(Make way fot tomorrow)
Visto in Dvx.
Una coppia di anziani invita i 4 figli (in realtà sono 5, ma una non verrà causa la distanza, vive in California) per porgli un problema; hanno perso la causa per l'impossibilità di pagare il mutuo, hanno avuto 6 mesi di tempo, ma per non doverlo ammettere pubblicamente hanno aspettato fino agli ultimi giorni; ora c'è da decidere il da farsi. L'unica soluzione che riescono a escogitare i figli è dividere i genitori e farli vivere a casa di due di loro, mentre la terza (sposata con un riccastro) si preoccuperà di far posto a entrambi nella sua grande casa di li a tre mesi. malvolentieri i coniugi decidono di separarsi.
La convivenza forzata nelle due case porterà presto a motivi di attrito, ma mentre il padre non riuscirà ad adattarsi dentro casa e cercherà fuori la soluzione ai problemi (si cercherà un lavoro e intreccerà un'amicizia con uno scorbuto negoziante); la madre subirà senza opporsi, accettando di buon grado anche le soluzioni per lei più angoscianti.
Alla fine dei tre mesi di convivenza però la soluzione dei problemi sembra ancora lontana e si sceglie una soluzione più drastica.
Film sulla vecchiaia, che oggi sarebbe quasi di moda (anche se il piglio pessimista non sarebbe accettato), ma che all'epoca era una novità assoluta. La trama è ovvia, ma correttamente ovvia, sono i singoli episodi, i motivi degli attriti, le reazioni dei personaggi che, in diverse occasioni, mostrano più stupidità che altro (figlie di una scrittura superficiale o, come nella sequenza della visita del dottore, macchiettistica). La prima parte soffre molto di questi difetti; nella seconda invece il tono cambia, dalla farsa malinconica si passa al sentimentalismo puro e al melodramma. L'incontro tra i due coniugi dopo mesi di separazione è qualcosa di semplicissimo, di tenero e accomodante come neanche la Disney avrebbe potuto fare meglio, ma funziona perfettamente e, nell'ottica del finale, acquisisce un sapore amaro incredibile. La scena finale potrebbe essere la scena madre di ogni melodramma se i melodrammi avessero la decenza di mostrare i sentimenti in modo contenuto e personale.
PS: titolo originale amaramente ironico, titolo italiano angosciante.
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lunedì 12 gennaio 2015
venerdì 4 ottobre 2013
Mr. Smith va a Washington - Frank Capra (1939)
(Mr. Smith goes to Washington)
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.
Un giovane di provincia puro nelle intenzioni
e idealista nel rapportarsi con le istituzioni americane (ammantante di quell’aura
di misticismo e integrità che hanno solo loro) viene scelto come secondo
senatore del suo stato. La scelta è stata pilotata da un magnate locale e dall'altro
senatore (un tempo anch’esso puro); i due stanno tentando di far passare al
congresso la costruzione di una diga che farà guadagnare loro parecchi soldi e
cercano un nuovo senatore che non faccia troppe domande. Una volta a Washington
per tenerlo buono gli offriranno al possibilità di portare avanti un suo
emendamento circa la costituzione di un campo per ragazzi, purtroppo gli
interessi di quella campo si scontreranno con quelli della diga; il neo eletto
sarà pronto a denunciare i brogli, ma verrà battuto sul tempo e si attiverà una
enorme macchina del fango.
Film idealista fino alla nausea, semplice e lineare
fino alla fantascienza si ricorda volentieri per lo sguardo disincantato che
già in quegli anni c’era nei confronti delle istituzione (è vero che, comunque,
questo sguardo serve a sottolineare l’assurda redenzione finale). Personalmente
non ho molto apprezzato l’interpretazione di Stewart che da vita all'eterno suo
personaggio del ragazzone semplice, ma qui è proprio eccessivo. Devo ammetter
inoltre di non aver capito esattamente perché avrebbe dovuto convincere l’opinione
pubblica della sua innocenza tenendo la parla 24 ore…
Tutto sommato è un film di Frank Capra
(solare, idealista e buono), ma a questo gliene preferisco molti altri, qui è
tutto eccessivo e troppo meccanico. Qualche buona idea non manca di sicuro, il
cartoonismo della caccia a i giornalisti; l’enfasi esagerata, ma esteticamente
impeccabile dell’arrivo a Washington; il mostrare i sentimenti di Stewart
attraverso l’impossibilità di tenere il cappello in mano.
sabato 15 gennaio 2011
La vita è meravigliosa - Frank Capra (1946)
(It's a wonderful life)
Visto in DVD.
Visto in DVD.
Commedia dolcissima ma non sdolcinata, imperniata su di un uomo buono che ammazza le sue ambizioni a causa degli altri e, come solo nei film di Capra succede, viene poi ripagato con l’altrui generosità.
Il film si fa seguire con una storia dalle giuste dosi di ritmo e grazia e con alcuni magnifici momenti di reale maestria nelle storie d’amore, come da bambini quando mary sussurra il suo amore nell’orecchio sordo, il dialogo al telefono a tre in cui i due innamorati si attraggono e respingono contemporaneamente… ecc…
Godibile oltre ogni dire e soprattutto non irritante, neppure nello zuccheratissimo finale. Un film che incita alla vita senza mai scadere nel già visto o nel già detto.
La vita è meravigliosa risulta anche importante nell’immaginario cinematografico statunitense per alcune idee poi ripetutamente sfruttate, come Dio rappresentato come una galassia (o una nebulosa, non me ne intendo benissimo di astronomia), l’angelo inviato dal cielo che mostra come sarebbe il mondo se il protagonista non fosse mai nato, o il canto in coro di canzoni natalizie nel finale (che si ritrova in quasi tutti i telefilm made in USA).
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