(The lady Eve)
Visto in Dvx.
Una ragazza fa la truffatrice professionista sulle navi da crociera con l'aiuto del padre. Durante un di questi viaggi incontra il figlio di un magnate della birra che è un vacuo scienziato con scarso senso della realtà, torna dopo aver passato un anno nella foresta dell'Amazzonia a studiare serpenti. Inutile dire che proveranno a truffarlo, ma lei si innamorerà. Le cose, però si fanno più complicate quando lui scoprirà chi sono e lascerà la ragazza che vorrà vendicarsi; tornata negli USA si fingerà un'altra persona (identica alla truffatrice) e lo farà innamorare di nuovo.
Commedia romantica uscita in tutto e per tutto dagli anni '30, con iperboli poco credibili (il doppio innamoramento ovviamente), ma utili alla storia e inserite in un contesto con cui risultano, se non credibili, almeno tollerabili. La sceneggiatura, anzi sembra essere più compatta rispetto a molti film simili di qualche anno precedente.
La coppia centrale del film è perfettamente in parte con una Stanwyck abbonata a parti del genere che illumina lo schermo con il suo sorriso e un Fonda che fa una versione edulcorata degli ingenui picchiatelli di Grant assomigliando agli impacciati personaggi di Stewart.
I veri punti di forza di questo film però sono altri.
La trama, anche se evidentemente prevedibile, si affida a più twist cercando la via più inusuale per arrivare alla solita conclusione e, nel farlo, si butta molto sul lato sensuale della vicenda piuttosto che su quello più schiettamente romantico (la prima seduzione in cabina con i protagonisti abbracciati, il famoso finale che si conclude con i due che fuggono nella loro stanza e la macchina da presa che attende al di fuori). Questa sensualità molto forte in alcune scene e la decisione della Stanwyck di odiare chi ha amato hanno spesso paragonato il suo personaggio alla femme fatale dei noir, ma in chiave comica.
Il tono è sempre solare, il ritmo non altissimo, ma costante; ma il vero pregio (il secondo) sono le trovate comiche. Un mix di sceneggiatura e capacità di regia (vogliamo citarlo, finalmente, il povero Sturges? qui paragonato, un poco esagerando, a Lubitsch) che riesce a costruire scene perfette (basti pensare la partita a carte in cui il padre imbroglia per vincere contro Fonda, mentre la figlia imbroglia per fermare il padre).
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mercoledì 20 febbraio 2019
venerdì 3 ottobre 2014
I dimenticati - Preston Sturges (1941)
(Sullivan's travel)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un regista hollywoodiano di commedie sciocche vuole fare una virata verso il cinema impegnato e a parlare di scottanti temi sociali. I produttori non sono affatto d'accordo e sottolineano come la cosa risulti stucchevole dato che lui della povertà, della disoccupazione e dei viaggi nei treni merce non ne sappia nulla. Il regista decide quindi di fingersi un senzatetto per alcuni giorni per toccare con mano la povertà di cui vorrebbe parlare. Nel suo vagabondare incontra una ragazza, ovviamente si innamorano, lui viene derubato, il ladro muore schiacciato da un treno con addosso i documenti e il cadavere viene scambiato per quello del regista. Verrà messo ai lavori forzati dove vedrà a cosa servono le commedie sciocche da cui tanto voleva allontanarsi.
Misconosciuta commedia drammatica di Sturges, dal titolo italiano che sembra neorealista e invece nasconde un film esplosivo. Questa è prima di tutto una commedia, la prima parte in particolare è una sequenza rapidissima di battute fantastiche (per lo più contro Hollywood) come nel miglior Howard Hawks. Poi si trasforma, proprio come vorrebbe fare il protagonista il film diventa dapprima una commedia agrodolce con risvolti sociali, per poi sfociare nella commedia amara sulle condizioni di vita dei diseredati, senza mai dimenticare le proprie intenzioni iniziali. Il finale poi è un inno a alla prima missione del cinema (poi persa gradualmente negli anni '30 a causa della depressione), l'intrattenimento, prima dell'impegno e prima del documentario, il cinema è sempre stato intrattenimento.
Se la sceneggiatura è eccezionale (è vero, nella seconda parte si fa troppo enfatica in diversi punti, ma riesce comunque a scorrere bene), la coppia di attori protagonisti è affiatatissima, sui due però spicca Veronica Lake (che io vedo qui per la prima volta), non sembra recitare, risulta naturale qualunque cosa faccia, dall'innamorata, alla ragazza travestita da uomo, alla donna apatica ed indifferente.
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venerdì 4 ottobre 2013
Mr. Smith va a Washington - Frank Capra (1939)
(Mr. Smith goes to Washington)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un giovane di provincia puro nelle intenzioni
e idealista nel rapportarsi con le istituzioni americane (ammantante di quell’aura
di misticismo e integrità che hanno solo loro) viene scelto come secondo
senatore del suo stato. La scelta è stata pilotata da un magnate locale e dall'altro
senatore (un tempo anch’esso puro); i due stanno tentando di far passare al
congresso la costruzione di una diga che farà guadagnare loro parecchi soldi e
cercano un nuovo senatore che non faccia troppe domande. Una volta a Washington
per tenerlo buono gli offriranno al possibilità di portare avanti un suo
emendamento circa la costituzione di un campo per ragazzi, purtroppo gli
interessi di quella campo si scontreranno con quelli della diga; il neo eletto
sarà pronto a denunciare i brogli, ma verrà battuto sul tempo e si attiverà una
enorme macchina del fango.
Film idealista fino alla nausea, semplice e lineare
fino alla fantascienza si ricorda volentieri per lo sguardo disincantato che
già in quegli anni c’era nei confronti delle istituzione (è vero che, comunque,
questo sguardo serve a sottolineare l’assurda redenzione finale). Personalmente
non ho molto apprezzato l’interpretazione di Stewart che da vita all'eterno suo
personaggio del ragazzone semplice, ma qui è proprio eccessivo. Devo ammetter
inoltre di non aver capito esattamente perché avrebbe dovuto convincere l’opinione
pubblica della sua innocenza tenendo la parla 24 ore…
Tutto sommato è un film di Frank Capra
(solare, idealista e buono), ma a questo gliene preferisco molti altri, qui è
tutto eccessivo e troppo meccanico. Qualche buona idea non manca di sicuro, il
cartoonismo della caccia a i giornalisti; l’enfasi esagerata, ma esteticamente
impeccabile dell’arrivo a Washington; il mostrare i sentimenti di Stewart
attraverso l’impossibilità di tenere il cappello in mano.
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