(The taking of Pelham one two three)
Visto in Dvx.
Un gruppo di rapinatori... beh di rapitori, rapiscono 18 persone e un vagone della metropolitana di New York, chiedono un riscatto di un milione di dollari. Si mobilitano il sindaco, la polizia e la polizia della metropolitana. La questione è come faranno a fuggire.
Film d'azione con poca azione, ma ottimo ritmo, il tutto declinato verso l'ironia con le sequenze del sindaco che sono una vera e propria farsa e la presenza di Matthau a capo della gestione del rapimento che garantiscono una declinazione comica con un semplice ammiccamento, con una smorfia o uno sguardo, senza bisogno di battute per forza. Non è un film comico, ma pur essendo un film in cui muoiono alcune persone il mood rimane sempre positivo.
Come già detto c'è un Matthau fondamentale (se avessero condotto il film allo stesso modo, ma senza ironia sarebbe stato solo un brutto action), ma c'è pure un buon Balsam utilizzato per una parte che è qualcosa di più di un carattere.
La regia insipida si limita a registrare a quello che accade senza influire, nel bene o nel male.
Il finale divertente è forse un pò fuori tono o forse troppo rapido.
In ogni caso capisco perfettamente perché ne hanno cavato un remake pochi anni fa.
Visualizzazione post con etichetta Robert Shaw. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Robert Shaw. Mostra tutti i post
venerdì 24 aprile 2015
venerdì 13 luglio 2012
Un uomo per tutte le stagioni - Fred Zinnemann (1966)
(A man for all seasons)
Visto in DVD.
La storia del declino di Thomas More, della sua rigida opposizione al desiderio del re di piegare le regole al suo volere e la fedeltà verso una fede personale decisamente più importante degli impegni di stato o religiosi.
Visto in DVD.
La storia del declino di Thomas More, della sua rigida opposizione al desiderio del re di piegare le regole al suo volere e la fedeltà verso una fede personale decisamente più importante degli impegni di stato o religiosi.
Non avrei detto che nel mondo
anglosassone sarebbero stati disposti a realizzare un film dove l’immobilità di
More fosse presa ad esempio come insistita protesta non violenta verso chi
cerca di piegare la libertà individuale.
Detto ciò il film è decisamente
ben realizzato come messa in scena, con una sequela di attori di grandi
capacità un po’ in tutti i ruoli (dal mastodontico Welles come vescovo
dell’incipit ad un giovane John Hurt), la trama è ben costruita con grandi dialoghi
profondi e sempre interessanti… però Zinnemann si limita a fare bene i compiti e
non vuol fare di più. La libertà visiva di Un “Mezzogiorno di fuoco” è
totalmente assente e quella grandiosa ambiguità è andata perduta del tutto, qui
tutti sono decisamente buoni, decisamente cattivi o decisamente traditori,
tutti fanno grandi discorsi e tutti sanno già come andrà a finire.
Un buon affresco storico (più o
meno credibile), ma senz’ anima.
Etichette:
1966,
Biopic,
Dramma,
Film,
Fred Zinnemann,
John Hurt,
Nigel Davenport,
Orson Welles,
Paul Scofield,
Robert Shaw,
Storico,
Susannah York,
Wendy Hiller
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

