Visualizzazione post con etichetta Hugh Grant. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Hugh Grant. Mostra tutti i post

lunedì 26 agosto 2013

American dreamz - Paul Weitz (2006)

(Id.)

Visto in tv.

Non so perché l’ho voluto guardare… non so perché, ma mi dava fiducia…
Invece il film tratta di un reality canoro dove Hugh Grant sceglie tra gli irritanti concorrenti quelli più bankable per l’audience. Contemporaneamente il presidente USA Dennis Quaid, in calo sul gradimento, decide di fare da giudice a quella gara per la puntata finale. Questa notizia sarà ghiottissima per i soliti fondamentalisti islamici che costringeranno il concorrente arabo a farsi saltare in aria durante la trasmissione… ovviamente le cose non andranno come sperato.
Va detto subito, il film dura un'ora e quaranta, ma viaggia velocissimo e sembra una puntata di un telefilm. E proprio come la puntata di un pessimo telefilm dopo averlo visto lo si dimentica in un attimo.

Non c’è niente di veramente ben fatto, non c’è comicità vera, ma solo delle macchiette stupide che si muovono sullo schermo; non c’è critica (che non è un obbligo, ma visto che non diverti prova a fare altro), ma solo lo sfruttamento di un ambiente che il pubblico conosce; non c’è una trama interessante, ma un’accozzaglia di eventi singoli e di personaggi improbabili ad interpretarlo.

Vorrebbe essere satira sociale (immagino, vedendo la locandina), ma si risolve con l'essere un film tanto innocuo quanto inutile.

mercoledì 16 gennaio 2013

Cloud atlas - Tom Tykwer, Andy e Lana Wachowski (2012)

(Id.)

Visto al cinema.

Non ci proverò neanche a spiegare la trama di questo film, basti sapere quello che tutti sanno, ci sono 6 storie ambientate tra il 1800 e il 2300 in cui si muovono le esistenze di diversi personaggi, tutti collegati fra loro non solo a livello spaziale, ma anche temporale, in maniera diretta (chi in un capitolo è il martire di una rivoluzione nel successivo è il dio di una religione, il componimento musicale di uno verrà ascoltato nel capitolo successivo ecc..), in maniera spirituale (la voglia a forma di stella cometa), in maniera emotiva (in ogni storia c’è sempre un nocciolo centrale formato dall'amore di una coppia, che è sempre la stessa anche se cambiano le fattezze) ed in maniera genetica (ogni attore interpreta diversi personaggi che inevitabilmente si somigliano).

Ecco detto ciò direi che si può dire senza eufemismo che ci si trova davanti ad un’opera colossale con ambizioni enormi. Se a questo si aggiunge che è un progetto europeo e totalmente indipendente capitanato dallo splendido Tykwer a cui si associano i Wachowski; beh, siamo dalle parti del mito. Il risultato però bisogna ammetterlo è sotto le aspettative. I difetti sono evidenti fin da subito, diversi problemi nella sceneggiatura (il capitolo della nuova Seul, incredibilmente simile a Matrix è anche eccezionalmente debole e dovrebbe essere la spia dorsale del film), un film lungo ed estremamente ostico alla comprensione rendono un’opera grandiosa qualcosa di vicino ad un successo mancato. Si, successo mancato perché di fatto non è il film epocale che poteva essere.
Tuttavia io l’ho trovato grandioso lo stesso. Al netto dei difetti prima citati (a cui si può aggiungere un trucco che non è sempre all'altezza del proprio compito o alcuni eccessi nel cast complessivamente buono) quello che si ottiene è un filmone.

Tre ore di film che però tiene botta dall'inizio alla fine, passano i minuti senza che ci si renda conto e le sei storie hanno il tempo di dipanarsi con grazia. Sei storie che sono quasi tutte complete, indipendenti e che potrebbero divenire opere a sé, che si distinguono per tono, significato e genere cinematografico (idea ancora più arrogante del resto), ambientante in luoghi incredibili dalla potenza visiva invidiabile. Sei storie connesse fra loro da fili sottilissimi (quelli citati nella spiegazione della trama) che non devono essere tali perché il significato ultimo non è che siamo tutti connessi nel tempo da ampie evidenze scientifiche, ma siamo connessi in maniera sottile e non matematica, qualcosa che è più percepibile che dimostrabile (questo punto è spesso visto come una pecca, a mio avviso ciò non è, ma è fuori discussione che si tratti dell’ennesimo colpo d’arroganza).

L’ultimo colpo di genio e di audacia è collegare visivamente le storie fra di loro non solo con il cast identico, ma con la regia. Il montaggio diviene parte integrante del racconto come non mai e affianca le diverse vicende con l’assonanza delle scene più che con tagli netti al termine di una sequenza completa, in maniera tale che per la scena dedicata ad un epoca da il tempo di mezza inquadratura per poi fare dieci minuti per la storia successiva. Il racconto diventa ostico da vedere, ma estremamente affascinante nello svolgersi e denota una voglia folle di fare un cinema che non si ripieghi costantemente sul già visto in fatto di messa in scena e denota altresì un incredibile fiducia nel pubblico.

Che poi i pregi del film non sono tutti qui, c'è anche tutto un magma di citazioni trasversali più o meno evidenti che vanno dalla letteratura (Solženicyn), ai film (Soylent green) ai manga (tutto l'episodio a neo Seul), che sono comunque solo i più evidenti (chissà quanti altri più sottili ce ne devono essere) e che costituiscono non un nozionismo fine a se stesso, ma vogliono significare qualcosa, si paragonano con quanto accade (o accadrà o è accaduto) per dargli significato.

Che poi le singole storie trattino di rivoluzioni compiute dalla consapevolezza acquisita da un solo personaggio è un classico dei Wachowski, non disdegnato da Tykwer, che fa sempre piacere vedere riproposto.

venerdì 1 ottobre 2010

Luna di fiele - Roman Polanski (1992)

(Bitter moon)

Visto in DVD.

Questo film sembra una puntata di “Hunger”, un telefilm introdotto da David Bowie in cui, in ogni maledetta puntata, un ingenuo e pallido inglese viene adescato da una, o più, belle donne con un tasso variabile d’erotismo italiano anni ’70 con qualche incursione nel sopranaturale…. Poi il fil cambia, ed inizia un racconto nel racconto sembra “Hunger” ma senza tutta la parte ultraterrena, e con un 30% di tette in più, non che non ce ne fossero nell’originala, però la Seigner è spesso intenta a farsele sprimacciare…

In questo film un ingenuo e pallido Hugh Grant, in crociera con l’inglesissima consorte (Scott Thomas), viene adescato dalla Seigner (che fatica a tenersi i vestiti addosso, e ora capisco Polanski) e dal di lei consorte (Coyote) che si compiace nel raccontargli la loro storia, ricca di sesso, perversioni, violenza psicologica, vendette e ancora perversioni.

Inquietantemente, ad un certo punto, non saprei dire dove, il film si fa suadente, ondeggiante come la nave su cui è ambientato, si fa seguire come una fiaba de “Le mille e una notte”… e viene in mente che, forse, ci si trova di fronte ad un film su erotismo e seduzione che sta Polanski come “Eyes wide shut” sta a Kubrick, con solo molta classe in meno…

Poi arriva il finale, sempre più stupido, banale (anche se son contento che sia finito così) e troppo rapido, e ci si sveglia dallo stato di trance, e ci si rende conto d’essersi sbagliati; ci si rende conto che si stava guardando soltanto una puntata di “Red Shoe”