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domenica 14 marzo 2021

La truffa dei Logan - Steven Soderbergh (2017)

 (Logan lucky)

Visto su Raiplay.


Soderbergh ha la fissa dei film indipendenti, ogni tanto si sveglia la mattina e prova ribrezzo per sé stesso per aver accettato di fare, di nuovo, il seguito di "Ocean's elven" e decide che deve essere più indie, più libero, più autoriale.

All'ennesima prova produttiva indipendente che fa Soderbergh? Rifà "Ocean's eleven", ma con i redneck... vabbè a quel punto chiedi i soldi alla Warner no? (ok, a onor del vero la Warner fu solo distributore della saga di Ocean).

Comunque sia, Soderbergh sa di essere sempre sul pezzo negli hesit movie ironici, vagamente adrenalinici e inutilmente complicati; è il suo mondo, ci sguazza, porta sempre a casa il risultato e si allontana sempre di più dall'idea di autor classico per cui poi va espiare con un biopic sul "Che".

Al di là degli aspetti morali e i miei pregiudizi sul regista il film è più camp del suo predecessore; ha un gusto per l'intrico che è una posa chiramente voluta più che il tenjtativo di trovare una soluzione originale a un problema complesso e ha pure un finale scalda cuore che ci saremmo risparmiati. 

Si, insomma, è un film molto più banale, manierista e scontato rispetto a "Ocean's eleven", ma il ritmo regge, il divertimento rimane (e i pregiudizi sul suo regista pure).

lunedì 20 luglio 2020

Cena con delitto. Knives out - Rian Johnson (2019)

(Knives out)

Visto su Amzon prime.

Uno strano suicidio di un anziano romanziere molto ricco, l'intera famiglia in casa per festeggiare il suo compleanno, tutti con ottimi motivi per farlo fuori.
Questo è l'impalcatura del giallo classico su cui lavora il film, dire di più potrebbe essere spoiler.

Diciamolo subito, non c'è nessuna cena con delitto, c'è una cena prima del delitto, ma c'è quasi sempre, si tratta solo di una citazione dei titolisti nostrani.
Detto ciò il film di Johnson è un lavoro per andare contro il whodunit classico. Inizia senza discostarsi dal canone, a circa mezzora viene ribaltato quanto accaduto, si passa dalla parte del "criminale" e si comincia a vedere il suo gioco di copertura e distruzione delle prove, fino al lungo finale dove le parti si ribaltano nuovamente per tornare sui binari del già noto.
L'operazione è sicuramente interessante, ma il doppio salto sminuisce un pò l'idea di base (se devi allontanarti dla genere fallo del tutto) e il meccanismo interno del delitto, oltre a causare un aumento dle minutaggio solo parzialmente motivato.

Se l'effetto finale ne è sminuito e si perde abbastanza il senso dell'operazione è pur vero che il film si inserisce benissimo nella commedia gialla, con frizzi e lazzi giusti e non eccessivi; una galleria di personaggi macchiettisitici (con abbigliamento e pettinature proprie) che giocano a rivelare le loro tesse menzogne con gesti, smorfie e tentativi di non detto; inoltre permette qualche pallido momento di azione.
Di fatto Johnson riesce a tenere in piedi tutto quanto con pochissimi momenti di stanca e un divertimento perfetto; dando a tutti i perosnaggi un arco narrativo (tranne ai due protagonisti, poco male per l'investigatore che non lo necessita, peccato per l'infermiera).
Un buon film che intrattinee in maniera divertente e adeguatamente intricata... ecco candidarlo all'ocar per la sceneggiatura è stato un pochino un eccesso.

PS: ottimo il cast di attori a cui non si può voler bene che portano a casa il risultato con facilità (e Craig addirittura sorride, non ricordavo d'avergli mai visto i denti).


mercoledì 18 novembre 2015

Spectre - Sam Mendes (2015)

(Id.)

Visto al cinema.

Bond viene incaricato dalla defunta ex M di uccidere un uomo e andare al suo funerale. Ovviamente Bond esegue e viene messo sulle tracce di una organizzazione segreta capitanata da un uomo che lui sembra conoscere; nel mente in UK la sezione 00 viene chiusa.

Questo è un film di cui si dovrebbe parlare su due piani; quello del film a sé e quello del film collocato nella serie dei 4 film con Daniel Craig.

Il film in sé è un lussureggiante, fighetto e high budget thriller spionistico. Curato nei minimi dettagli con una carrellata di vestiti degni di una sfilata di moda e sempre perfetti per l'ambiente in cui devono essere indossati; location impeccabili (al solito) in giro per il mondo (meno titaniche che nei precedenti, ma pur sempre all'altezza); una costruzione degli interne che sta a metà strada fra l'interior design più chic e la mostra d'arte; infine una fotografia impeccabile che colora di toni diversi le varie location e le varie situazioni, senza mai una sbavatura. A questo si aggiunge un cast completamente in parte, non impeccabile, ma adatto, con il villain per eccellenza interpretato da quella faccia da cattivo hollywoodiano di Waltz (non entusiasmante nella recitazione, ma almeno ha smesso quasi del tutto di fare le faccette che faceva per Tarantino).
Poi beh diciamolo, ha diverse scene puramente action di cui una da ricordare, quella esageratamente lunga dell'incipit sull'elicottero in Messico, altre effettivamente poco sfruttate (l'inseguimento sulla neve o la lotta sul treno), con altre che stanno dignitosamente nella media come l'inseguimento a Roma (ottimo per ambientazioni, ma inutilmente protratto senza nessun twist).

Il film inteso come conclusione della serie di quattro film partita con "Casino royale" è invece una delle operazioni di rifondazione di un personaggio più complesse di sempre; nonché una delle meglio realizzate.
Se nei primi due film si era tutti intenti a frustrare le aspettative del pubblico presentando un James Bond completamente privo delle sue caratteristiche base, con "Skyfall" (che diciamolo subito, rimane il migliore dei quattro, ma in fondo era quello con meno debiti da pagare alla storia più ampia) iniziano a delinearsi i segni del mito di sempre, ma aggiornati e autoironici; con questo film si ricostruisce del tutto il James Bond che tutti conosciamo. La ricostruzione però non è una copia pedissequa del personaggio anni '60; si ricostruisce dando tutti i tratti salienti senza i quali non sarebbe Bond, ma lo si aggiorna, lo si rimette in gioco in un mondo contemporaneo; nello stesso momento lo si pulisce dagli eccessi kitsch o camp dei decenni precedenti (ancora una volta prendendosi in giro, come la macchina con le leve che servono ad accendere l'autoradio). Questa ricostruzione passa attraverso la riproposizione di idee di successo modernizzate; si pensi alla sala in cui si riunisce la Spectre, ancora un ampio salone con i villain seduti su un ampio tavolo e Blofeld dal volto invisibile, ma tutto questo senza più quella versione di modernità anni '60 ormai anacronistica; ma ancora di più si pensi al personaggio di Bautista, il classico scagnozzo forzuto della Spectre che sembra essere una fusione di due o tre personaggi dei primi film pur senza volerne ricalcare nessuno.
In tutto questo lavoro è anche encomiabile il tentativo di dare spessore al protagonista regalandogli un passato, non del tutto chiaro, ma ormai evidente; nonché la comprensibile idea di giustificare in qualche modo il perché capiti sempre tutto a lui. In questa opera meritoria si inserisce il personaggio di Blofeld che, a sua volta, viene ricostruito a partire dalla base; duole però ammettere che proprio questo personaggio è il tallone d'Achille della vicenda; il film sembra più intento a dargli un'origine che una personalità e viene relegato nella parte di un megalomane con molti agganci.

In tutto questo però quello che mi ha ulteriormente colpito è il discorso intrapreso già nel film precedente del passato; del dialogo fra vecchio e moderno. Per la prima volta James Bond ha un passato; ma per la prima volta i morti dei film precedenti hanno un peso(la morte viene introdotta con la prima scena e non se ne andrà per tutto il film), vengono ricordati, ma hanno anche un ruolo vero e proprio in questo ultimo capitolo.
L'operazione di modernizzazione sembra voler passare anche da qui, non solo fa dialogare un Bond comunque vecchio stampo con un mondo contemporaneo, ma sembra interessarsi anche a dare ai film un significato che vada oltre all'ennesima avventura di un fighetto a cui va sempre tutto bene.

PS: pur capendone le intenzioni, la sigla di apertura del film si candida a essere la più ridicola di sempre e la canzone una delle più sbagliate.

PPS: il piano sequenza iniziale è un perfetto esempio di regia impeccabile che azzecca completamente il suo personaggio. Bond vestito da "Baron Samedi" va in una camera d'albergo con la bellisma donna di turno, che si stende sul letto in attesa... intanto lui si cambia d'abito in un blink (citazione perfetta di Moore, ma anche di Connery con lo smoking sotto la muta) e se ne esce sul cornicione come niente fosse con un'arma da fuoco in mano e intanto si sistema con stile i polsini della camicia. Perfetto. C'è tutto.

lunedì 12 novembre 2012

Skyfall - Sam Mendes (2012)

(Id.)

Visto al cinema.

Un grande film. Un film che fa il giro. Se la trilogia finora fatta con Daniel Craig partiva dalle origini, mostrava come si era formato uno 007, con questo film completa il giro e arriva all'esatto momento in cui cominciava "Licenza di uccidere" 50 anni fa.
Nell'incipit ci si trova davanti ad un James Bond mai così classico, che ha il tempo di aggiustarsi i polsini dopo essere entrato in un treno usando una ruspa. Poi il film deraglia, 007 si da alla macchia, ma Londra è messa sotto attacco, il villain di turno (senza volto per buona parte del film) vuole M. James Bond deve tornare, e tra una citazione verbale, un discorso sul tempo che avanza, una presa in giro dei cliché dei fil precedente e un graditissimo ritorno (l'Aston Martin con sedile eiettabile) si forma esattamente quell'idea di agente segreto che Sean Connery ha incarnato negli anni sessanta.

Il film che viene proposto è solido e sontuoso, con una cura maniacale per l'estetica in ogni attimo, passando dall'arredo cool di macao, all'essenzialità di Shangai, dal caos di Istanbul al primitivismo della brughiera inglese, scegliendo di volta in volta la fotografia adatta (difficile infatti dire quale sequenza sia esteticamente la migliore). Inutile negare che tutto questo non s'è mai visto prima in maniera così evidente... inutile dire che il merito è tutto di Sam Mendes. Eppure non è tutto qui. Mendes costruisce poche scene d'azione, ma tutte significative, se la prima è classicissima, quella ambientata nel grattacielo di Shangai è autoriale al massimo (citando direttamente le silhouette dei titoli di testa dei film di Bond degli anni '60), quelle finali in Scozia sono figlie dirette di "Cane di paglia".

In tutto questo si trova il tempo di riempire il film delle già nominate autocitazioni (interi titoli dei film precedenti, oggetti, personaggi), ma anche di alcuni momenti di ironia magnifici, spesso indirizzati verso la saga stessa.
E tutto questo il film lo fa mentre nel frattempo la trama porta avanti un discorso enorme sul vecchio contro il nuovo, sulla necessità del cambio della guardia, sull'anacronismo di un personaggio come James Bond.

Il film poi gode di uno dei cattivi più belli di tutti i tempi, per originalità (nella serie non in senso assoluto) e per la splendida interpretazione di Bardem (chi non è rimasto shockato dall'approccio "poco ortodosso" di Bardem con Craig legato?).

Se c'è bisogno di aggiungere dell'altro direi pure che i titoli di testa sono la versione 2.0 di quelli originali e sono (esteticamente) tra i più beli di sempre, riuscendo perfettamente a condensare l'intero film senza spoilerare nulla.

Che altro c'è? Beh, direi che ci si trova davanti al più bel film di 007 dagli anni '60 ad oggi.

venerdì 7 settembre 2012

Le avventure di Tintin: Il segreto dell'Unicorno - Steven Spielberg (2011)

(The adventures of Tintin)

Visto in DVD.


La storia di Tintin non è brutta, ma sostanzialmente inutile. Ho sempre disprezzato il supponente ragazzetto belga e Spielberg mi ascolta portandolo all’altezza di un comprimario.
Come dicevo la storia è inutile (un lungo inseguimento di un tesoro in giro per il mondo) perché quello che conta sono le immagini.

In primo luogo è il film di motion capture migliore che abbia mai visto; lo stile è cartoonistico, ma i movimenti sono fluidi da far spavento e, avvalendosi di qualche mostro sacro di questa tecnica (Peter Jackson e Andy Serkis nei panni del capitano Haddok) quel che ne viene fuori è lo stato dell’arte in questo momento.
In secondo luogo, e questo è quello che più conta, Spielberg utilizza la motion capture per un motivo (cosa che distingue la moda dall’arte) realizzando lunghi, lunghissimi piani sequenza di pura azione come mai se ne sono visti nella storia del cinema. Questo è un film che va visto per l’enorme capacità di creare storia e azione in contemporanea e per la qualità dell’action stessa.

Su tutti due momenti da ricordare per sempre. La sequenza in cui Haddok racconta la storia del suo antenato in cui il piano sequenza non si realizza solo nello spazio, ma addirittura nel tempo. La seconda, la scena dell’inseguimento delle mappe in Marocco; ad oggi la scena d’azione più complessa e articolata che abbia mai visto, qualcosa di così tracotante ed eccessivo che fa letteralmente mancare il fiato. Da vedere assolutamente e chissenefrega se a qualcuno non piacciono i cartoni animati, questo è uno dei film da vedere.

PS: fantastico il cast, assolutamente distinguibile dietro all'animazione per una gestuilità restituita pari a com'è stata fatta.