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lunedì 24 ottobre 2016

JFK, un caso ancora aperto - Oliver Stone (1991)

(JFK)

Visto in tv.

La ricostruzione dell'indagine del procuratore di New Orleans Jim Garrison sull'omicidio di Kennedy. L'indagine verteva sull'idea di un complotto ad ampio raggio che comprendeva anche istituzioni quali il pentagono.
Film a tese creato ad hoc per spiegare che Kennedy era un comunista odiato dai suoi che avrebbe fatto finire la guerra fredda con 20 anni di anticipo ed evitato completamente la guerra del Vietnam.

Stone stoneggia come al solito, ma con molta più leggerezza dei film successivo e con più controllo e classe dei film precedenti. Ci sono i suoi movimenti di macchina, ma senza strappi; c'è il montaggio alla Eisenstein, ma con immagini più consone; cura della fotografia (e tutto quello che c'è dietro, dalle location agli abiti). A questo si aggiunge un cast enorme per quantità con attori all'apice ed emergenti in egual misura e con attori enormi messi in parti secondarie (come Sutherland) o in veri e propri camei (Matthau).

Mi pare evidente che questo non sia altro che non un film a tesi. E i film a tesi di solito li odio perché lavorano ogni secondo del minutaggio per farti concordare con la loro opinione. Ma Stone è un figo; sa gestire i tempi e sa sfruttare l'emotività; anzi, la crea dal nulla (beh parte dalla morte di uno dei presidenti più amati è ovvio, ma ci lavora sopra), ti spiega perché dovresti essere triste e riesce fartici sentire. Ovviamente neppure Stone è onnipotente e nella seconda (lunga) parte cede agli spiegoni (tutto Sutherland è usato per descrivere il contesto in cui si sarebbe sviluppata l'idea dell'omicidio) e sfocia in un finale eccessivamente enfatico dove Costner viene sfruttato per farti piangere con un lungo monologo patriottico... eppure, nonostante la caduta di stile, Stone riesce a mantenersi a livello, il ritmo rimane e per quanto si possa avere l'orticaria per l'ovvietà nella scena in cui un Costner commosso guarda in camere chiedendo cosa puoi fare tu... beh, funziona tutto.

venerdì 24 aprile 2015

Il colpo della metropolitana (un ostaggio al minuto) - Joseph Sargent (1974)

(The taking of Pelham one two three)

Visto in Dvx.

Un gruppo di rapinatori... beh di rapitori, rapiscono 18 persone e un vagone della metropolitana di New York, chiedono un riscatto di un milione di dollari. Si mobilitano il sindaco, la polizia e la polizia della metropolitana. La questione è come faranno a fuggire.

Film d'azione con poca azione, ma ottimo ritmo, il tutto declinato verso l'ironia con le sequenze del sindaco che sono una vera e propria farsa e la presenza di Matthau a capo della gestione del rapimento che garantiscono una declinazione comica con un semplice ammiccamento, con una smorfia o uno sguardo, senza bisogno di battute per forza. Non è un film comico, ma pur essendo un film in cui muoiono alcune persone il mood rimane sempre positivo.

Come già detto c'è un Matthau fondamentale (se avessero condotto il film allo stesso modo, ma senza ironia sarebbe stato solo un brutto action), ma c'è pure un buon Balsam utilizzato per una parte che è qualcosa di più di un carattere.

La regia insipida si limita a registrare a quello che accade senza influire, nel bene o nel male.
Il finale divertente è forse un pò fuori tono o forse troppo rapido.
In ogni caso capisco perfettamente perché ne hanno cavato un remake pochi anni fa.

mercoledì 1 giugno 2011

A prova di errore - Sidney Lumet (1964)

(Fail safe)

Visto in VHS. Per una serie di sbagli tecnici un gruppo di bombardieri americani, equipaggiati con armi atomiche si dirige verso la Russia con il comando di distruggere Mosca. Il subbuglio che ne deriverà (rimpallato tra comando operativo, pentagono e casa bianca) porterà i presidenti delle nazioni nemiche ad avvicinarsi e collaborare per scongiurare il disastro, ma (SPOILER) ovviamente non riusciranno e il presidente americano darà ordine di distruggere New York come olocausto per evitare una guerra atomica.

Film palesemente derivato da “Dr. Stranamore” e dalla medesima paura dell’apocalisse nucleare. Lo stile, la cadenza ed i ritmi sono i medesimi del film di Kubrick, con alcune importanti differenze. Da una parte l’opera di Lumet è decisamente più pulita, priva degli eccessi derivati soprattutto dall’ingombrante (e multipla) presenza di Sellers, ma questa maggior concretezza viene pagata con la totale assenza di ironia. In questo modo ci si trova davanti ad un melodramma come pochi altri, estremo e dolorosissimo (a New York è in visita la first lady, così come abita la famiglia di chi ha l’ordine di sganciare la bomba, ma anche la scena del della telefonata incrociata con i due consoli nelle città da distruggere è pesante) che però è appesantito da un eccesso di ,manierismo e da un insistente bisogno di tragedia ad ogni scena. La sceneggiatura poi ci impiega un po troppo ad entrare nel vivo e lo fa con uno spreco di dialoghi. Lumet poi non lo si vede quasi mai.

Un dramma definitivo come pochi, che però risulta abbastanza macchinoso.

giovedì 26 agosto 2010

Non per soldi... ma per denaro - Billy Wilder (1966)

(The fortune Cookie)

Visto in VHS.

Commedia della doppia coppia Wilder/Diamond e Matthau/Lemmon. Cinica e graffiante quanto vorrebbero essere tutte le commedie dei primi due, specie se ci sono pure gli altri due. Dovrebbe essere una geremiade ironica sull'arrivismo made in U.S.A., la fame di soldi e pure sull'avvocatura (e un poco sui medici).
Spiace però constatare quanto il film non riesca mai prendere il volo, le situazioni ironiche rimangono tali (nella migliore delle ipotesi) senza mai essere davvero divertenti, il personaggio di Matthau (vero elemento dinamico del film) è certamente buono anche se non originalissimo, ma da vita a poche situazioni memorabili (per questa parte vince comunque un oscar...csa strana per un attore comico con una parte negativa in una commedia); il resto del film si sdilinquisce nei buoni sentimenti e il tutto si conclude in una imporbabile, ma catartica, partita a football... no mi spiace, ma questo non il Billy Wilder a cui mi sono abituato, accetto questo film come un'opera secondaria poco ispirata e senza strascichi nei film successivi...