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sabato 12 marzo 2011

La notte dell'iguana - John Huston (1964)

(The night of the iguana)

Visto in DVD, in lingua originale sottotilato in italiano.

Un pastore (Burton) viene allontanato dalla chiesa per aver circuito una giovane pecorella. Diventa quindi guida turistica in Messico per conto di Dio (nelle gite organizzate dalle parrocchie), ma durante uno di questi viaggi gli capita a fianco un'adolescentella sexy e ingrifata e una arcigna capogruppo che lo prende rapidamente in antipatia. La situazione esploderà quando arriveranno all'albergo di un'amica del pastore (Gardner)... e li tutti dovranno fare i conti con i propri demoni e la propria solitudine.

Opera di Tennessee Williams, come al solito torbida e sofferta ai massimi livelli, con personaggi distrutti... ma stavolta Huston ci mette lo zampino e rende la storia piuttosto ironica, quasi una brillante discesa all'inferno (la cosa piacque poco a Williams) e ci attaccu pure un happy ending basato sull'accettazione delle proprie debolezze che ci sta proprio. La sceneggiatura a dirla tutta, latita un po in credibilità nella scena in cui Burton si trova legato all'amaca; li il film diventa verboso in maniera eccessiva e l'origine teatrale si palesa in maniera orribile (e si fa un uso del metaforone francamente eccessivo), ma superato quel momento la trama fila che è un piacere.

La regia è trattata con la stessa classe di sempre, con inquadrature ad effetto sempre ragionate ed un uso degli attori splendido. Ma proprio qui sta il vero punto di forza; il cast. Tutti recitano da dio (la mia preferita è la Gardner, ma sono ineccepibile tutte le coprotagoniste femminili) e Richard Burton sembra essere nato per i personaggi perduti e stropicciati.
Applausi a scena aperta.

mercoledì 23 febbraio 2011

Buongiorno tristezza! - Otto Preminger (1958)

(Bonjour tristesse)
Visto in DVD.

Un viveur si districa tra feste parigine e spiagge della costa azzurra con la figlia a cui lascia enormi libertà e una selva di amanti del momento. Quando però deciderà di mettere la testa a posto sceglierà una donna abbastanza rigida, ma incredibilmente alla mano, almeno fino alla proposta di matrimonio, dopo la quale si sentirà in dovere di tutelare la ragazza. Peccato che lei non voglia essere tutelata e farà in modo (con uno stratagemma non proprio geniale, ma efficace) di farla lasciare. La donna non reggerà al dolore e si ucciderà. Da quel momento la vita del padre e della figlia riprenderà identica a prima, ma se in precedenza la loro felicità era autentica, ora sarà solo una pretesa di allegria.

Storia narrata in flashback in cui il grigio presente è girato in B/N, mentre il felice passato è a colori.

La trama è incredibilmente intimista, non originale, ma narrata col giusto piglio, sempre interessante e giustamente patetica nel finale. Il tono è sempre azzeccato e se anche Preminger non guizza per inventiva intrattiene nel modo giusto.

Un dramma da camera garbarto ed efficace. Cast perfetto.

martedì 9 novembre 2010

Da qui all'eternità - Fred Zinnemann (1953)

(From here to eternity)

Visto in VHS.
Cosa succede se si vuol fare un dramma tennesee-williamsiano (con sentimenti potenti ed oscuri, con rapporti interpersonali difficili ed esplosivi) senza Tennesee Williams? Un film che punta sulla noia sperando che lo renda profondo e sulla banalità pensando lo renda accettabile da tutti.
Negli anni 40, in una base militare USA nele Hawaii si incrociano i destini di un gruppo di militari e relative compagne, finchè l’attacco giapponese non rovina tutto… ecco, per gran parte del film ci si dimentica d’essere a Pearl Harbour, e ci si chiede perché abbiano voluto fare a tutti i costi questo film; quando finalmente arriva la scena clou, si capisce l’importanza mitopoietica dell’opera nonché il titolo.
Il film è completato da un M. Clift che sfoggia la sua espressione da cane bastonato preferita per 2 ore nette, da un B. Lancaster che più che recitare si muove col piglio giusto nelle scene, da un in utilissimo ed irritante F. Sinatra, da un negativo (ma sempre all’altezza) E. Borgnine, e da una irriconoscibile (almeno per me) D. Kerr.
Un film noioso e deludente che pone in cattiva luce l’altrimenti apprezzabile Zinnemann.

mercoledì 23 dicembre 2009

Il re ed io - Walter Lang (1956)

(The king and I)

Visto in DVD.

Un filmetto molto ingenuo che fa ampio uso degli stereotipi per divertire e far passare bene due re...gli stereotipi e le canzoncine. Non si tratta di un vero e proprio musical, ma di un film cantatato alla Disney.
Al di la del fatto che le due ora pesano, il film si lascia guardare più che altro grazie agli interpreti, bravi, adatti alla parte, simpatici e soprattutto gli interpreti sono Deborah Kerr e Yul Brynner (mai più così scanzonato)!!!
Il film è perdibilissimo, le canzoni sono tutt'altro che memorabili, giusto lo spettacolo fatto dai figli del re tratto da "La capanna dello zio Tom" stupisce, in positivo, per inventiva.
va ricordato che è per via di questo film che Brynner si rasò per la prima volta, e da allora è diventato il pelato che tutti conoscono e rispettano.