(Moonrise kingdom)
Visto in tv.
Un boy scout, accampato con tutta la compagnia su un'isola, fugge con la figlia di una coppia del posto. La loro sarà una breve fuga d'amore, inseguiti dai genitori, dai capi scout, dal poliziotto locale e dai servizi sociali.
Dopo "Il treno per il Darjeeling" Anderson sembra aver capito che ogni stile pesantemente riconoscibile può essere un pregio (e nel suo caso lo è), ma è anche un limite e può stancare rapidamente dato che vengono riprodotte sempre le stesse dinamiche; ecco dunque che sforna un film d'animazione, poi un cartone animato in live action; nel mezzo c'è questo "Moonrise kingdom".
Questo film si discosta dai precedenti scegliendo di avere due protagonisti, una galleria di personaggi secondari che rendono vivo l'ambiente, ma che non lasciano mai deragliare il film verso la solita trama corale; e poi ci aggiunge una storia d'amore. Ovviamente Anderson non è un deficiente e utilizzando una coppia di preadolescenti riesce a creare una storia d'amore sincera e tenerissima, ma a evitare i cliché del genere, mischiarla d'avventura e a darle un'aria di freschezza altrimenti impensabile.
Lo stile è sempre lo stesso. Colori vivaci per una fotografia patinata impeccabile; recitazione al minimo e spesso macchiettistica; macchina da presa che si muove spesso, ma sempre ortogonale. Un insieme di dettagli che sono la cifra stilistica base di Anderson, ma che qui riescono ad acquisire un significato indipendente, dando un senso di rigidità che fa da allegoria all'ambiente asfissiante dove vivono i due protagonisti con una patina superficiale di felicità di facciata alla Tim Burton.
Complessivamente non è il suo film migliore, ma riesce a ripetere sé stesso acquisendo nuovi significati; una prova di forza epica.
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venerdì 9 giugno 2017
venerdì 21 febbraio 2014
Monuments men - George Clooney (2014)
(Id.)
Visto al cinema.
Un gruppo di esperti d'arte o artisti vengono ingaggiati dall'esercito degli stati uniti per recuperare (e restituire) le opere d'arte rubate dai nazisti. Il piano si rivelerà complicato e pericoloso; ovviamente riusciranno a recuperare quasi tutto ciò che gli interessa di più; ma la questione se un'opera d'arte vale la vita di una persona rimarrà aperta (in realtà no, la risposta è evidente durante tutto il film, ma Clooney decide di urlarla in faccia al pubblico nel finale).
Clooney ama la storia americana, quelle del dietro le quinte soprattutto; solitamente ama mostrare i lati oscuri che la compongono e gli occasionali eroi che combattono. Qui il salto però è enorme, non c'è del marcio negli states, qui è il classico film supereroistico di alcuni statunitensi troppo buoni per essere veri; soprattutto se paragonati agli avversari (immediati come i nazisti o futuri come i russi).
Il film quindi perde parecchi punti fin da subito e, dato l'argomenti, Clooney decide di togliere ogni impressione di divertimento e azione (il trailer sembrava una sorta di ocean's eleven nel 45) e lo riempie dio scene madri; agnizione; uomini duri, ma da cuore tenero; un'irritante voice off che offende con le banalità stucchevoli che racconta; enfasi e drammi.
Di fatto la trama è randomizzata, le scene non comunicano le une con le altre se non grossolanamente e il film diventa un grosso spot, un dramma di maniera senza niente dentro; un'enorme sprechi di ottimi attori/caratteristi.
Visto al cinema.
Un gruppo di esperti d'arte o artisti vengono ingaggiati dall'esercito degli stati uniti per recuperare (e restituire) le opere d'arte rubate dai nazisti. Il piano si rivelerà complicato e pericoloso; ovviamente riusciranno a recuperare quasi tutto ciò che gli interessa di più; ma la questione se un'opera d'arte vale la vita di una persona rimarrà aperta (in realtà no, la risposta è evidente durante tutto il film, ma Clooney decide di urlarla in faccia al pubblico nel finale).
Clooney ama la storia americana, quelle del dietro le quinte soprattutto; solitamente ama mostrare i lati oscuri che la compongono e gli occasionali eroi che combattono. Qui il salto però è enorme, non c'è del marcio negli states, qui è il classico film supereroistico di alcuni statunitensi troppo buoni per essere veri; soprattutto se paragonati agli avversari (immediati come i nazisti o futuri come i russi).
Il film quindi perde parecchi punti fin da subito e, dato l'argomenti, Clooney decide di togliere ogni impressione di divertimento e azione (il trailer sembrava una sorta di ocean's eleven nel 45) e lo riempie dio scene madri; agnizione; uomini duri, ma da cuore tenero; un'irritante voice off che offende con le banalità stucchevoli che racconta; enfasi e drammi.
Di fatto la trama è randomizzata, le scene non comunicano le une con le altre se non grossolanamente e il film diventa un grosso spot, un dramma di maniera senza niente dentro; un'enorme sprechi di ottimi attori/caratteristi.
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venerdì 15 aprile 2011
Stati di allucinazione - Ken Russell (1980)
(Altered states)
Visto in DVD.
Uno scienziato esegue dei test sulla deprivazione sensoriale (si immerge in una vasca con soluzione salina a temperatura corporea, si copre orecchie ed occhi e aspetta che il cervello generi le visioni che vuole); dopo avere eseguito qualche prova su di se ed avere esperito le allucinazioni provocate da una droga messicana ha la malaugurata idea di unire le due cose. Si droga duro e si mette nella vasca… capirà a sue spese che gli stati alterati di coscienza sono solo delle altre realtà; non meno tangibili di quella in cui si vive tutti i giorni.
Film di Russell incredibilmente sobrio rispetto ai precedenti del regista. Il tocco kitch si vede solo nelle visioni, la prima delle quali (quella di stampo religioso) riesce addirittura bene, mentre a mano a mano che deve fare le cose sempre più pese ritorna alle origini e sfocia nell’eccesso/assurdo.
Il problema di Russell sta proprio qui; ha in mano un’idea buona, ma la svacca nel nonsense kitch, nel gore per fighetti radical chic, nel surreale per intellettuali presi male con le droghe. Il film infatti gode delle visioni del protagonista perché il resto della storia si affossa, con una certa celerità, nella noia. Il finale poi è una tangente verso la pippa mentale che fa più male alla trama che bene al comparto visivo.
Stranamente, nonostante tutto, il film fu un buon successo al botteghino.
Visto in DVD.
Uno scienziato esegue dei test sulla deprivazione sensoriale (si immerge in una vasca con soluzione salina a temperatura corporea, si copre orecchie ed occhi e aspetta che il cervello generi le visioni che vuole); dopo avere eseguito qualche prova su di se ed avere esperito le allucinazioni provocate da una droga messicana ha la malaugurata idea di unire le due cose. Si droga duro e si mette nella vasca… capirà a sue spese che gli stati alterati di coscienza sono solo delle altre realtà; non meno tangibili di quella in cui si vive tutti i giorni.Film di Russell incredibilmente sobrio rispetto ai precedenti del regista. Il tocco kitch si vede solo nelle visioni, la prima delle quali (quella di stampo religioso) riesce addirittura bene, mentre a mano a mano che deve fare le cose sempre più pese ritorna alle origini e sfocia nell’eccesso/assurdo.
Il problema di Russell sta proprio qui; ha in mano un’idea buona, ma la svacca nel nonsense kitch, nel gore per fighetti radical chic, nel surreale per intellettuali presi male con le droghe. Il film infatti gode delle visioni del protagonista perché il resto della storia si affossa, con una certa celerità, nella noia. Il finale poi è una tangente verso la pippa mentale che fa più male alla trama che bene al comparto visivo.
Stranamente, nonostante tutto, il film fu un buon successo al botteghino.
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