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mercoledì 11 dicembre 2013

Il mio nuovo strano fidanzato - Dominic Harari, Teresa Pelegri (2004)

(Seres queridos)

Visto in tv.

Lei ebrea, lui palestinese, sono fidanzati e hanno deciso di andare a cena con la famiglia di lei, che ancora non sa che lui è islamico. Questo in realtà sembra un problema secondario se confrontato con la famiglia che li dovrà accogliere, matriarca sotto stress con marito (forse) traditore, un fratello da poco ortodosso e una sorella ninfomane con figlia (problematica) a carico… La serata non andrà come previsto. Ah già c’è pure un nonno cieco e un anatroccolo randagio a chiudere il cast.
Commedia degli equivoci spagnola ad altissimo ritmo (per tutta la prima metà almeno) che per gestione dei tempi, efficacia delle battute (alcune sono usurate, come il gioco con l’anziano non vedente, ma complessivamente il film diverte nella prima parte) e fotografia dai colori brillanti deve tutto alle prime opere di Almodovar. Certo i temi e i colori sono comunque più castigati dell’originale (ah beh e le scelte di regia non sono neppure paragonabili).
Il tutto si distacca dal classico per l’introduzione del rapporto di convivenza fra le due entie nemiche per eccellenza; anche se la cosa è comunque un sotterfugio che viene rapidamente messo in secondo piano.
Nella seconda metà (l’arrivo del personaggio del padre smemorato e le scene in ufficio) il ritmo cala, la sospensione dell’incredulità (già messa a dura prova) vacilla e complessivamente il gioco si rompe del tutto nel finale irrisolto, frettoloso e gaio per niente.
In definitiva un buon film con alcuni difetti, che se rappresentasse la commedia media spagnola allora la cinematografia iberica sarebbe una delle migliori al mondo.
Ah già, non l’ho detto, tutto (e sottolineo tutto) il cast è assolutamente in parte, credibile e divertente.
PS: assicuro che la locandina italiana è terribilmente fuorviante.

martedì 30 novembre 2010

Crimen Perfecto - Alèx de la Iglesia (2004)

(Crimen Ferpecto)

Visto in DVD.

Altra commedia nera per de la Iglesia, un poco meno nera ed un po più commedia del precedente “La comunidad”.

La storia di un uomo che impronta l’intera sua esistenza sullo stile e sul fascino, fra abiti perfetti, donne bellissime ed un lavoro impeccabile; che però si trovo ad uccider per sbaglio un concorrente; l’unica testimone è la più brutta delle sue colleghe che approfitterà del vantaggio conseguito per sfruttare in ogni modo il protagonista.

Al di la della regia sempre dinamica di de la Iglesia, il film risalta particolarmente per il discorso anti convenzionale nei confronti del tema della bellezza. Qui in questo film l’essere brutti fuori significa esserlo anche dentro, e la brutta protagonista non cerca una giusta rivalsa, ma un’umiliante sconfitta dell’avversario divenendo peggiore di lui. La simpatia del pubblico poi non può che essere attratta dallo stiloso protagonista maschile.

Interessante, anche se superficiale, il discorso sull’estetica che viene gridato nella scena dell’ascensore. Veritiero e cinico nello stesso tempo.

Certo, “La comunidad” è decisamente migliore ed il finale di questo film delude un poco, ma rimane una delle commedie più interessanti degli ultimi anni.