giovedì 16 aprile 2020
Breakfast club - John Hughes (1985)
Visto su Netflix.
Un gruppo di ragazzi (disparati per cultura, estrazione sociale e personalità) si ritrova il sabato a scuola come punizione.
Tra i 5 inizieranno tensioni, tentativi di avvicinamento, allontanamenti, litigi per poi giungere all'inevitabile scioglimento finale ecumenico.
Secondo film di John Hughes universalmente considerato il suo capolavoro; di fatto un cult ultracitato... negli USA.
Vedendolo nel 2020 per la prima volta (e in Italia) si può essere obiettivi.
La trama è piuttosto scontata, con personaggi archetipici che hanno un arco narrativo prevedibilmente buono e bunista (si parte con scontri diretti, si passa per confessioni a cuore aperto e un finale a tarallucci e vino) muovendosi su dialoghi non impeccabili.
Le note positive, già che di messa in scena, sono sulla struttura della trama. Con un'unità di luogo e una forma ripetitiva (azione con eventuale scontro, chiacchierata emotiva, di nuovo azione) il film però riesce a muoversi con il giusto ritmo; senza cali improvvisi e regge bene anche i twist nelle confessioni dei protagonisti (che twist spesso non sono). Inoltre c'è questa canzone che è un emblema degli anni '80.
Non un grande film, ma ammetto che se l'avessi visto all'età giusta ora sarebbe un personal cult che propinerei a tutti.
venerdì 25 gennaio 2019
Brivido - Stephen King (1986)
Visto in Dvx.
A causa di una cometa (ma quanti casini fanno le comete?!) le macchine della Terra prendono vita e cercano di fare fuori gli esseri umani. Un gruppo di sconosciuti si trova a dover resistere ad un assalto di camion in una stazione di servizio.
C'è stato un tempo, negli anni '80, in cui i regazzini venivano considerati; da una parte Stephen King collaborava per progetti seri nei loro confronti, dall'altra parte Steven Spielberg realizzava i migliori film per ragazzi mai creati e infine, sempre King decise di dare una deriva cretina a tutta l'operazione, la sua comparsata in "Creepshow" e questo film sono le evidenze più eclatanti.
Grazie a Notte horror l'opera prima (e al momento unica) di King come regista è arrivata sulla tv italiana lasciando strascichi, almeno su di me e Tiziano Sclavi (ok, in realtà era di Chiaverotti).
Il ricordo era decisamente positivo... una nuova visione ridimensiona il tutto.
Il film è girato con il pilota automatico e un certo fascino per la cazzoneria e strizzatine d'occhio ai più giovani (su tutto, l'uso ironico degli AC/DC prima ancora della loro musica, usata in modo pervasivo). Gli attori non sembrano impegnati al massmo per portare a casa il risultato e la sceneggiatura, seppur con una certa facilità di movimento, è piuttosto ridicola in diversi dialoghi e nella risoluzione di molte scene e, cosa ancora più importante, non riesce mai a creare paura.
D'altra parte King riesce decisamente meglio a dare vita a immagini che colpiscono (il camion con il volto del Goblin) e situazioni paradossali che, in altri film, sarebbero potute essere qualcosa di grandioso o di disturbante (gli uomini usati dalle macchine per il rifornimento).
Le diverse scene ricche di pathos (la cameriera che grida alle macchine "Perché ci fate questo. Vi abbiamo creato noi!") o di inquietudine (il rifornimento obbligato, la mitragliatrice che comunica con il morse) per un regazzino vengono completamente perse ad una visione adulta, ma credo possano ancora fare la loro figura se viste alla giusta età.
Di fatto, niente più di caro ricordo.
lunedì 22 agosto 2011
Repo man, Il recuperatore - Alex Cox (1984)
Visto in DVD.
Ci sono film semplicemente brutti. Film che sono talmente brutti da fare il giro e diventano (per lo più involontariamente) talmente particolari da essere apprezzabili. Alcuni film, infine, sono talmente brutti che dopo aver fatto il giro, lo fanno nuovamente e tornano ad essere semplicemente brutti. Ecco quest’ultimo è il caso di Repo man.
L’inizio è un capolavoro di ironia, effettacci anni ’80 e idee da serie B spinta, con una macchina che scorrazza per una strada deserta inseguita da un poliziotto, un autista che sembra Elvis da vecchio ed una sorpresa nel bagagliaio; si insomma, un inizio degnissimo…
Poi inizia una serie continua di nuovi personaggi (tra cui un Emilio Estevez adolescentello come protagonista) per lo più senza senso, fatti slegati gli uni dagli altri e senza logica, Cia, Ufo, scienziati pazzi, agenti del servizio recupero macchine, etcetera, fino al folle finale aereo, in una serie di inquadrature casuali di una sceneggiatura scritta da una scimmia che risulta avvincente quanto una puntata di tappeto volante.
Per carità, l’impegno nel creare uno scult di serie B e i presupposti ci sono tutti, però poi la noia prende il sopravvento.
venerdì 8 gennaio 2010
I ragazzi della 56a strada - Francis Ford Coppola (1983)
Visto in VHS.
Da dove sia venuta fuori la 56a strada del titolo italiano mi è ignoto; nel film non viene mai citata... comunque...
Il film fa parte di quella metà della filmografia coppoliana in cui si sperimenta molto, e spesso guardando al passato ed al già fatto piuttosto che al futuro e all'innovativo. Molti dei film che Coppola ha relizzato in questo modo sono in effetti capolavori (come "Rusty il selvaggio" o "Dracula di Bram Stoker"), e questo film non è da meno.
Certo i due film già citati gli sono decisamente superiori, eppure di questa ricerca estrema del rigore anni 50 c'è solo da godere. Primi piani continui ed espressivi, intere inquadrature costruite solo di profili, campi lunghi e intere scene alla Fleming ed un retrogusto alla Ray che non si spegne fino all'ultima inquadratura; una fotografia che si adegua al periodo ed una storia d'altri tempi. Si insomma, Coppola, nel 1983, realizza un film completamente anni 50, con alcune sfumature addirittura precedenti. Un'operazione rischiosa, ma riuscitissima.
Il film si avvale poi di un giovane, ma ottimo, cast. Peccato per la sceneggiatura, troppo ripetitiva e prevedibile, troppo vuota che rende il film, non difficile da seguire, ma lento quanto un melodramma classico.
Probabilmente non è un film che piace, ma il fatto che ci sia ancora un Coppola in giro pronto agli esperimenti più vari è una rassicurazione non da poco. Curioso poi che molti suoi film sperimentali siano degli anni 80...

