(Short cuts)
Visto in Dvx.
Nove storie indipendenti, una ventina di personaggi, uno spaccato di miriadi di vite che si intersecano, si intrecciano, si schivano, si influenzano; senza eventi eclatanti, senza twist plot spettacolari. Su tutto poi i rapporti di coppia, idiosincrasici e difficili, più estetici che di sostanza.
Altman prende da Carver tutto quello che riesce (non ho controllato, ma ho letto in giro che dovrebbero essere 9 racconti e una poesia; almeno sei di questi racconti li ho identificati come parte di "Vuoi star zitta per favore?"; in ogni caso per chi li volesse sono stati raccolti ad hoc) e costruisce un film che è la copia perfetta di "Nashville", migliaia di personaggi, centinai di eventi senza importanza che si accumulano, poi pochi secondi prima della fine uno showdown inaspettato e dirompente, che però non cambia praticamente nulla...
...però "Nashville" non mi è piaciuto affatto, mentre questo "America oggi" è splendido.
Il merito è sicuramente in parte di Carver, scrittore che non amo, ma che rispetto molto. Carver ha l'incredibile capacità di raccontare il nulla in maniera angosciante, rendere la vita di tutti i giorni un esperienza talvolta interessante, spesso terribile. Altman prende il Carver migliore e lo fa suo; lo mixa alla propria poetica della coralità e dell'apparenza riuscendo a dare ritmo e interesse a 3 ore di vicende di tutti i giorni creando una di quelle rare trasposizione cinematografiche efficaci.
In secondo luogo c'è Altman, ma un Altman più maturo, che non butta alla rinfusa i suoi personaggi per vedere cosa ne viene fuori lasciandone molti sullo sfondo; qui tutti hanno un peso, uno spazio, tutti convergono attivamente a creare il mondo in cui sono immersi. Inoltre la sua poetica delle apparenze riesce a essere impeccabile, senza gridare e senza avere scene apocalittiche, Altman riesce a dare il senso di un'inquietudine che è più efficace di molte scene madri.
Un film minimalista, scorrevole, efficace e rispettoso del materiale originale.
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lunedì 21 dicembre 2015
venerdì 8 gennaio 2010
I ragazzi della 56a strada - Francis Ford Coppola (1983)
(The outsiders)
Visto in VHS.
Da dove sia venuta fuori la 56a strada del titolo italiano mi è ignoto; nel film non viene mai citata... comunque...
Il film fa parte di quella metà della filmografia coppoliana in cui si sperimenta molto, e spesso guardando al passato ed al già fatto piuttosto che al futuro e all'innovativo. Molti dei film che Coppola ha relizzato in questo modo sono in effetti capolavori (come "Rusty il selvaggio" o "Dracula di Bram Stoker"), e questo film non è da meno.
Certo i due film già citati gli sono decisamente superiori, eppure di questa ricerca estrema del rigore anni 50 c'è solo da godere. Primi piani continui ed espressivi, intere inquadrature costruite solo di profili, campi lunghi e intere scene alla Fleming ed un retrogusto alla Ray che non si spegne fino all'ultima inquadratura; una fotografia che si adegua al periodo ed una storia d'altri tempi. Si insomma, Coppola, nel 1983, realizza un film completamente anni 50, con alcune sfumature addirittura precedenti. Un'operazione rischiosa, ma riuscitissima.
Il film si avvale poi di un giovane, ma ottimo, cast. Peccato per la sceneggiatura, troppo ripetitiva e prevedibile, troppo vuota che rende il film, non difficile da seguire, ma lento quanto un melodramma classico.
Probabilmente non è un film che piace, ma il fatto che ci sia ancora un Coppola in giro pronto agli esperimenti più vari è una rassicurazione non da poco. Curioso poi che molti suoi film sperimentali siano degli anni 80...
Visto in VHS.
Da dove sia venuta fuori la 56a strada del titolo italiano mi è ignoto; nel film non viene mai citata... comunque...
Il film fa parte di quella metà della filmografia coppoliana in cui si sperimenta molto, e spesso guardando al passato ed al già fatto piuttosto che al futuro e all'innovativo. Molti dei film che Coppola ha relizzato in questo modo sono in effetti capolavori (come "Rusty il selvaggio" o "Dracula di Bram Stoker"), e questo film non è da meno.
Certo i due film già citati gli sono decisamente superiori, eppure di questa ricerca estrema del rigore anni 50 c'è solo da godere. Primi piani continui ed espressivi, intere inquadrature costruite solo di profili, campi lunghi e intere scene alla Fleming ed un retrogusto alla Ray che non si spegne fino all'ultima inquadratura; una fotografia che si adegua al periodo ed una storia d'altri tempi. Si insomma, Coppola, nel 1983, realizza un film completamente anni 50, con alcune sfumature addirittura precedenti. Un'operazione rischiosa, ma riuscitissima.
Il film si avvale poi di un giovane, ma ottimo, cast. Peccato per la sceneggiatura, troppo ripetitiva e prevedibile, troppo vuota che rende il film, non difficile da seguire, ma lento quanto un melodramma classico.
Probabilmente non è un film che piace, ma il fatto che ci sia ancora un Coppola in giro pronto agli esperimenti più vari è una rassicurazione non da poco. Curioso poi che molti suoi film sperimentali siano degli anni 80...
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venerdì 6 novembre 2009
Parnassus, L'uomo che voleva ingannare il diavolo - Terry Gilliam (2009)
(The imaginarium of doctor Parnassus)
Visto al cinema.
Non siamo neanche lontanamente ai livelli di "Paura e delirio a Las Vegas" o "Brazil", però almeno Gilliam ritorna a fare qualcosa di personale che valga qualcosa.
Il film infatti è quanto di più tipico dal regista, un film in cui la trama è appena abbozzata e quello che più conta è il clima, l'ambiente ricreato, in cui il fantastico è fuso organicamente con la realtài in maniera il più possibile verosimile. Ci sono personaggi medium fra la relatà e l'immaginario, ci sono personaggi al limite che vi si aggregano e c'è tutto il corollario di visoni che qui ritorna ad essere oggettivamente bello. Purtroppo gli effetti speciali non sono sempre all'altezza.
Il cast poi adattissimo e adeguato al compito, l'idea di usare 4 attori diversi per lo stesso personaggio (scelta obbligata dalla prematura scomparsa di Ledger) è magnifica e offre un'interpretazione in più all'opera; Tom Waits che interpreta il diavolo (strano) poi è un valore aggiunto, e pure il ritorno di Verne Troyer.
Visto al cinema.
Non siamo neanche lontanamente ai livelli di "Paura e delirio a Las Vegas" o "Brazil", però almeno Gilliam ritorna a fare qualcosa di personale che valga qualcosa.
Il film infatti è quanto di più tipico dal regista, un film in cui la trama è appena abbozzata e quello che più conta è il clima, l'ambiente ricreato, in cui il fantastico è fuso organicamente con la realtài in maniera il più possibile verosimile. Ci sono personaggi medium fra la relatà e l'immaginario, ci sono personaggi al limite che vi si aggregano e c'è tutto il corollario di visoni che qui ritorna ad essere oggettivamente bello. Purtroppo gli effetti speciali non sono sempre all'altezza.
Il cast poi adattissimo e adeguato al compito, l'idea di usare 4 attori diversi per lo stesso personaggio (scelta obbligata dalla prematura scomparsa di Ledger) è magnifica e offre un'interpretazione in più all'opera; Tom Waits che interpreta il diavolo (strano) poi è un valore aggiunto, e pure il ritorno di Verne Troyer.
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