(Five easy pieces)
Visto in Dvx.
Un uomo è fuggito dalla famiglia per un anelito di libertà che, in realtà, si è rivelato essere più simile a un'insoddisfazione senza pace. Quando il suo piccolo mondo fatto di pochi amici e lavoro nei pozzi petroliferi viene distrutto ritorna a casa, ma i rapporti complicati non si saranno certo più semplici nonostante la malattia del padre.
Film generazionale che fa il paio con il più deciso "Easy rider". Qui l'insoddisfazione dei canoni reazionari di un'epoca è declinata nel protagonista incapace di rimanere a lungo legato a un luogo o una persona (idea tutt'altro che originale).
A fronte di una regia di ampio respiro che cerca di rendere il punto di vista solitario del protagonista con campi lunghi le incastrano in un ambiente grande e meraviglioso contro una vita domestica limitata, non c'è una cura della fotografia per fare il paio con i paesaggi mostrati e il ritmo lento in un film del genere disperde più che rendere rarefatto. Il noiosetto Rafelson, si dimostra come sempre curato, ma incapace di tenere un ritmo accettabile con la narrazione.
In definitiva il maggior difetto che trovo in questo film è lo stesso di "Easy rider" (di cui, comunque, non ha la forza e la portata), di essere un film legato a un periodo storico e di non essere più stato adeguato; non c'è niente di peggio di un filma tesi invecchiato male.
Interpretazione di Nicholson enorme; difficile esserne sicuri, ma forse la sua migliore di sempre; se serve un motivo per vedere questo film, il protagonista è la ragione bastante per affrontare questa fatica.
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lunedì 16 settembre 2019
lunedì 4 aprile 2016
Qualcosa è cambiato - James L. Brooks (1997)
(As good as it gets)
Visto in tv.
Lui scorbutico scrittore di libri d'amore, vive solo intrappolato in fobie complesse. Lei verace e autentica cameriera è l'unica che riesce a tenergli testa, ma vive per il figlio gravemente malato. I due si ritroveranno a viaggiare insieme (con il vicino di casa gay di lui), inutile dire che dopo gli screzi nascerà l'amore. Inutile dire che dopo l'amore ci sarà un'incomprensione per una vaccata... indovinate come finisce.
Storiella d'amore che redime e buoni sentimenti di cui non si sentiva il bisogno. Però devo ammettere che il ritmo viene tenuto e il cast rende gustoso un piatto ormai freddato da decenni. Di fatto questo è un film che si guarda per vedere duellare i due protagonisti. Nicholson fastidiosamente gigioneggiante come se non ci fosse un domani (chi ama il Nicholson che fa le faccette amerà questo film, chi non lo sopporta quando fa così lo potrà odiare, personalmente lo tollero). La Hunt invece genuinamente brava; inzaccherata in una parte insapore riesce a tirare fuori il meglio dal peggio; sempre all'altezza del partner, riesce a fare la donna innamorata e la madre preoccupata, riesce a gioire senza freni o a disperarsi spezzata dal dolore, tutto come se non stesse mai facendo una scena madre; davvero brava.
Nella parte del vicino di casa gay c'è un Kinnear sotto tono e fuori luogo che si impegna nei più triti cliché; dall'altra ogni tanto compare un Gooding Jr su cui non voglio commentare tanto riesce a essere fuori parte qualunque parte faccia.
Visto in tv.
Lui scorbutico scrittore di libri d'amore, vive solo intrappolato in fobie complesse. Lei verace e autentica cameriera è l'unica che riesce a tenergli testa, ma vive per il figlio gravemente malato. I due si ritroveranno a viaggiare insieme (con il vicino di casa gay di lui), inutile dire che dopo gli screzi nascerà l'amore. Inutile dire che dopo l'amore ci sarà un'incomprensione per una vaccata... indovinate come finisce.
Storiella d'amore che redime e buoni sentimenti di cui non si sentiva il bisogno. Però devo ammettere che il ritmo viene tenuto e il cast rende gustoso un piatto ormai freddato da decenni. Di fatto questo è un film che si guarda per vedere duellare i due protagonisti. Nicholson fastidiosamente gigioneggiante come se non ci fosse un domani (chi ama il Nicholson che fa le faccette amerà questo film, chi non lo sopporta quando fa così lo potrà odiare, personalmente lo tollero). La Hunt invece genuinamente brava; inzaccherata in una parte insapore riesce a tirare fuori il meglio dal peggio; sempre all'altezza del partner, riesce a fare la donna innamorata e la madre preoccupata, riesce a gioire senza freni o a disperarsi spezzata dal dolore, tutto come se non stesse mai facendo una scena madre; davvero brava.
Nella parte del vicino di casa gay c'è un Kinnear sotto tono e fuori luogo che si impegna nei più triti cliché; dall'altra ogni tanto compare un Gooding Jr su cui non voglio commentare tanto riesce a essere fuori parte qualunque parte faccia.
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mercoledì 14 maggio 2014
Il postino suona sempre due volte - Bob Rafelson (1981)
(The postman always ring twice)
Visto in aereo, in lingua originale.
Un uomo si innamora della giovane moglie di un proprietario di una tavola calda; l'uomo viene assunto alla tavola calda e i due iniziano una torrida storia d'amore (quanto amo dire "torrida storia d'amore"). Le cose cominciano a deragliare quando i due tentano di uccidere il marito per intascarne i beni e vivere insieme.
Film tratto dallo stesso romanzo che ispirò "Ossessione" e l'omonimo film degli anni quaranta. In questa versione Rafelson spinge sulla sensualità della vicenda; il rapporto è estremamente carnale, fatto di rapporti sessuali e corpi che si muovono, si amano, si scontrano, si fanno violenza, soffrono; tutto trasuda carne e calore.
Se la prima parte riesce ad interessare ed intrigare parecchio i ripetuti tentativi di omicidio, la lentezza che dalla metà si fa consuetudine e una certa indecisione nella regia rendono il film gravoso e difficilmente empatico, tanto da disfare quanto di buono è stato fatto nell'incipit (o quanto di buono verrà fatto nel finale).
Un dramma poderoso fatto di casualità e incapacità dei personaggi condotto con un cast ottimo (Nicholson lo adoro anche quando gigioneggia, la Lange è semplicemente perfetta).
Nell'insieme l'ho trovato un tentativo buono nei presupposti, ma malriuscito.
Visto in aereo, in lingua originale.
Un uomo si innamora della giovane moglie di un proprietario di una tavola calda; l'uomo viene assunto alla tavola calda e i due iniziano una torrida storia d'amore (quanto amo dire "torrida storia d'amore"). Le cose cominciano a deragliare quando i due tentano di uccidere il marito per intascarne i beni e vivere insieme.
Film tratto dallo stesso romanzo che ispirò "Ossessione" e l'omonimo film degli anni quaranta. In questa versione Rafelson spinge sulla sensualità della vicenda; il rapporto è estremamente carnale, fatto di rapporti sessuali e corpi che si muovono, si amano, si scontrano, si fanno violenza, soffrono; tutto trasuda carne e calore.
Se la prima parte riesce ad interessare ed intrigare parecchio i ripetuti tentativi di omicidio, la lentezza che dalla metà si fa consuetudine e una certa indecisione nella regia rendono il film gravoso e difficilmente empatico, tanto da disfare quanto di buono è stato fatto nell'incipit (o quanto di buono verrà fatto nel finale).
Un dramma poderoso fatto di casualità e incapacità dei personaggi condotto con un cast ottimo (Nicholson lo adoro anche quando gigioneggia, la Lange è semplicemente perfetta).
Nell'insieme l'ho trovato un tentativo buono nei presupposti, ma malriuscito.
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domenica 7 marzo 2010
I maghi del terrore - Roger Corman (1963)
(The raven)
Visto in DVD.
Quest'oggi, l'Acadamy, consegnerà l'Oscar alla carriera a Roger Corman... un gesto dovuto, ma stupefacente. Non conosco i motivi ufficiale per giustificare il premio, ma presumo riguardino la sua attività di produttore dei primi film di una selva di registi geniali come Scorsese, Coppola o Demme; e certamente questo è un motivo oltremodo sufficiente.
Ma è particolarmente importante questo Oscar perchè consegna il massimo tributo americano al regista che è il signore della serie B almeno fino agli anni '70. Ma non serie B intesa come mancanza di mezzi, di idee e di capacità, ma solo come mancanza di mezzi. Un regista abile, acuto nello scegliere i suoi attori feticcio, facce adatte per le storie raccontate, appasionato cultore del genere horror/fantascientifico/surreale...ma cronicamente senza soldi.
I suoi sono film realizzati rapidamente con pochi materiali e ambienti raffazzonati, ma che presentano (spesso, ovviamente non sempre) idee ottime, ben realizzate che hanno ispirato tutto il cinema di genere venuto dopo, e in parte hanno contaminato il cinema tout court.
Per omaggiare il premio mi sono andato a ripescare "I maghi del terrore" e nelle prossime settimane cercherò di recuperare altre opere.
Se dico Corman, Poe, Price, Karloff, Lorre, Matheson e Nicholson tutti assieme cosa viene fuori? Neanche una pallida idea di quello che c'è in questo film.
Film che deriva direttamente da Poe (come dice il titolo originale), e prende le mosse proprio dal suo corvo, con una scena iniziale che ne recita i versi; ma immediatamente il film vira verso la farse, rivelandosi come una presa in giro del genere horror gotico americano inventato da Corman stesso. Si, insomma, il regista si prende in giro da solo.
E il film prosegue con qualche calo, con scenette apertamente divertenti, con una carrellata di personaggi e situazioni tipiche e con un duello finale ironico e magnifico che mostra tutta l'abilità del regista nel gestire gli effetti speciali.
Mereghetti sostiene che si siano divertiti più loro farlo che il pubblico a guardarlo, e per come tutti risultano in parte è una cosa possibile, ma a guadagnarci è comunque il pubblico.
Visto in DVD.
Quest'oggi, l'Acadamy, consegnerà l'Oscar alla carriera a Roger Corman... un gesto dovuto, ma stupefacente. Non conosco i motivi ufficiale per giustificare il premio, ma presumo riguardino la sua attività di produttore dei primi film di una selva di registi geniali come Scorsese, Coppola o Demme; e certamente questo è un motivo oltremodo sufficiente.
Ma è particolarmente importante questo Oscar perchè consegna il massimo tributo americano al regista che è il signore della serie B almeno fino agli anni '70. Ma non serie B intesa come mancanza di mezzi, di idee e di capacità, ma solo come mancanza di mezzi. Un regista abile, acuto nello scegliere i suoi attori feticcio, facce adatte per le storie raccontate, appasionato cultore del genere horror/fantascientifico/surreale...ma cronicamente senza soldi.
I suoi sono film realizzati rapidamente con pochi materiali e ambienti raffazzonati, ma che presentano (spesso, ovviamente non sempre) idee ottime, ben realizzate che hanno ispirato tutto il cinema di genere venuto dopo, e in parte hanno contaminato il cinema tout court.
Per omaggiare il premio mi sono andato a ripescare "I maghi del terrore" e nelle prossime settimane cercherò di recuperare altre opere.
Se dico Corman, Poe, Price, Karloff, Lorre, Matheson e Nicholson tutti assieme cosa viene fuori? Neanche una pallida idea di quello che c'è in questo film.
Film che deriva direttamente da Poe (come dice il titolo originale), e prende le mosse proprio dal suo corvo, con una scena iniziale che ne recita i versi; ma immediatamente il film vira verso la farse, rivelandosi come una presa in giro del genere horror gotico americano inventato da Corman stesso. Si, insomma, il regista si prende in giro da solo.
E il film prosegue con qualche calo, con scenette apertamente divertenti, con una carrellata di personaggi e situazioni tipiche e con un duello finale ironico e magnifico che mostra tutta l'abilità del regista nel gestire gli effetti speciali.
Mereghetti sostiene che si siano divertiti più loro farlo che il pubblico a guardarlo, e per come tutti risultano in parte è una cosa possibile, ma a guadagnarci è comunque il pubblico.
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