(Captain Blood)
Visto in Dvx.
Un medico inglese dal cuore puro e ardimentoso in spirito viene condannato al carcere nei Caraibi per aver soccorso un ribelle. Nei Caraibi sarà vessato come schiavo, ma per le sue acute capacità mediche entrerà nelle grazie del governatore. Durante un assedio da parte degli spagnoli ruberà una nave con altri fuggitivi e diventerà in breve uno dei pirati più temuti. Dopo mesi arriverà per lui la possibilità di un riscatto.
Solo ora che lo vedo non posso che dare ragione a Sloth per la sua passione per questo film.
Il film si pregia di un Errol Flynn in piena forma che, nonostante la solita parte dell'eroe senza macchia, riesce a tenere lo schermo con piglio scanzonato dall'inizio alla fine che non può non risultare simpatico
Magnifiche la scenografie; sia degli interni, spigolosi e irrealmente spogli dove le ombre hanno gioco facile a farla da padroni nella fotografia; sia della ricostruzione del ponte della nave che, completamente in antitesi con gli interni, ricostruito al dettaglio con un profluvio di oggetti. Una cura che mostra un'attenzione all'effetto che si vuole ottenere sullo spettatore prima che sull'aderenza alla storia.
La macchina da presa che rimane salda a costruire inquadrature sempre piene specie nella seconda parte; addirittura sfruttata (con lievi movimenti paralleli alla scena o in avvicinamento) per rendere il beccheggio della nave con un'idea semplice quanto intelligente. Inoltre la regia si dimostra particolarmente sul pezzo nelle scene d'azione, dove spicca l'arrembaggio nel finale; dinamico, fastoso, con un numero incredibile di comparse e un effetto finale ottimale ancora oggi.
Non ho visto molti film di pirati, ma è fuori discussione che questo è, al momento il migliore; ma dirò di più; questo è un film d'avventura realizzato nel 1935 e invecchia per nulla, ancora attuabile e fruibile.
PS: l'ho detto che c'è Michale Curtiz alla regia? no per dire che non ha fatto solo "Casablanca" e che "Casablanca" non è stato un caso isolato.
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lunedì 14 novembre 2016
venerdì 4 ottobre 2013
Mr. Smith va a Washington - Frank Capra (1939)
(Mr. Smith goes to Washington)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un giovane di provincia puro nelle intenzioni
e idealista nel rapportarsi con le istituzioni americane (ammantante di quell’aura
di misticismo e integrità che hanno solo loro) viene scelto come secondo
senatore del suo stato. La scelta è stata pilotata da un magnate locale e dall'altro
senatore (un tempo anch’esso puro); i due stanno tentando di far passare al
congresso la costruzione di una diga che farà guadagnare loro parecchi soldi e
cercano un nuovo senatore che non faccia troppe domande. Una volta a Washington
per tenerlo buono gli offriranno al possibilità di portare avanti un suo
emendamento circa la costituzione di un campo per ragazzi, purtroppo gli
interessi di quella campo si scontreranno con quelli della diga; il neo eletto
sarà pronto a denunciare i brogli, ma verrà battuto sul tempo e si attiverà una
enorme macchina del fango.
Film idealista fino alla nausea, semplice e lineare
fino alla fantascienza si ricorda volentieri per lo sguardo disincantato che
già in quegli anni c’era nei confronti delle istituzione (è vero che, comunque,
questo sguardo serve a sottolineare l’assurda redenzione finale). Personalmente
non ho molto apprezzato l’interpretazione di Stewart che da vita all'eterno suo
personaggio del ragazzone semplice, ma qui è proprio eccessivo. Devo ammetter
inoltre di non aver capito esattamente perché avrebbe dovuto convincere l’opinione
pubblica della sua innocenza tenendo la parla 24 ore…
Tutto sommato è un film di Frank Capra
(solare, idealista e buono), ma a questo gliene preferisco molti altri, qui è
tutto eccessivo e troppo meccanico. Qualche buona idea non manca di sicuro, il
cartoonismo della caccia a i giornalisti; l’enfasi esagerata, ma esteticamente
impeccabile dell’arrivo a Washington; il mostrare i sentimenti di Stewart
attraverso l’impossibilità di tenere il cappello in mano.
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