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martedì 13 marzo 2012

Il testamento d'Orfeo - Jean Cocteau (1960)

(Le testament d'Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi!)

Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.
Cocteau chiude la sua trilogia sul poeta e la conclude scrivendo il suo testamento artistico. Il film è esplicito, il protagonista è Cocteau stesso che si muove in un mondo che soggiace alle regole dei suoi film precedenti, con i suoi personaggi/attori che si auto citano a più riprese e a più livelli (Cegeste, il protagonista di “Orfeo” è il suo Virgilio), con alcune sue opere pittoriche mostrate sfacciatamente e alcune sue composizioni declamate o raccontate; infine con una sua esposizione dell’idea di poeta, in una sorta di interrogatorio/intervista.

Ancora una volta Cocteau attinge agli effetti scenici base, soprattutto il rewind creando una serie di scene sempre efficaci (la bolla piena di fumo nell’incipit e nel finale; la ricostruzione del fiore); utilizza anche il colore in una sequenza fondamentale e si appoggia ad un’estetica più basilare come quella del teatro (tutta la parte iniziale è girata in un teatro di posa esplicitato). Il mondo fantastico che lo circonda lo interessa meno questa volta e l’intero film non è proteso a mostrarne l’irrealtà, si limita a descrivere Cocteau in una lunga pubblicità di se stesso.

Molte le comparsate per lo più mute di personaggi del calibro di Aznavour o Picasso; ma chi più mi ha stupito è stato un impensabile Yul Brynner.
Meno affascinante ed interessante dei due capitoli precedenti, ma li conclude coerentemente.

giovedì 13 ottobre 2011

Il mondo dei robot - Michael Crichton (1973)

(Westworld)

Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.
Una ditta offre una vacanza fuori dal comune. Tre ambienti ricostruiti in tutto (medioevo, Roma antica e ovviamente il vecchio West), anche nelle comparse, che infatti sono robot; quindi l’ospite può fare, letteralmente, ciò che vuole. Tutto sembra magnifico finché i robot (con poco preavviso) non impazziscono senza motivo apparente (come in “Gli uccelli”) e non ammazzano tutti. Poi il protagonista sembra essere l’unico abbastanza sveglio da scappare, ma viene braccato da un gelido Yul Brynner.

Beh, che dire; film scritto e diretto da Crichton, che si dimostra decisamente migliore nella prima parte piuttosto che nella seconda. Da una parte infatti l’idea è buona, non originalissima, ma ben fatta; dall’altra c’è un film totalmente senza ritmo, noioso oltre ogni dire con una lunga scena finale di “caccia” da parte di un robot verso l’ultimo umano… ma senza mai prendere, senza farsi seguire…

L’unico vero motivo di interesse rimane Yul Brynner che interpreta un robot che interpreta Yul Brinner nei panni del capo de “I magnifici sette”.

mercoledì 23 dicembre 2009

Il re ed io - Walter Lang (1956)

(The king and I)

Visto in DVD.

Un filmetto molto ingenuo che fa ampio uso degli stereotipi per divertire e far passare bene due re...gli stereotipi e le canzoncine. Non si tratta di un vero e proprio musical, ma di un film cantatato alla Disney.
Al di la del fatto che le due ora pesano, il film si lascia guardare più che altro grazie agli interpreti, bravi, adatti alla parte, simpatici e soprattutto gli interpreti sono Deborah Kerr e Yul Brynner (mai più così scanzonato)!!!
Il film è perdibilissimo, le canzoni sono tutt'altro che memorabili, giusto lo spettacolo fatto dai figli del re tratto da "La capanna dello zio Tom" stupisce, in positivo, per inventiva.
va ricordato che è per via di questo film che Brynner si rasò per la prima volta, e da allora è diventato il pelato che tutti conoscono e rispettano.