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mercoledì 31 dicembre 2014

Lo hobbit: La battaglia delle cinque armate - Peter Jackson (2014)

(The Hobbit: The battle of the five armies)

Visto al cinema.

Bilbo e i nani hanno scatenato il drago Smaug nel precedente episodio, e ora distrugge tutto quello che può nella città degli uomini. L'eroe locale riuscirà a sconfiggerlo piuttosto rapidamente, ma solo per ritrovarsi accanto degli elfi, tutti uniti nel muovere guerra ai nani... anche se ci si mettono gli orchetti a unire tutti in un fronte comune.

Avevo letto peste e corna di questo capitolo conclusivo; invece è un film dignitoso in linea con i precedenti capitoli. Certamente gli mancano i veri e propri colpi di genio che c'erano nel primo, così come c'è troppo poco drago per soddisfare il mio senso di abbandono da "Jurassic Park". Però il film regge.
Nonostante ci si dedichi quasi esclusivamente alle battaglie non si scade nelle scene da videogioco del secondo film della trilogia del Signore degli anelli. Le scene d'azione di massa della prima metà sono enormi come al solito, ma nella seconda parte ci si dedica di più agli scontri personali, con una sequenza fra Legolas e il capo degli orchetti su una torre abbattuta sospesa nel vuoto che è davvero ben giostrata. C'è coraggio, sacrificio ed eroismo a piene mani con una punta di disillusione e accettazione della morte che da un tocco meno banale alle agnizioni personali che altrimenti sarebbero da melodramma classico.
Non ci sono idee nuove o risoluzioni vincenti delle vicende personali; l'impegno di Jackson sembra quello di chiudere con dignità, spargere tutti i cliffhanger che riesce fra le due trilogie e chiudere del tutto la porta. Io direi che la missione è compiuta.

lunedì 9 dicembre 2013

Ladri di cadeveri, Burke & Hare - John Landis (2010)

(Burke & Hare)

Visto in Dvx.


Una coppia di sbandati dell'Edimburgo dell’ottocento scopre che alla facoltà di anatomia pagano per avere cadaveri freschi. Inizieranno a cercarne tra gli anziani, poi nei cimiteri, infine inizieranno ad uccidere.

Landis ci prova, si impegna in un film difficile e, a mio avviso, riesce solo a metà. Riesce nella parte più difficile del compito; mischiare lo splatter, il dramma ed il nero alla commedia più riuscita. Unisce le due componenti perfettamente tanto da rendere simpatici due personaggi che uccidono per denaro in maniera estremamente fredda (anche se buffa). Il mix riesce e perde qualcosa solo per le batutte non riuscite; ce la fa anche ad inserire una storia d’amore come volano della vicenda e ad ammantare tutto di un (falso) romanticismo.

Però il film mi risulta riuscito a metà… a metà perché il film è di un distacco spaventoso; si ride dei personaggi, ma non si empatizza praticamente mai; il film si perde a mostrare mille dettagli (tra cui alcune patetiche idee come mostrare la nascita della fotografia) e non riesce ad andare oltre all'intrattenimento che si dimentica velocemente.

Splendido un Serkis incredibilmente in live action; si mangia tutti gli altri in maniera imbarazzante.

mercoledì 13 marzo 2013

The wicker man - Robin Hardy (1973)

(Id.)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in italiano.

Un poliziotto viene avvertito da una lettera anonima della scomparsa di una ragazza su un’isola della Scozia. Raggiunta l’isola il poliziotto trova un muro di silenzio nei confronti di quella ragazza, come se non fosse mai esistita. Quello che scoprirà rapidamente sarà un ben radicato culto pagano e comincerà a mettere insieme le tessere del mosaico…
Film cult che rappresenta la mancanza di sgurz della distribuzione italiana (visto che ad oggi non è mai stato distribuito!); il motivo di tale ritardo pare essere la scena in cui la figlia dell’oste balla nuda; ma immagino che anche i riferimenti ironici alla religione cristiana e il finale in cui il paganesimo ed il cristianesimo vengono sostanzialmente appaiati non siano stati visti positivamente.

In ogni caso la prima cosa da dire è che questo non è un horror. Nonostante sia stato definito con iperbole esagerate come uno dei migliori horror di sempre, questo non è un horror. Non saprei dire se è solo invecchiato molto, ma all'epoca poteva mettere paura, ma sinceramente non mi pare proprio. Questo è un ottimo thriller, un mystery che tenta di inculcare il dubbio, la paranoia e anche l’inquietudine e per farlo decide di ambientare il tutto su un’isola sempre assolata; un’idea radicale e in antitesi con l’uso comune (che vorrebbe nebbie, scene in notturna e pioggia) che lo mette sullo stesso piano di “Intrigo internazionale” per arditezza. Questo sommato a Christopher Lee che è sempre un piacere da vedere; il twisted plot finale; e diverse scene di incredibile bellezza (i paesaggi ed i cieli inquadrati, i colori pastello e il wicked man finale) sono i pregi maggiori del film. Beh anche la creazione di un sistema, di un mondo, parallelo a quello reale assolutamente credibile credo abbia avuto una parte nel successo del film.

Detto ciò però non fa mai paura, l’ingenuità della sceneggiatura è evidente nei vicoli ciechi della trama e nell'assurdità del protagonista. Inoltre non si può dire che tutte le idee siano realizzate in maniera sensata (le coppie che fanno sesso nell'oscurità fuori dal bar sono a distanze precise come se fossero state messe li; la piccola stonehenge è addirittura caricaturale; e che dire di Christopher Lee vestito da donna?! Wtf?).

Tuttavia, al netto dell’ingenuità generale il film rende bene.  Anche grazie all'uso eccessivo di musiche di una grazia spaventosa (la Willow’s song è assolutamente inappuntabile e la canzone Maypole riesce ad essere inquietante e disturbante senza dire molto e senza che nessuno faccia niente) che lo rendono, più che il “Quarto potere” degli horror (com'è stato enfaticamente definito), il “Dancer in the dark” dei thriller (lo so, questa definizione nega completamente l’ordine cronologico). 

PS: nei credits ci metto una chicca.

lunedì 21 gennaio 2013

Lo hobbit: Un viaggio inaspettato - Peter Jackson (2012)

(The hobbit: an unexpected journey)

Visto al cinema.

Il giovane Bilbo viene precettato per aiutare un gruppo di 14 nani per liberare la loro antica capitale del regno, ora tenuta in scacco da un drago. La vicenda (divisa in tre capitoli) mostra la nascita dei rapporti di Bilbo con Gandalf, il ritrovamento dell’anello e il classico romanzo di formazione per lo hobbit.
I difetti che erano ovvi anche prima di vedere il film sono tutti racchiusi nel libro originale, Lo Hobbit è un libro per bambini, quindi decisamente più ingenuo de Il signore degli anelli, ed è un libro di circa 300 pagine; folle quindi tirarci fuori un film di 3 ora, figuriamoci una trilogia di 9!

Eppure a vedere il primo capitolo ogni dubbio viene immediatamente tolto. La storia è permeata da una ironia più ingenua, specie nella parte iniziale, ma ben presto il clima ed il tono passano ad assomigliare a quelli del Signore degli anelli (solo qualche concessione è data ogni tanto all'infantilismo, come nella figura del Bruno). Per quanto riguarda lo svolgimento della trama, bisogna riconoscere una certa rilassatezza (ed un uso eccessivo delle canzoni), ma come la compagnia si mette in marcia cominciano tre ore di azione continua in un tuor de force difficile da credere, ma assolutamente avvincente, anzi n alcuni momenti il repentino succedere di eventi è pure eccessivo. Per quanto possa essere esile la trama iniziale, il film si dilata adeguatamente e dopo tre ore ci si ritrova a chiederne ancora come un tossicodipendente.

Inoltre la trama è ben scritta, nel senso che è un film che viene dopo una trilogia enorme, lo sa e allora strizza un occhio al pubblico ogni volta che può, racconta eventi, dice cose, lascia presagire fatti, che tutti già sanno.
Non l’ho, volutamente visto in 3D e non l’ho, purtroppo, visto in 48 fps. Recupererò con i prossimi due.

PS: cast spesso noto, che è un piacere rivedere riunito, unico difetto il povero Christopher Lee che appare veramente vecchio e ormai poco capace di tenere una parte.

mercoledì 16 maggio 2012

Dark Shadows - Tim Burton (2012)

(Id.)

Visto al cinema.
Un uomo trasformato in vampiro nel 1700 a causa di una strega innamorato di lui, viene risvegliato nel 1972; ritroverà i suoi discendenti e cercherà di ricostruire la grandezza della sua famiglia. Questa è l'essenza della trama, che però passa in netto secondo piano rispetto all'estetica del film ed i rapporti fra i personaggi.
Ma andiamo con ordine, per prima cosa c'è da dire che il film mi è piaciuto. Mi è piaciuto perché raffrontato con i precedenti film di Burton (e soprattutto con il terribile "Alice") questo è un capolavoro.
In secondo luogo questo film azzecca due cose fondamentali, diverte ed intrattiene bene; trova il tono giusto e il ritmo perfetto.
Secondo grande pregio, la confezione. Il film è (come al solito) esteticamente perfetto, stiloso e chiassoso quanto deve, gotico e oscuro quanto riesce, utilizzando la differenza di epoche tra il vampiro e gli anni '70 come  punto di forza della messa in scena più che della storia.
Terzo encomio per il cast. Non è tanto Depp a colpire (anche se qui per la prima volta da 10 anni recita ogni tanto anziché riproporre di nuovo Jack Sparrow con un trucco diverso), ma i comprimari, su tutti Michelle Pfeiffer (impeccabile) ed Eva Green (bella; e si sapeva; ma soprattutto perfetta in una parte costantemente sopra le righe).
Quarto, il citazionismo, quando non è urlato (ance se evidente), piace. Al di la dell'ovvio "Nosferatu" ho notato diverse atmosfere "alla Corman" davvero ragguardevoli (il Vincent Price de "La tomba di Ligeia" è perfettamente calato nel mondo timburtiano).

Detto ciò le parti negative... in primo luogo direi il finale, banale e riappacificatore, nonché sconnesso, tutto giocato sul "buttare su" tutto quello che viene in mente purché faccia gotico. Per carità, molte idee sono fantastiche (le statue che si muovo che non vedevo dall'epoca di "Haunting", o il corpo da bambola di porcellana che si spezza), ma sembra davvero un costante giocare al rialzo perché non si sa bene come finire.
Infine c'è da sottolineare la perdita totale della tematica base di Burton, l'outsider della società borghese, reso mostro dalla società stessa, ma di fatto migliore d'essa. qui l'outsider c'è ed è reso mostruoso da chi poi diventerà capo spirituale della società borghese... ma stavolta il mostro non si limita a cercare di sopravvivere e a lottare solo per difendere ciò che c'è di buono. Stavolta il mostro lotta fin dall'inizio per l'odio e per difendere la famiglia; stavolta non è un perdente che ci prova, ma un vincente che torna alla ribalta. Stavolta c'è uno scontro fra titani, alla pari. Il che non è una cosa negativa in se; però è evidente che a Tim Burton non fa piacere d'aver cambiato e ogni 3 scene ci prova a cambiare registro e a far sembrare i protagonisti positivi come vittime di un sistema (la madre morta del bambino, tutta la storia d'amore interrotta dalla morte, il vampirismo come limite per essere accettato dalla società, ecc...), aumentando solo la confusione senza azzeccare l'obbiettivo...

Un film che considero complessivamente positivo... "Edward mani di forbice" rimana comunque tutta un'altra cosa.

PS: cameo risicato per Christopher Lee che però stavolta si ritrova nella parte della vittima di un vampiro!

lunedì 13 febbraio 2012

Hugo Cabret - Martin Scorsese (2011)

(Hugo)

Visto al cinema.



Per cercare un messaggio nascosto dentro ad un automa, il piccolo Hugo Cabret, ruba strumenti e materiali al negozio di giocattoli di un Georges Mélies ormai vecchio, dimenticato e disilluso. Quando il ragazzo scoprirà chi è in realtà quel vecchio cercherà di aiutarlo a rivivere le glorie del passato.

Diciamo subito due cose sul 3D così non ci si pensa più. Scorsese sa come usare la terza dimensione e lo fa con il metodo classico degli “autori” (come fece Hitchcock ad esempio), ponendo spesso il centro della scena in secondo piano e mettendo in primo oggetti vari a fare da cornice dando un senso di rpofndotà anche ai dialoghi; poi utilizza spesso dei carrelli tra pareti strette, tra la folla di persone o nei cunicoli che proiettano decisamente all’interno della scena (la sequenza iniziale ad esempio); a questo proposito bisogna ammettere che questo 3D è il più coinvolgente ch abbia mai visto. Se fosse solo questo però sarebbe troppo poco, qui si parla di Scorsese; ed in effetti un paio di idee nuove le ha, da una parte la proiezione in 3D della luna di Mélies che esce dallo schermo in maniera incredibile dando un nuovo e moderno effetto sorpresa ad un’idea che 100 anni fa stupì il mondo; in secondo luogo in due occasioni sfrutta il 3D come effetto straniante (nell’avvicinarsi a Kingsley sul palco alla fine del film) o per dare un maggiore senso di claustrofobia (nel primissimo piano di Baron Cohen che parla con i due ragazzi in stazione) riuscendoci benissimo. Complessivamente ottima fattura, ma troppo poco per essere Scorsese.

Detto ciò devo ammettere che mi sono avvicinato al film con le peggiori sensazioni possibile. Sarà stata l’idea di un film per bambini fatto da Scorsese (no) o sarà stato uno dei trailer più brutti che ricordi (si), ma proprio non mi aspettavo un granchè; e invece…
Scorsese crea il suo film più autobiografico (il ragazzetto innamorato del cinema è quasi un paragone scontato) e cinefilo di sempre e reinterpreta il concetto di fil, per ragazzi come un film didattico sulla storia del cinema per avvicinare i ragazzi ai film muti e (più ampiamente) all’idea che essi portarone nel cinema, come mezzo per realizzare visivamente i sogni. La storia del mistero che circonda il padre del protagonista è solo un McGuffin che viene presto accantonato (e che nel finale si rivelerà non esistere nessun mistero) per parlare di Mélies e tutto ciò che ne è venuto dopo. Viene presentanto il cinema come viatico della fantasia e ne vengono mostrati pezzi in esempio; e questo è a mio avviso la parte più emotiva del film, credo che Scorsese si sia entusiasmato all’idea di mostrare dei film muti ad una platea del 2012 facendoli passare per una storia d’avventura (personalmente poi la sequenza in cui i ragazzi leggono la storia del cinema e le immagini sono un collage dei grandi film muti da The great train robbery a Intolerance è stata realmente entusiasmante). Scorsese poi non si accontenta di dire ad alta voce cosa gli piace, ma ne mostra l’attualità citando direttamente o indirettamente intere sequenza; e questo lo fa senza l’arroganza del cinefilo snob che cita per gusto della citazione e per vedere chi lo capisce; no, Scorsese prima mostra la sequenza di Harold Lloyd appeso all’orologio e poi lo fa fare al protagonista, prima mostra L’arrivo del treno e poi lo reinterpreta in chiave moderna mostrando cosa ne vien fuori se lo si fosse fatto con il 3D. Infine Scorsese si lancia nel far vedere che l’arte di dar vita ai sogni fu realmente qualcosa di sui generis, un mondo a parte con regole e logiche tutte sue (e tutte sorprendenti), mostra infatti dei possibili backstage di alcuni film di Mélies, mostrandone i trucchi e le motivazioni (elegante l’idea di fotografarli con i colori pastello dei film colorizzati dell’epoca).

Si insomma, Scorsese ha creato un bignami sul chi, cosa e perché del cinema del muto, mettendoci dentro tutta la parte emotiva che lui stesso deve aver provato; tutto in favore dei ragazzi a cui il film è principalmente rivolto.

Ah si, poi il film si segue da dio, fotograficamente e scenograficamente opulento, ma senza sforare nel kitsch. Si insomma un buon film in se, con uno scopo pedagogico di fondo.

mercoledì 2 febbraio 2011

La casa dalle ombre lunghe - Pete Walker (1983)

(House of the long shadows)

Visto in

Per pura fatalità vedo ora questo film, non particolarmente famoso e mi viene da iniziare dicendo che, La casa delle ombre lunghe è il “Le balene d’agosto” dell’horror di serie B.

Il film infatti beneficia della presenza contemporanea di (rullo di tamburi) Vincent Price (curiosamente presente anche ne “Le balene d’agosto), Peter Cushing e Christopher Lee. Tutti insieme, tutti in una parte particolare (che tenerezza vederli fare i fratelli), e tutti con un’entrata in scena fatta di ombre e luci ed un lento svelamento del volto che rende onore all’attore horror prima che al personaggio.

La storia non è esattamente magnifica, anche se il nocciolo centrale (classicissima storia di segreti di famiglia) è buono, ma eccede troppo nel corollario e nei reiterati colpi di scena, perdendo gran parte del significato. Ci sono pure alcune cadute di stile, ma tutto sommato la trama risulta decente.

È evidente però che si tratta di un pretesto per presentare al pubblico le 3 grandi star, un paio già invecchiate (Price che morirà meno di dieci anni dopo e Cushing al suo quartultimo film) e l’altra ormai alla fine della carriera nei film horror di serie B.

Come ho detto per “Le balene d’agosto”, più che un film, un evento, da vedere in una costante, e commossa, standing ovation.

martedì 16 marzo 2010

La vita privata di Sherlock Holmes - Billy Wilder (1970)

(The private life of Sherlock Holmes)

Visto in VHS.

Interessante variazione sul tema.
Il personaggio dell'investigatore inglese lo disprezzo cordialmente, quindi apprezzo sempre il tentativo di modificarlo, di mettere in luce lati oscuri o il semplice citazionismo slegato all'originale. Per questo ho anche apprezzato il film di Guy Ritchie.
Qui in questo film, Wilder cerca di riportare a terra il personaggio, mostrandone i lati umani e non solo quelli superomistici. Il film si apre con la voce di Watson che spiega che alcuni dei suoi taccuini non furona mai pubblicati... uno dei quali è proprio questo. Inizia fin da subito ridimensionandolo, ascrivendo alla fantasia di Watson molti dei vezzi di Sherlock e sminuendo le doti. Lo stesso Holmes si dimostra fallibile, cocainomane, misogino; si lascia sedurre, si sbaglia, si lascia fregare e tradire e, indirettamente, tradisce lui stesso. SI dimostra talvoltas pietato, talvotla semplicemente stupido. Ad un certo punto si finge gay.
Il film è pure ben orchestrato, ma complessivamente non è all'altezza delle doti del regista che rimane assolutamente in disparte e lascia che la storia fluisca...
Un'opera decisamente minore.