(Menschen am Sonntag)
Visto in Dvx.
Una giornata di festa nella Berlino del 1930. Il film segue, soprattutto, una ragazza innamorata di un uomo che, però, le preferisce un'altra. Ma la storia è solo la scusa per mostrare una giornata di spensieratezza nella grande città.
Una storia impalpabile (una trama presente, ma delicatissima) di fatti normali, persone come tante e piccoli dettagli, dove i sentimenti in gioco sono fragili e banali come la gioia di una domenica mattina.
Un film incredibile sotto molti aspetti, il più scontato è il poker d'assi al lavoro in questa produzione, oltre ai registi (3 su 4 sono nomi di peso della regia USA dei due decenni successivi) alla sceneggiatura c'è pure un contributo di Billy Wilder, tutti alla loro prima esperienza (tranne Wilder alla seconda).
Questo film inoltre, è una sorta di neorealismo alla tedesca, con attori presi dalla strada e un uso della città (o del fuori città) molto debitore a "Berlino: sinfonia di una città" (più che a Vertov come ho letto in giro).
Il film però è sorprendente anche dal punto di vista tecnico.
Per essere un manipolo di parvenu la regia è grandiosa, con numerosissimi punti d'inquadratura che rendono succosa ogni sequenza e danno dinamismo e ritmo.
Onestamente trovo che questa sia una delle doti principali di un'opera prima, riuscire a non annoiare con la staticità, soprattutto in un progetto, come questo, fatto da numerosi primi e primissimi piani (densi e spesso bellissimi).
Come esempi bastino il dialogo al caffè o il riposo sul prato con l'uomo diviso fra le due donne e una delle due che si appoggia col volto sulla mano di lui.
Infine, è incredibile la capacità di questo film di trasmettere emozioni. C'è un'aria complessiva di ingenua gioia di vivere (ancora più caricabile di emotività se si considera che in un decennio tutto sarà spazzato via) che traspare da ogni scena, mentre i sentimenti dei protagonisti vengono perfettamente resi percepibili da un'espressione del viso, uno sguardo, un movimento o una posizione (l'inseguimento nel bosco o il riposo sul prato). Tutto riesce a essere espresso tramite dettagli impalpabili.
Un film incredibile di quasi assoluta perfezione.
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lunedì 11 dicembre 2017
venerdì 13 luglio 2012
Un uomo per tutte le stagioni - Fred Zinnemann (1966)
(A man for all seasons)
Visto in DVD.
La storia del declino di Thomas More, della sua rigida opposizione al desiderio del re di piegare le regole al suo volere e la fedeltà verso una fede personale decisamente più importante degli impegni di stato o religiosi.
Visto in DVD.
La storia del declino di Thomas More, della sua rigida opposizione al desiderio del re di piegare le regole al suo volere e la fedeltà verso una fede personale decisamente più importante degli impegni di stato o religiosi.
Non avrei detto che nel mondo
anglosassone sarebbero stati disposti a realizzare un film dove l’immobilità di
More fosse presa ad esempio come insistita protesta non violenta verso chi
cerca di piegare la libertà individuale.
Detto ciò il film è decisamente
ben realizzato come messa in scena, con una sequela di attori di grandi
capacità un po’ in tutti i ruoli (dal mastodontico Welles come vescovo
dell’incipit ad un giovane John Hurt), la trama è ben costruita con grandi dialoghi
profondi e sempre interessanti… però Zinnemann si limita a fare bene i compiti e
non vuol fare di più. La libertà visiva di Un “Mezzogiorno di fuoco” è
totalmente assente e quella grandiosa ambiguità è andata perduta del tutto, qui
tutti sono decisamente buoni, decisamente cattivi o decisamente traditori,
tutti fanno grandi discorsi e tutti sanno già come andrà a finire.
Un buon affresco storico (più o
meno credibile), ma senz’ anima.
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martedì 9 novembre 2010
Da qui all'eternità - Fred Zinnemann (1953)
(From here to eternity)
Visto in VHS.
Visto in VHS.
Cosa succede se si vuol fare un dramma tennesee-williamsiano (con sentimenti potenti ed oscuri, con rapporti interpersonali difficili ed esplosivi) senza Tennesee Williams? Un film che punta sulla noia sperando che lo renda profondo e sulla banalità pensando lo renda accettabile da tutti.
Negli anni 40, in una base militare USA nele Hawaii si incrociano i destini di un gruppo di militari e relative compagne, finchè l’attacco giapponese non rovina tutto… ecco, per gran parte del film ci si dimentica d’essere a Pearl Harbour, e ci si chiede perché abbiano voluto fare a tutti i costi questo film; quando finalmente arriva la scena clou, si capisce l’importanza mitopoietica dell’opera nonché il titolo.
Il film è completato da un M. Clift che sfoggia la sua espressione da cane bastonato preferita per 2 ore nette, da un B. Lancaster che più che recitare si muove col piglio giusto nelle scene, da un in utilissimo ed irritante F. Sinatra, da un negativo (ma sempre all’altezza) E. Borgnine, e da una irriconoscibile (almeno per me) D. Kerr.
Un film noioso e deludente che pone in cattiva luce l’altrimenti apprezzabile Zinnemann.
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giovedì 21 ottobre 2010
Mezzogiorno di fuoco - Fred Zinnemann (1952)
(High noon)
Visto in DVD.
Bel film; veramente un bel film.
Non un western in senso stretto, anche se ci sono sparatorie, uno sceriffo e diversi fuorilegge; più che altro un film d'ambientazione western.
In una cittadina, il giorno del matrimonio del sindaco, un fuorilegge appena liberato sta arrivando per vendicarsi proprio del malcapitato tutore dell'ordine, arriverà con il treno di mezzogiorno... e li comincia un conto alla rovescia (in cui il tempo del film quasi coincide con quello reale) in cui il sindaco va alla disperata ricerca di un sostegno da parte della popolazione locale, amici, colleghi ecc... e qui si svolge la parte migliore del film; ovviamente tutti ad uno ad uno desisteranno dal dare una mano per i motivi più disparati (la parte migliore è certamente quella in chiesa in cui, molto democraticamente, ad uno ad uno i partecipanti alla funzione esprimono la loro opinione spiegando che se li si fosse ascoltati prima sarebbe stato meglio, e questo mentre mancano 15 minuti a mezzogiorno; il discorso finale poi, per il suo cambio di significato è stupendo); proprio come in "Cronaca di una morte annunciata" tutti sanno che lo sceriffo non avrà scampo in quel duello, tutti sanno che è una brava persona e bisognerebbe fare qualcosa, ma nessuno si muove. Sublime.
Zinnemann poi da il meglio di se, con una regia sempre al limite delle convenzioni dell'epoca, questo film mi basta da solo come scusa per vedere tutta la filmografia del regista.
Il finale, si lo dico, con happy ending è forse troppo hollywoodiano, soprattutto viste le premesse... però permette di realizzare la scena finale con il distintivo gettato a terra, entrata, non a torto, nella storia del cinema.
Visto in DVD.
Bel film; veramente un bel film.
Non un western in senso stretto, anche se ci sono sparatorie, uno sceriffo e diversi fuorilegge; più che altro un film d'ambientazione western.
In una cittadina, il giorno del matrimonio del sindaco, un fuorilegge appena liberato sta arrivando per vendicarsi proprio del malcapitato tutore dell'ordine, arriverà con il treno di mezzogiorno... e li comincia un conto alla rovescia (in cui il tempo del film quasi coincide con quello reale) in cui il sindaco va alla disperata ricerca di un sostegno da parte della popolazione locale, amici, colleghi ecc... e qui si svolge la parte migliore del film; ovviamente tutti ad uno ad uno desisteranno dal dare una mano per i motivi più disparati (la parte migliore è certamente quella in chiesa in cui, molto democraticamente, ad uno ad uno i partecipanti alla funzione esprimono la loro opinione spiegando che se li si fosse ascoltati prima sarebbe stato meglio, e questo mentre mancano 15 minuti a mezzogiorno; il discorso finale poi, per il suo cambio di significato è stupendo); proprio come in "Cronaca di una morte annunciata" tutti sanno che lo sceriffo non avrà scampo in quel duello, tutti sanno che è una brava persona e bisognerebbe fare qualcosa, ma nessuno si muove. Sublime.
Zinnemann poi da il meglio di se, con una regia sempre al limite delle convenzioni dell'epoca, questo film mi basta da solo come scusa per vedere tutta la filmografia del regista.
Il finale, si lo dico, con happy ending è forse troppo hollywoodiano, soprattutto viste le premesse... però permette di realizzare la scena finale con il distintivo gettato a terra, entrata, non a torto, nella storia del cinema.
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