(Pineapple express)
Visto in Dvx.
Un ragazzo (?) assiste per caso ad un omicidio, si rifugia nella casa del suo pusher... purtroppo gli assassini l'hanno notato e hanno notato la cicca di canna lasciata cadere per terra riconoscono da dove viene. Si metteranno all'inseguimento dell'uomo e del pusher.
Film sceneggiato dal solito Apatow e, per la prima volta insieme (credo), con la coppia Rogen/Franco. Ovviamente è un film in linea con gli altri del suo sceneggiatore. Un bromance in piena regola con la storia d'amore/amicizia virile che nasce tra due sconosciuti, si interrompe per un'incomprensione, si ricostruisce con il sacrificio di uno dei due. Poi ovviamente c'è la comicità, dal ritmo e dal tono a cui siamo stati abituati.... tuttavia stavolta mi è sembrata meno efficace (il film è una commedia sempre su di giri, ma non un vero e proprio film comico) e più tesa a mantenere un ritmo più che a far esplodere dalle risate (tranne nel personaggio di McBride che è la perfetta spalla comica).
Quello che però vince è la costruzione di una commedia degna di questo nome; ma soprattutto la perfetta embricatura fra commedia demenziale e action. E qui c'è la vera idea geniale, non si gioca sul comico, ma sull'azione raggiungendo livelli perfetti degni di de la Iglesias (con tanti soldi).
PS: inoltre è davvero bravissimo James Franco, impeccabile nella veste del fattone.
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venerdì 23 ottobre 2015
giovedì 8 agosto 2013
Pain & gain, Muscoli e denaro - Michael Bay (2013)
(Pain & gain)
Visto al cinema.
Visto al cinema.
Ad un certo punto del film compare una
scritta che avverte che si sta ancora guardando un film tratto da una storia
vera… ed è una scritta utile, perché questo sembra un documentario sul caos e
sul caso, scritto dai fratelli Coen sotto testosterone.
Non sono un estimatore di Bay che
considero un buon realizzatore di film inutili (ma non ho mai visto Bad boys…),
ma qui decisamente esagera… e per questo centra l’obbiettivo.
La storia di questi tre culturisti stupidi
in maniera impareggiabile (“io credo nel fitness”) è surreale e sgangherata, il
tentativo di diventare ricchi con un rapimento diventa fin da subito una farsa
nera e cattiva che, incredibilmente, è tratta da fatti reali.
Ecco il primo colpo di genio è la
sceneggiatura. in una storia reale che sembra un film dove le scene si
susseguono quasi senza soluzione di continuità, l’unico modo per uscirne bene è
spingere l’acceleratore fino in fondo. La storia è esagerata e pompata come i
suoi protagonisti, caotica in ogni inquadratura, spinta sul meta
cinematografico di bassa lega (i protagonisti si ispirano al mondo del crimine
cinematografico classico per i delitti, senza rendersi conto di essere parte di
un involontario film comico). La critica nei confronti del machismo pop mutuato
proprio da un certo cinema di cui Bay fa parte è poderosa, ma non ci si
dimentica di mostrare che non sono loro ad essere sbagliati, sono tutti così,
le vittime sono molto più carogne di loro (viene detto apertamente dall'unico
personaggio positivo del film), i protagonisti si limitano ad essere idioti. La
critica è estrema e non si ferma davanti alla “morte” dei protagonisti nelle
scene finali/titoli di coda.
Ecco da uno script così tutto ci si può
aspettare tranne che Michael Bay lo diriga. Questo è un film che critica i
fruitori, le idee e gli stilemi dei suoi film… evidentemente Bay è un uomo
intelligenti e fa un’operazione raffinata, creare un film figo, parodiando se
stesso allo stremo e criticando gli effetti collaterali di quello che fa
relegandoli solo ad essere le conseguenze senza importanza di un alvoro
altrimenti pulito. Inoltre in questa bufera di coglioni c’è un personaggio pulito,
un uomo duro, d’altri tempi, non forte fisicamente, ma moralmente, il sempre
roccioso (e old style) Ed Harris, che qui da una leggera controbilanciata di
sensatezza.
Ma dicevo di Bay, che qui realizza il
suo film più piccolo e cheap (anche se in senso molto relativo) di sempre, ma
quello che ci mette è tutto il suo cinema, esagerato come il film richiede. Immagini
patinate, luce sempre piena, colori ipersaturi in un contesto anni ’90 che più
anni ’90 non si può (c’è pure Wahlberg che rimane in mutande… mutande di Calvin Klein ovviamente), in più ci aggiunge le sue velleità registiche (fermo immagini;
scritte; piani sequenza “dal buco della serratura” in CG che non disturbano, ma
anzi si fanno accettare benissimo; dettagli insistiti; ecc…) che rendono
perfettamente il clima generale in una regia ipertrofica e postmoderna (sostituendo
con dei sinonimi, culturista e anni ’90).
Un film con momenti comici notevoli, momenti
trash talmente insistiti che accumulati insieme non possono funzionare, momenti
WTF che diventano cifra stilistica. Probabilmente fatto da chiunque altro o
tentando di renderlo un minimo meno cazzaro questo film sarebbe diventato una
porcata… così è un film perfetto, perfetto e tamarro.
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lunedì 1 luglio 2013
Una notte da leoni 3 - Todd Phillips (2013)
(The hangover part III)
I soliti tre vengono minacciati da un
trafficante (il sempre amato John Goodman), pare che Chow gli abbia
rubato dei soldi ed essendo loro l’unico suo punto di contatto sono loro che
devono trovarlo e consegnarlo. Questo li porterà in Messico e quindi di nuovo a
Las Vegas per concludere quello che li era iniziato.
Il film cambia il senso di marcia,
anziché muoversi a ritroso, per la prima volta segue il senso giusto e tutto
sommato non guasta, un cambio nella solita trama non fa che bene. L’incipit per
il resto è identico, stesse dinamiche di gruppo, stesso umorismo esagerato e
fisico di Galifianakis (un poco meno originale del solito, ma comunque rimane
ancora la cosa migliore del film), molto velocemente però (più o meno da quando
lasciano il Messico) il film si affossa, tende a voler concludere la trilogia
con un ritorno alla normalità di tutti (il che vuol dire far rinsavire Alan)
uccidendo completamente l’idea originale del film (perfettamente descritta nel
flashback presente nel secondo film in cui Alan ripercorre gli eventi del
giorno prima immaginando il gruppo come dei bambini). Inutile dire che la
normalizzazione sposta l’attenzione della storia verso un lato più serio
calando l’umorismo e soprattutto irrita molto per una forzatura che non serviva.
Anzi, non ero proprio andato al cinema per vedere questo.
Una pessima conclusione per una serie
che, probabilmente, era meglio non fosse una trilogia.
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