Visto in Dvx, in lingua originale con sottotitoli in inglese.

Ancora una volta Cocteau attinge agli effetti scenici base, soprattutto il rewind creando una serie di scene sempre efficaci (la bolla piena di fumo nell’incipit e nel finale; la ricostruzione del fiore); utilizza anche il colore in una sequenza fondamentale e si appoggia ad un’estetica più basilare come quella del teatro (tutta la parte iniziale è girata in un teatro di posa esplicitato). Il mondo fantastico che lo circonda lo interessa meno questa volta e l’intero film non è proteso a mostrarne l’irrealtà, si limita a descrivere Cocteau in una lunga pubblicità di se stesso.
Molte le comparsate per lo più mute di personaggi del calibro di Aznavour o Picasso; ma chi più mi ha stupito è stato un impensabile Yul Brynner.
Meno affascinante ed interessante dei due capitoli precedenti, ma li conclude coerentemente.
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