)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una bambina viene costantemente vessata (psicologicamente e sessualmente) dal padre (che è anche il preside della sua scuola). Durante una lite con la madre avviene un'incidente...
Poi la scena si sposta... (Volendo già SPOILER) e si scopre che quanto avvenuto nella prima mezzora è l'incipit di un romanzo di una scrittrice paraplegica a cui si affianca un giovine Tokio Hotel per insistere ad avere la fine del libro; quello che lui non sa è che lei (Secondo SPOILER) in realtà non è paraplegica... Vabbé poi la storia ha ancora uno o due colpi di scena che non sto qui a dire. (STOP SPOILER)
Sono ci piace perché è spregiudicato, mostra quello che vuole senza battere ciglio; lo fa con una grazia di regia magnifica; le storie sono estreme e accattivanti... Beh questo è quello che si può pensare vedendo "Cold fish".
Questo film ha una trama intricata che inserisce piani onirici continui nella prima mezzora senza nessun senso apparente e con un gusto per l'estremo e lo shock che appare piuttosto gratuito; poi inizia una serie di colpi di scena giustapposti in maniera casuale, fino a un finale che potrebbe anche essere bello (beh, bello no... diciamo originale), però è realizzato in maniera idiota e messo alla fine di una serie che lo svilisce.
Lo stile visivo è figlio di questa stessa bulimia di twist; potrebbe essere bello se non sfondasse nel kitsch inutile.
Sono è riuscito a fare molto di più in brutti film (per me) riusciti a metà, come "Suicide club".
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Una bambina viene costantemente vessata (psicologicamente e sessualmente) dal padre (che è anche il preside della sua scuola). Durante una lite con la madre avviene un'incidente...
Poi la scena si sposta... (Volendo già SPOILER) e si scopre che quanto avvenuto nella prima mezzora è l'incipit di un romanzo di una scrittrice paraplegica a cui si affianca un giovine Tokio Hotel per insistere ad avere la fine del libro; quello che lui non sa è che lei (Secondo SPOILER) in realtà non è paraplegica... Vabbé poi la storia ha ancora uno o due colpi di scena che non sto qui a dire. (STOP SPOILER)
Sono ci piace perché è spregiudicato, mostra quello che vuole senza battere ciglio; lo fa con una grazia di regia magnifica; le storie sono estreme e accattivanti... Beh questo è quello che si può pensare vedendo "Cold fish".
Questo film ha una trama intricata che inserisce piani onirici continui nella prima mezzora senza nessun senso apparente e con un gusto per l'estremo e lo shock che appare piuttosto gratuito; poi inizia una serie di colpi di scena giustapposti in maniera casuale, fino a un finale che potrebbe anche essere bello (beh, bello no... diciamo originale), però è realizzato in maniera idiota e messo alla fine di una serie che lo svilisce.
Lo stile visivo è figlio di questa stessa bulimia di twist; potrebbe essere bello se non sfondasse nel kitsch inutile.
Sono è riuscito a fare molto di più in brutti film (per me) riusciti a metà, come "Suicide club".
mercoledì 14 gennaio 2015
Cold fish - Sion Sono (2010)
(Tsumetai nettaigyo )
Visto in dvx, in lingua originale sottotitolato.
Un uomo è sposato con una casalinga disperata e sua figlia è una adolescentella stronza; pure lui non è un fiore, remissivo, grigio e ignavo non fa nulla per reagire alla routine mortale. Si, insomma, si odiano un pò tutti e nessuno si da una mossa. Lui è il proprietario di un piccolo negozio di pesci tropicali. Un giorno incontrano un ricco proprietario di negozio affine al suo, ne fanno l'ilare conoscenza perché il buon uomo non denuncia la figlia adolescente per taccheggio; anzi offre un lavoro alla ragazza, propone al padre di diventare socio, fa sesso sadomaso con la moglie. Ah si e poi uccide gente con il supporto (passivo perché è un ignavo) del padre, li scarnifica, li fa pezzi, brucia il bruciabile e getta ai pesci il resto. La situazione si fa sempre più infernale e complicata ed il povero padre inserito in questa spirale involontaria non riuscirà ad uscirne bene. Anzi, nessuno ne uscirà bene. A mala pena ne uscirà qualcuno.
Filmone distruttivo, amorale e cupissimo di un Sono in grande spolvero. Dirige con un piglio documentaristico fantastico la dissoluzione di una famiglia già morta nelle prime scene. Lo fa con l'introduzione di un personaggio splendido (nel senso che fa lo splendido), ironico in maniera idiota e grottesca, apprezzato per la sua espansività, ma che romperà ogni schema e con esso ogni rapporto familiare.
I temi in campo sono molti. Per primo direi l'assassino che alberga in ciascuno; se Lang si limitava a mostrare come un uomo semplice può trasformarsi in mostro in condizioni estreme, qui Sono mostra come tutti siano mostri e lo possano diventare in qualunque momento per qualunque ragione. Inoltre c'è un senso di violenza che stimola violenza, come una malattia infettiva. C'è una grande sensazione di moralità complessiva (si lo so, ho appena detto che è un filmone amorale, ma per le scene mostrate non per il significato), tutti qui soccombono alla violenza latente o diretta e tutti se lo meritano tantissimo, su tutti il protagonista immobile in tutto, passivo ad oltranza (splendida in questo senso la scena della scazzottata e poi del sesso entrambi fatti "passivamente)...
...poi cos'altro c'è... ah si, c'è un film violento e cattivo (psicologicamente prima ancora che fisicamente) che diventa splatter fin dalla prima mezzora, che è abbastanza mortifero da accontentare tutti e che ti dici più di così non può... ma poi arriva l'ultima mezzora, con una lotta in un corridoio insanguinato che te la raccomando e che ad un certo punto (ma ancora non è finito) ti mette una bella donna ad accarezzare con amore il torso squartato dell'amato, con una naturalezza che sembra una cosa ovvia.
E poi c'è il nichilismo. Un nichilismo distruttivo che farebbe impallidire quelli de "Il grande Lebowski"; il finale è uno dei meno accomodanti che ricordi da parecchio tempo a questa parte e, come viene ripetuto spesso durante il film, anche la terra è destinata a morire, fra solo 4 miliardi e 600 milioni di anni tutto sparirà.
PS: locandina, molto assennatamente, simile a questa
Visto in dvx, in lingua originale sottotitolato.
Un uomo è sposato con una casalinga disperata e sua figlia è una adolescentella stronza; pure lui non è un fiore, remissivo, grigio e ignavo non fa nulla per reagire alla routine mortale. Si, insomma, si odiano un pò tutti e nessuno si da una mossa. Lui è il proprietario di un piccolo negozio di pesci tropicali. Un giorno incontrano un ricco proprietario di negozio affine al suo, ne fanno l'ilare conoscenza perché il buon uomo non denuncia la figlia adolescente per taccheggio; anzi offre un lavoro alla ragazza, propone al padre di diventare socio, fa sesso sadomaso con la moglie. Ah si e poi uccide gente con il supporto (passivo perché è un ignavo) del padre, li scarnifica, li fa pezzi, brucia il bruciabile e getta ai pesci il resto. La situazione si fa sempre più infernale e complicata ed il povero padre inserito in questa spirale involontaria non riuscirà ad uscirne bene. Anzi, nessuno ne uscirà bene. A mala pena ne uscirà qualcuno.
Filmone distruttivo, amorale e cupissimo di un Sono in grande spolvero. Dirige con un piglio documentaristico fantastico la dissoluzione di una famiglia già morta nelle prime scene. Lo fa con l'introduzione di un personaggio splendido (nel senso che fa lo splendido), ironico in maniera idiota e grottesca, apprezzato per la sua espansività, ma che romperà ogni schema e con esso ogni rapporto familiare.
I temi in campo sono molti. Per primo direi l'assassino che alberga in ciascuno; se Lang si limitava a mostrare come un uomo semplice può trasformarsi in mostro in condizioni estreme, qui Sono mostra come tutti siano mostri e lo possano diventare in qualunque momento per qualunque ragione. Inoltre c'è un senso di violenza che stimola violenza, come una malattia infettiva. C'è una grande sensazione di moralità complessiva (si lo so, ho appena detto che è un filmone amorale, ma per le scene mostrate non per il significato), tutti qui soccombono alla violenza latente o diretta e tutti se lo meritano tantissimo, su tutti il protagonista immobile in tutto, passivo ad oltranza (splendida in questo senso la scena della scazzottata e poi del sesso entrambi fatti "passivamente)...
...poi cos'altro c'è... ah si, c'è un film violento e cattivo (psicologicamente prima ancora che fisicamente) che diventa splatter fin dalla prima mezzora, che è abbastanza mortifero da accontentare tutti e che ti dici più di così non può... ma poi arriva l'ultima mezzora, con una lotta in un corridoio insanguinato che te la raccomando e che ad un certo punto (ma ancora non è finito) ti mette una bella donna ad accarezzare con amore il torso squartato dell'amato, con una naturalezza che sembra una cosa ovvia.
E poi c'è il nichilismo. Un nichilismo distruttivo che farebbe impallidire quelli de "Il grande Lebowski"; il finale è uno dei meno accomodanti che ricordi da parecchio tempo a questa parte e, come viene ripetuto spesso durante il film, anche la terra è destinata a morire, fra solo 4 miliardi e 600 milioni di anni tutto sparirà.
PS: locandina, molto assennatamente, simile a questa
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lunedì 1 dicembre 2014
Suicide club - Sion Sono (2001)
(Jisatsu sâkuru AKA Suicide circle)
Un'ondata di suicidi (spesso di gruppo) sta gettando Tokyo nel caos. La polizia viene indirizzata verso un sito dove si tiene il conto dei morti con anticipo sulla diffusione delle notizia; l'informatrice della polizia viene rapita da un buffo gruppo di punk giapponesi con un capo che tenta di imitare il Dr Frank'n'Furter, canta canzoni pop inneggianti alla morte e ha come quartier generale un bowling. Sgominata quella banda di scialbi disadattati il capo della polizia comincia a ricevere le telefonate di un bimbo con la tosse....
Film giapponese che comincia come un inquietante thriller con una scena iniziale con un suicidio in metropolitana di 54 studentesse; incipit epico e davvero ben condotto che padroneggia da dio i tempi, la suspense e pure lo splatter. C'è anche una scena con dei ragazzi che per gioco si incitano l'un 'altro a buttarsi dal tetto di una scuola che è anch'essa encomiabile per il lavoro visto il pugno nello stomaco che vorrebbe dare ( e che in parte dà). Detto questo il resto è un noioso casino.
Non c'è un finale comprensibile; cosa di per sé non fondamentale; ma punta tutto sull'allegoria/surrealismo ed ottiene di non far capire un cazzo, far irritare la gente e dare la sensazione di aver buttato via del tempo; l'idea di fondo inoltre non è neppure così potente da giustificare così come la regia di Sono che da sola non basta ad appassionarmi. L'intermezzo idiota con la band Frank'n'Furter poi non ha nessun motivo se non tentare d'acchiappare i favore di qualche darkettone che esce alla luce del sole solo per vedere i film di Burton.
Un'ondata di suicidi (spesso di gruppo) sta gettando Tokyo nel caos. La polizia viene indirizzata verso un sito dove si tiene il conto dei morti con anticipo sulla diffusione delle notizia; l'informatrice della polizia viene rapita da un buffo gruppo di punk giapponesi con un capo che tenta di imitare il Dr Frank'n'Furter, canta canzoni pop inneggianti alla morte e ha come quartier generale un bowling. Sgominata quella banda di scialbi disadattati il capo della polizia comincia a ricevere le telefonate di un bimbo con la tosse....
Film giapponese che comincia come un inquietante thriller con una scena iniziale con un suicidio in metropolitana di 54 studentesse; incipit epico e davvero ben condotto che padroneggia da dio i tempi, la suspense e pure lo splatter. C'è anche una scena con dei ragazzi che per gioco si incitano l'un 'altro a buttarsi dal tetto di una scuola che è anch'essa encomiabile per il lavoro visto il pugno nello stomaco che vorrebbe dare ( e che in parte dà). Detto questo il resto è un noioso casino.
Non c'è un finale comprensibile; cosa di per sé non fondamentale; ma punta tutto sull'allegoria/surrealismo ed ottiene di non far capire un cazzo, far irritare la gente e dare la sensazione di aver buttato via del tempo; l'idea di fondo inoltre non è neppure così potente da giustificare così come la regia di Sono che da sola non basta ad appassionarmi. L'intermezzo idiota con la band Frank'n'Furter poi non ha nessun motivo se non tentare d'acchiappare i favore di qualche darkettone che esce alla luce del sole solo per vedere i film di Burton.
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