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lunedì 10 settembre 2012

Fuga da Los Angeles - John Carpenter (1996)

(Escape from L.A.)

Visto in tv.


A 15 anni dal lavoro compiuto aNew York, Jena viene richiamato a fare un favore al presidente; deve ripigliare la figlia fricchettona che gli ha rubato un dispositivo che può annullare tutte le forme di energia in ogni punto della terra. E dov’è fuggita se non nella California che dopo the big one è diventata un’isola dove il regime del presidente degli stati uniti porta gli indesiderati. Ovviamente la figlia del presidente si è subito messa con il capo dei ribelli (che è un novello Che Guevara).

Sostanzialmente un remake del precedente che però Carpenter sfrutta per schiacciare l’acceleratore del grottesco, sfottere pesantemente le manie della west coast (la chirurgia estetica, il surf, la mania per lo sport, ecc…), senza risparmiare colpi alla deriva imperialista made in USA.
Complessivamente, a mio avviso, decisamente migliore del precedente, osa di più e con maggiore efficacia riuscendo in un film figo il giusto e molto compatto. Personalmente non ho apprezzato solo alcune sequenze, come la folle idea di utilizzare i deltaplani…

Cast da urlo che va da Peter Fonda a Pam Grier passando per Bruce Campbell. Manca solo Borgnine e sarebbe un film perfetto.

PS: il film è ambientato nel 2012...

sabato 6 marzo 2010

Holy smoke, fuoco sacro - Jane Campion (1999)

(Holy smoke)

Visto in VHS.

Una ragazza australiana durante un viaggio in India rimane affascinata da un santone locale e decide di unirsi alla sua setta. Per riportarla a casa i suoi genitori decidono di rivolgersi ad un deprogrammatore, che però subirà il fascino della ragazza.
Campion si distingue per non lasciare mai niente al caso. Ogni inquadratura è tutta indirizzata ad una rappresentazione estetizzante di ciò che viene mostrato; e quindi i colori e la fotografia in genere, la disposizione di attori e scenografie, la posizione della macchina da presa e i suoi movimenti sono tutti ragionati, e spesso molto utilizzati, non limitati allo stretto indispensabile. Mi viene da dire che la Campion è uno Scorsese al femminile (dico questo solo perchè Scorsese viene prima).
In questo film ci aggiunge pure qualche paesaggio australiano (che è sempre un bel vedere), la Winslet (che è sempre un bel vedere) e parecchia ironia (una vera novità; anche se c'è solo nella prima parte).
Il film funziona piuttosto bene per tutta la prima parte, ma presto comincia a perdere i pezzi, a diventare ripetitivo, proprio quando si scatenano le ossessioni dei protagonisti (l'ossessione è un po il leit motiv della carriera della Campion), e la storia si ripiega su scene madri sempre meno plausibili (inguardabile Keitel vestito da donna che passeggia per il deserto).
Un buon tentativo, con ottimi spunti, che però fallisce.

PS: il film si fregia della comparsata di Pam "mi ha salvata Tarantino" Grier, e delle chiappe di Keitel, che devono piacere non poco alla Campion, evidentemente.