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mercoledì 31 dicembre 2014

Lo hobbit: La battaglia delle cinque armate - Peter Jackson (2014)

(The Hobbit: The battle of the five armies)

Visto al cinema.

Bilbo e i nani hanno scatenato il drago Smaug nel precedente episodio, e ora distrugge tutto quello che può nella città degli uomini. L'eroe locale riuscirà a sconfiggerlo piuttosto rapidamente, ma solo per ritrovarsi accanto degli elfi, tutti uniti nel muovere guerra ai nani... anche se ci si mettono gli orchetti a unire tutti in un fronte comune.

Avevo letto peste e corna di questo capitolo conclusivo; invece è un film dignitoso in linea con i precedenti capitoli. Certamente gli mancano i veri e propri colpi di genio che c'erano nel primo, così come c'è troppo poco drago per soddisfare il mio senso di abbandono da "Jurassic Park". Però il film regge.
Nonostante ci si dedichi quasi esclusivamente alle battaglie non si scade nelle scene da videogioco del secondo film della trilogia del Signore degli anelli. Le scene d'azione di massa della prima metà sono enormi come al solito, ma nella seconda parte ci si dedica di più agli scontri personali, con una sequenza fra Legolas e il capo degli orchetti su una torre abbattuta sospesa nel vuoto che è davvero ben giostrata. C'è coraggio, sacrificio ed eroismo a piene mani con una punta di disillusione e accettazione della morte che da un tocco meno banale alle agnizioni personali che altrimenti sarebbero da melodramma classico.
Non ci sono idee nuove o risoluzioni vincenti delle vicende personali; l'impegno di Jackson sembra quello di chiudere con dignità, spargere tutti i cliffhanger che riesce fra le due trilogie e chiudere del tutto la porta. Io direi che la missione è compiuta.

lunedì 21 gennaio 2013

Lo hobbit: Un viaggio inaspettato - Peter Jackson (2012)

(The hobbit: an unexpected journey)

Visto al cinema.

Il giovane Bilbo viene precettato per aiutare un gruppo di 14 nani per liberare la loro antica capitale del regno, ora tenuta in scacco da un drago. La vicenda (divisa in tre capitoli) mostra la nascita dei rapporti di Bilbo con Gandalf, il ritrovamento dell’anello e il classico romanzo di formazione per lo hobbit.
I difetti che erano ovvi anche prima di vedere il film sono tutti racchiusi nel libro originale, Lo Hobbit è un libro per bambini, quindi decisamente più ingenuo de Il signore degli anelli, ed è un libro di circa 300 pagine; folle quindi tirarci fuori un film di 3 ora, figuriamoci una trilogia di 9!

Eppure a vedere il primo capitolo ogni dubbio viene immediatamente tolto. La storia è permeata da una ironia più ingenua, specie nella parte iniziale, ma ben presto il clima ed il tono passano ad assomigliare a quelli del Signore degli anelli (solo qualche concessione è data ogni tanto all'infantilismo, come nella figura del Bruno). Per quanto riguarda lo svolgimento della trama, bisogna riconoscere una certa rilassatezza (ed un uso eccessivo delle canzoni), ma come la compagnia si mette in marcia cominciano tre ore di azione continua in un tuor de force difficile da credere, ma assolutamente avvincente, anzi n alcuni momenti il repentino succedere di eventi è pure eccessivo. Per quanto possa essere esile la trama iniziale, il film si dilata adeguatamente e dopo tre ore ci si ritrova a chiederne ancora come un tossicodipendente.

Inoltre la trama è ben scritta, nel senso che è un film che viene dopo una trilogia enorme, lo sa e allora strizza un occhio al pubblico ogni volta che può, racconta eventi, dice cose, lascia presagire fatti, che tutti già sanno.
Non l’ho, volutamente visto in 3D e non l’ho, purtroppo, visto in 48 fps. Recupererò con i prossimi due.

PS: cast spesso noto, che è un piacere rivedere riunito, unico difetto il povero Christopher Lee che appare veramente vecchio e ormai poco capace di tenere una parte.

mercoledì 16 gennaio 2013

Cloud atlas - Tom Tykwer, Andy e Lana Wachowski (2012)

(Id.)

Visto al cinema.

Non ci proverò neanche a spiegare la trama di questo film, basti sapere quello che tutti sanno, ci sono 6 storie ambientate tra il 1800 e il 2300 in cui si muovono le esistenze di diversi personaggi, tutti collegati fra loro non solo a livello spaziale, ma anche temporale, in maniera diretta (chi in un capitolo è il martire di una rivoluzione nel successivo è il dio di una religione, il componimento musicale di uno verrà ascoltato nel capitolo successivo ecc..), in maniera spirituale (la voglia a forma di stella cometa), in maniera emotiva (in ogni storia c’è sempre un nocciolo centrale formato dall'amore di una coppia, che è sempre la stessa anche se cambiano le fattezze) ed in maniera genetica (ogni attore interpreta diversi personaggi che inevitabilmente si somigliano).

Ecco detto ciò direi che si può dire senza eufemismo che ci si trova davanti ad un’opera colossale con ambizioni enormi. Se a questo si aggiunge che è un progetto europeo e totalmente indipendente capitanato dallo splendido Tykwer a cui si associano i Wachowski; beh, siamo dalle parti del mito. Il risultato però bisogna ammetterlo è sotto le aspettative. I difetti sono evidenti fin da subito, diversi problemi nella sceneggiatura (il capitolo della nuova Seul, incredibilmente simile a Matrix è anche eccezionalmente debole e dovrebbe essere la spia dorsale del film), un film lungo ed estremamente ostico alla comprensione rendono un’opera grandiosa qualcosa di vicino ad un successo mancato. Si, successo mancato perché di fatto non è il film epocale che poteva essere.
Tuttavia io l’ho trovato grandioso lo stesso. Al netto dei difetti prima citati (a cui si può aggiungere un trucco che non è sempre all'altezza del proprio compito o alcuni eccessi nel cast complessivamente buono) quello che si ottiene è un filmone.

Tre ore di film che però tiene botta dall'inizio alla fine, passano i minuti senza che ci si renda conto e le sei storie hanno il tempo di dipanarsi con grazia. Sei storie che sono quasi tutte complete, indipendenti e che potrebbero divenire opere a sé, che si distinguono per tono, significato e genere cinematografico (idea ancora più arrogante del resto), ambientante in luoghi incredibili dalla potenza visiva invidiabile. Sei storie connesse fra loro da fili sottilissimi (quelli citati nella spiegazione della trama) che non devono essere tali perché il significato ultimo non è che siamo tutti connessi nel tempo da ampie evidenze scientifiche, ma siamo connessi in maniera sottile e non matematica, qualcosa che è più percepibile che dimostrabile (questo punto è spesso visto come una pecca, a mio avviso ciò non è, ma è fuori discussione che si tratti dell’ennesimo colpo d’arroganza).

L’ultimo colpo di genio e di audacia è collegare visivamente le storie fra di loro non solo con il cast identico, ma con la regia. Il montaggio diviene parte integrante del racconto come non mai e affianca le diverse vicende con l’assonanza delle scene più che con tagli netti al termine di una sequenza completa, in maniera tale che per la scena dedicata ad un epoca da il tempo di mezza inquadratura per poi fare dieci minuti per la storia successiva. Il racconto diventa ostico da vedere, ma estremamente affascinante nello svolgersi e denota una voglia folle di fare un cinema che non si ripieghi costantemente sul già visto in fatto di messa in scena e denota altresì un incredibile fiducia nel pubblico.

Che poi i pregi del film non sono tutti qui, c'è anche tutto un magma di citazioni trasversali più o meno evidenti che vanno dalla letteratura (Solženicyn), ai film (Soylent green) ai manga (tutto l'episodio a neo Seul), che sono comunque solo i più evidenti (chissà quanti altri più sottili ce ne devono essere) e che costituiscono non un nozionismo fine a se stesso, ma vogliono significare qualcosa, si paragonano con quanto accade (o accadrà o è accaduto) per dargli significato.

Che poi le singole storie trattino di rivoluzioni compiute dalla consapevolezza acquisita da un solo personaggio è un classico dei Wachowski, non disdegnato da Tykwer, che fa sempre piacere vedere riproposto.