(Moonrise kingdom)
Visto in tv.
Un boy scout, accampato con tutta la compagnia su un'isola, fugge con la figlia di una coppia del posto. La loro sarà una breve fuga d'amore, inseguiti dai genitori, dai capi scout, dal poliziotto locale e dai servizi sociali.
Dopo "Il treno per il Darjeeling" Anderson sembra aver capito che ogni stile pesantemente riconoscibile può essere un pregio (e nel suo caso lo è), ma è anche un limite e può stancare rapidamente dato che vengono riprodotte sempre le stesse dinamiche; ecco dunque che sforna un film d'animazione, poi un cartone animato in live action; nel mezzo c'è questo "Moonrise kingdom".
Questo film si discosta dai precedenti scegliendo di avere due protagonisti, una galleria di personaggi secondari che rendono vivo l'ambiente, ma che non lasciano mai deragliare il film verso la solita trama corale; e poi ci aggiunge una storia d'amore. Ovviamente Anderson non è un deficiente e utilizzando una coppia di preadolescenti riesce a creare una storia d'amore sincera e tenerissima, ma a evitare i cliché del genere, mischiarla d'avventura e a darle un'aria di freschezza altrimenti impensabile.
Lo stile è sempre lo stesso. Colori vivaci per una fotografia patinata impeccabile; recitazione al minimo e spesso macchiettistica; macchina da presa che si muove spesso, ma sempre ortogonale. Un insieme di dettagli che sono la cifra stilistica base di Anderson, ma che qui riescono ad acquisire un significato indipendente, dando un senso di rigidità che fa da allegoria all'ambiente asfissiante dove vivono i due protagonisti con una patina superficiale di felicità di facciata alla Tim Burton.
Complessivamente non è il suo film migliore, ma riesce a ripetere sé stesso acquisendo nuovi significati; una prova di forza epica.
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venerdì 9 giugno 2017
martedì 12 aprile 2011
Scott Pilgrim vs. the World - Edgar Wright (2010)
(Id.) Visto in DVD.
Dopo aver visto Hot Fuzz un produttore illuminato deve aver dato un pacco di soldi a Wright e deve avergli detto “Va, e cambia il mondo”; credo che sia nato così questo Scott Pilgrim Vs the world. Credo che il soggetto sia tratto da un fumetto, che comunque non conosco e probabilmente non leggerò mai (va, come sono sul pezzo); quindi tutto l’eccesso visuale può essere una diretta derivazione dell’originale… comunque son solo supposizioni. La storia di questo sfigatello di provincia (Toronto città) che si innamora di una ragazza e che deve scontrarsi con i suoi ex per poterla avere è di una piattezza impressionante. Ma è anche il dettaglio più insignificante. Il film è una commistione impensabile di estetica di fumetto sfacciatissima (split screen continui tratti dalle vignette; didascalie per l’orientamento temporale e addiritture i suoni degli oggetti scritti o rappresentati graficamente) mixata con il font di un videogioco piacchiaduro classico e con una sterzata verso l’anime giapponese nelle scene di lotta (il riferimento a Dragonball a tratti e palese). E tutto questo è continuo, inpregna completamente la fotografia di ogni scena tanto da superare diverse volte il livello accettabile di kitcheria; eppure riesce sempre ad essere sopportabile; forse perché Wright crea un mondo su quello schema base e non si limita ad applicare i cuoricini quandi i protagonisti si baciano ad una rappresentazione canonica della realtà. Poi ovviamente è divertente; e molto. Il ritmo serrato prosegue da dio fin dopo la metà (diciamo fino al quarto scontro), quando improvvisamente il meccanismo si usura, risulta ripetitivo, le battute si fanno rade e complessivamente il film perde colpo su colpo… un vero peccato. Complessivamente è il più grande tributo cinematografico ai comics ed ai videogiochi da bar, quasi perfetto e completamente eccessivo.
Dopo aver visto Hot Fuzz un produttore illuminato deve aver dato un pacco di soldi a Wright e deve avergli detto “Va, e cambia il mondo”; credo che sia nato così questo Scott Pilgrim Vs the world. Credo che il soggetto sia tratto da un fumetto, che comunque non conosco e probabilmente non leggerò mai (va, come sono sul pezzo); quindi tutto l’eccesso visuale può essere una diretta derivazione dell’originale… comunque son solo supposizioni. La storia di questo sfigatello di provincia (Toronto città) che si innamora di una ragazza e che deve scontrarsi con i suoi ex per poterla avere è di una piattezza impressionante. Ma è anche il dettaglio più insignificante. Il film è una commistione impensabile di estetica di fumetto sfacciatissima (split screen continui tratti dalle vignette; didascalie per l’orientamento temporale e addiritture i suoni degli oggetti scritti o rappresentati graficamente) mixata con il font di un videogioco piacchiaduro classico e con una sterzata verso l’anime giapponese nelle scene di lotta (il riferimento a Dragonball a tratti e palese). E tutto questo è continuo, inpregna completamente la fotografia di ogni scena tanto da superare diverse volte il livello accettabile di kitcheria; eppure riesce sempre ad essere sopportabile; forse perché Wright crea un mondo su quello schema base e non si limita ad applicare i cuoricini quandi i protagonisti si baciano ad una rappresentazione canonica della realtà. Poi ovviamente è divertente; e molto. Il ritmo serrato prosegue da dio fin dopo la metà (diciamo fino al quarto scontro), quando improvvisamente il meccanismo si usura, risulta ripetitivo, le battute si fanno rade e complessivamente il film perde colpo su colpo… un vero peccato. Complessivamente è il più grande tributo cinematografico ai comics ed ai videogiochi da bar, quasi perfetto e completamente eccessivo.
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