(JFK)
Visto in tv.
La ricostruzione dell'indagine del procuratore di New Orleans Jim Garrison sull'omicidio di Kennedy. L'indagine verteva sull'idea di un complotto ad ampio raggio che comprendeva anche istituzioni quali il pentagono.
Film a tese creato ad hoc per spiegare che Kennedy era un comunista odiato dai suoi che avrebbe fatto finire la guerra fredda con 20 anni di anticipo ed evitato completamente la guerra del Vietnam.
Stone stoneggia come al solito, ma con molta più leggerezza dei film successivo e con più controllo e classe dei film precedenti. Ci sono i suoi movimenti di macchina, ma senza strappi; c'è il montaggio alla Eisenstein, ma con immagini più consone; cura della fotografia (e tutto quello che c'è dietro, dalle location agli abiti). A questo si aggiunge un cast enorme per quantità con attori all'apice ed emergenti in egual misura e con attori enormi messi in parti secondarie (come Sutherland) o in veri e propri camei (Matthau).
Mi pare evidente che questo non sia altro che non un film a tesi. E i film a tesi di solito li odio perché lavorano ogni secondo del minutaggio per farti concordare con la loro opinione. Ma Stone è un figo; sa gestire i tempi e sa sfruttare l'emotività; anzi, la crea dal nulla (beh parte dalla morte di uno dei presidenti più amati è ovvio, ma ci lavora sopra), ti spiega perché dovresti essere triste e riesce fartici sentire. Ovviamente neppure Stone è onnipotente e nella seconda (lunga) parte cede agli spiegoni (tutto Sutherland è usato per descrivere il contesto in cui si sarebbe sviluppata l'idea dell'omicidio) e sfocia in un finale eccessivamente enfatico dove Costner viene sfruttato per farti piangere con un lungo monologo patriottico... eppure, nonostante la caduta di stile, Stone riesce a mantenersi a livello, il ritmo rimane e per quanto si possa avere l'orticaria per l'ovvietà nella scena in cui un Costner commosso guarda in camere chiedendo cosa puoi fare tu... beh, funziona tutto.
Visualizzazione post con etichetta Jack Lemmon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jack Lemmon. Mostra tutti i post
lunedì 24 ottobre 2016
lunedì 21 dicembre 2015
America oggi - Robert Altman (1993)
(Short cuts)
Visto in Dvx.
Nove storie indipendenti, una ventina di personaggi, uno spaccato di miriadi di vite che si intersecano, si intrecciano, si schivano, si influenzano; senza eventi eclatanti, senza twist plot spettacolari. Su tutto poi i rapporti di coppia, idiosincrasici e difficili, più estetici che di sostanza.
Altman prende da Carver tutto quello che riesce (non ho controllato, ma ho letto in giro che dovrebbero essere 9 racconti e una poesia; almeno sei di questi racconti li ho identificati come parte di "Vuoi star zitta per favore?"; in ogni caso per chi li volesse sono stati raccolti ad hoc) e costruisce un film che è la copia perfetta di "Nashville", migliaia di personaggi, centinai di eventi senza importanza che si accumulano, poi pochi secondi prima della fine uno showdown inaspettato e dirompente, che però non cambia praticamente nulla...
...però "Nashville" non mi è piaciuto affatto, mentre questo "America oggi" è splendido.
Il merito è sicuramente in parte di Carver, scrittore che non amo, ma che rispetto molto. Carver ha l'incredibile capacità di raccontare il nulla in maniera angosciante, rendere la vita di tutti i giorni un esperienza talvolta interessante, spesso terribile. Altman prende il Carver migliore e lo fa suo; lo mixa alla propria poetica della coralità e dell'apparenza riuscendo a dare ritmo e interesse a 3 ore di vicende di tutti i giorni creando una di quelle rare trasposizione cinematografiche efficaci.
In secondo luogo c'è Altman, ma un Altman più maturo, che non butta alla rinfusa i suoi personaggi per vedere cosa ne viene fuori lasciandone molti sullo sfondo; qui tutti hanno un peso, uno spazio, tutti convergono attivamente a creare il mondo in cui sono immersi. Inoltre la sua poetica delle apparenze riesce a essere impeccabile, senza gridare e senza avere scene apocalittiche, Altman riesce a dare il senso di un'inquietudine che è più efficace di molte scene madri.
Un film minimalista, scorrevole, efficace e rispettoso del materiale originale.
Visto in Dvx.
Nove storie indipendenti, una ventina di personaggi, uno spaccato di miriadi di vite che si intersecano, si intrecciano, si schivano, si influenzano; senza eventi eclatanti, senza twist plot spettacolari. Su tutto poi i rapporti di coppia, idiosincrasici e difficili, più estetici che di sostanza.
Altman prende da Carver tutto quello che riesce (non ho controllato, ma ho letto in giro che dovrebbero essere 9 racconti e una poesia; almeno sei di questi racconti li ho identificati come parte di "Vuoi star zitta per favore?"; in ogni caso per chi li volesse sono stati raccolti ad hoc) e costruisce un film che è la copia perfetta di "Nashville", migliaia di personaggi, centinai di eventi senza importanza che si accumulano, poi pochi secondi prima della fine uno showdown inaspettato e dirompente, che però non cambia praticamente nulla...
...però "Nashville" non mi è piaciuto affatto, mentre questo "America oggi" è splendido.
Il merito è sicuramente in parte di Carver, scrittore che non amo, ma che rispetto molto. Carver ha l'incredibile capacità di raccontare il nulla in maniera angosciante, rendere la vita di tutti i giorni un esperienza talvolta interessante, spesso terribile. Altman prende il Carver migliore e lo fa suo; lo mixa alla propria poetica della coralità e dell'apparenza riuscendo a dare ritmo e interesse a 3 ore di vicende di tutti i giorni creando una di quelle rare trasposizione cinematografiche efficaci.
In secondo luogo c'è Altman, ma un Altman più maturo, che non butta alla rinfusa i suoi personaggi per vedere cosa ne viene fuori lasciandone molti sullo sfondo; qui tutti hanno un peso, uno spazio, tutti convergono attivamente a creare il mondo in cui sono immersi. Inoltre la sua poetica delle apparenze riesce a essere impeccabile, senza gridare e senza avere scene apocalittiche, Altman riesce a dare il senso di un'inquietudine che è più efficace di molte scene madri.
Un film minimalista, scorrevole, efficace e rispettoso del materiale originale.
venerdì 29 ottobre 2010
Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? - Billy Wilder (1972)
(Avanti!)
Visto in VHS.
Il figlio di un influente uomo d'affari americano va a recuperare il cadavere del padre in Italia; li scoprirà che il padre non faeva delle vacanze in solitudine come raccontava, ma aveva da ormai 10 anni una relazione con una donna inglese morta anche lei nello stesso incidente. Conoscerà la figlia e dopo le inevitabili schermaglie se ne innamorerà...
Commedia indegna di Wilder ed indegna di Diamond, lunga, prolissa, buonista, prevedibile fino al midollo, quasi mai divertente, e questa sarebbe la cosa più grave se il regista non ci provasse gusto a mostrare per ben 2 volte (no dico 2!) Jack Lemmon nudo.
L'Italia è mostrata come da cartoline senza particolari guizzi (giusto l'accenno al fascismo nel finale mi fa riconoscere gli stessi sceneggiatori di Uno, due, tre!).
L'unico momento passabile è quando entra in scena l'amico diplomatico, ma dure troppo poco per risollevare un tale fallimento.
Sembra impossibile, ma anche Wilder può fallire.
PS: incomprensibile comparsata di Pippo Franco che dovrebbe bullarsi di più d'aver recitato per Wilder, anche se in un film scadente.
Visto in VHS.
Il figlio di un influente uomo d'affari americano va a recuperare il cadavere del padre in Italia; li scoprirà che il padre non faeva delle vacanze in solitudine come raccontava, ma aveva da ormai 10 anni una relazione con una donna inglese morta anche lei nello stesso incidente. Conoscerà la figlia e dopo le inevitabili schermaglie se ne innamorerà...
Commedia indegna di Wilder ed indegna di Diamond, lunga, prolissa, buonista, prevedibile fino al midollo, quasi mai divertente, e questa sarebbe la cosa più grave se il regista non ci provasse gusto a mostrare per ben 2 volte (no dico 2!) Jack Lemmon nudo.
L'Italia è mostrata come da cartoline senza particolari guizzi (giusto l'accenno al fascismo nel finale mi fa riconoscere gli stessi sceneggiatori di Uno, due, tre!).
L'unico momento passabile è quando entra in scena l'amico diplomatico, ma dure troppo poco per risollevare un tale fallimento.
Sembra impossibile, ma anche Wilder può fallire.
PS: incomprensibile comparsata di Pippo Franco che dovrebbe bullarsi di più d'aver recitato per Wilder, anche se in un film scadente.
Etichette:
1972,
Billy Wilder,
Commedia,
Film,
Jack Lemmon,
Juliet Mills
giovedì 26 agosto 2010
Non per soldi... ma per denaro - Billy Wilder (1966)
(The fortune Cookie)
Visto in VHS.
Commedia della doppia coppia Wilder/Diamond e Matthau/Lemmon. Cinica e graffiante quanto vorrebbero essere tutte le commedie dei primi due, specie se ci sono pure gli altri due. Dovrebbe essere una geremiade ironica sull'arrivismo made in U.S.A., la fame di soldi e pure sull'avvocatura (e un poco sui medici).
Spiace però constatare quanto il film non riesca mai prendere il volo, le situazioni ironiche rimangono tali (nella migliore delle ipotesi) senza mai essere davvero divertenti, il personaggio di Matthau (vero elemento dinamico del film) è certamente buono anche se non originalissimo, ma da vita a poche situazioni memorabili (per questa parte vince comunque un oscar...csa strana per un attore comico con una parte negativa in una commedia); il resto del film si sdilinquisce nei buoni sentimenti e il tutto si conclude in una imporbabile, ma catartica, partita a football... no mi spiace, ma questo non il Billy Wilder a cui mi sono abituato, accetto questo film come un'opera secondaria poco ispirata e senza strascichi nei film successivi...
Visto in VHS.
Commedia della doppia coppia Wilder/Diamond e Matthau/Lemmon. Cinica e graffiante quanto vorrebbero essere tutte le commedie dei primi due, specie se ci sono pure gli altri due. Dovrebbe essere una geremiade ironica sull'arrivismo made in U.S.A., la fame di soldi e pure sull'avvocatura (e un poco sui medici).
Spiace però constatare quanto il film non riesca mai prendere il volo, le situazioni ironiche rimangono tali (nella migliore delle ipotesi) senza mai essere davvero divertenti, il personaggio di Matthau (vero elemento dinamico del film) è certamente buono anche se non originalissimo, ma da vita a poche situazioni memorabili (per questa parte vince comunque un oscar...csa strana per un attore comico con una parte negativa in una commedia); il resto del film si sdilinquisce nei buoni sentimenti e il tutto si conclude in una imporbabile, ma catartica, partita a football... no mi spiace, ma questo non il Billy Wilder a cui mi sono abituato, accetto questo film come un'opera secondaria poco ispirata e senza strascichi nei film successivi...
Etichette:
1966,
Billy Wilder,
Commedia,
Film,
Jack Lemmon,
Walter Matthau
Iscriviti a:
Post (Atom)

