(Pineapple express)
Visto in Dvx.
Un ragazzo (?) assiste per caso ad un omicidio, si rifugia nella casa del suo pusher... purtroppo gli assassini l'hanno notato e hanno notato la cicca di canna lasciata cadere per terra riconoscono da dove viene. Si metteranno all'inseguimento dell'uomo e del pusher.
Film sceneggiato dal solito Apatow e, per la prima volta insieme (credo), con la coppia Rogen/Franco. Ovviamente è un film in linea con gli altri del suo sceneggiatore. Un bromance in piena regola con la storia d'amore/amicizia virile che nasce tra due sconosciuti, si interrompe per un'incomprensione, si ricostruisce con il sacrificio di uno dei due. Poi ovviamente c'è la comicità, dal ritmo e dal tono a cui siamo stati abituati.... tuttavia stavolta mi è sembrata meno efficace (il film è una commedia sempre su di giri, ma non un vero e proprio film comico) e più tesa a mantenere un ritmo più che a far esplodere dalle risate (tranne nel personaggio di McBride che è la perfetta spalla comica).
Quello che però vince è la costruzione di una commedia degna di questo nome; ma soprattutto la perfetta embricatura fra commedia demenziale e action. E qui c'è la vera idea geniale, non si gioca sul comico, ma sull'azione raggiungendo livelli perfetti degni di de la Iglesias (con tanti soldi).
PS: inoltre è davvero bravissimo James Franco, impeccabile nella veste del fattone.
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venerdì 23 ottobre 2015
lunedì 2 dicembre 2013
Machete kills - Robert Rodriguez (2013)
(Id.)
Visto al cinema.
Visto al cinema.
Come già in molti hanno sottolineato,
l’idea di una serie di film come Machete è giustissima, un po per Danny Trejo
che si merita tutte le limonate che la trama gli concede, un po’ perché una
parodia di quel cinema anni ’70 che già si prendeva poco sul serio può essere
una gran cosa.
Purtroppo sembra che Rodríguez non sia
interessato a fare un buon film. Il primo capitolo (quello raffazzonato sulle
immagini presente nel falso trailer) l’ha lasciato a qualcun altro con un
risultato al di sotto delle (mie) aspettative; per questo secondo capitolo si
mette in campo direttamente, ma solo per ottenere un risultato di molto
inferiore.
Certo ha 2.000 idee; caricature di
topos anni ’70, mix di trashate e trovate che alzino il limite della decenza e
in più ricicla pure qualche cosa dai suoi film precedenti. In tutto questo però
ci mette tutta la svogliatezza possibile, accumula dee cazzare senza legarlo,
motivarle o farle per bene, ci mette qualche lunga sequenza di spiegazioni
enorme e lenta; decide ad un ceto punto che val la pena cambiare genere e ci
infila un finale sci-fi tanto pretestuoso quanto assurdo e confeziona un
prodotto che quelli della Asylum rifiuterebbero (loro fanno cagate perché i
mezzi e/o tempi sono limitati; Rodriguez fa cagate perché è rimasto un
ragazzino delle medie che ride quando sente dire la parola “tette”; e i più non
c’ha voglia).
Mette insieme una carrellata di
personaggi che riduce a soprammobili dando a tutti 3 minuti di scene (i più
fortunati hanno pure una battuta) e poi li fa scomparire (qualche volta
motivandone la scomparsa).
Vuole fare tutto, ma non vuole impegnarsi,
vuole ottenere un film grandioso ma poi anche il CGI che mette in campo è a
tirar via (non è che utilizzando effetti speciali squallidi dai l’idea degli
anni ’70, ma dai solo un’idea di sciatteria), le scene d’azione… non ne ricordo
una meritevole… beh a questo punto fai anche a meno di cominciare a girare.
Che poi quello che più da fastidio è
che volendo le basi per ottenere qualcosa c’erano. Il personaggio del
camaleonte era buono, l’idea di fare una sorta di “Fuga da New York” in Messico
è molto buona, un cast notevole (Mel Gibson! E poi una Lady Gaga che meritava
più minutaggio e un Banderas nel suo miglior personaggio da anni a questa
parte) e poi Danny Trejo che da solo porta già in un clima anni ‘70 da far
paura. Ecco, hai tutto questo e poi decidi di buttarla in caciare perché oggi
sei stanco e comunque se dici “tette” poi si ride tutti assieme…
venerdì 4 maggio 2012
The rum diary - Bruce Robinson (2011)
(Id.)
Visto al cinema.
Visto al cinema.
Un giornalista sfigato dall’alto
tasso alcoolico viene ingaggiato in un giornale di terz’ordine di Puerto Rico. Li
viene contattato da un magnate locale per aiutarlo in una truffa ai danni del
patrimonio pubblico; mentre valuta il da farsi il giornale chiude…
Credo che Hutenr Thompson si stia
rivoltando nei cieli del Colorado al vedere questa cosa, dedicata a lui e
tratta da un suo libro…
Questo film vorrebbe essere una
bella confezione in stile ‘60s con dentro amore, lotta di classe, riscatto
sociale, anarchia, coolness a spruzzi, ironia anche cattiva (altrimenti come mi
si giudica i discorsi di Hitler?) e momenti lisergici alla “Paura e delirio aLas Vegas”… ecco, vorrebbe essere tutto questo insieme e ben mescolato… ovviamente
non centra nessun obbiettivo; troppo impegnato a fare tutto per riuscire a
centrare le parti più banali (la storia d’amore ed il riscatto), troppo
pettinato per avvicinarsi al film di Gilliam e troppo ben vestito e curato per
avvicinarsi alle opere di Thompson…
Sbaglia tutto, ma addirittura Robinson
non riesce ad utilizzare a dovere quel poco di buono che ha, come le location
ben fatte o il cast piuttosto in parte (più che Depp, ormai abbonato a fare
certe parti a tal punto da non metterci più interesse, si spreca di brutto
Ribisi e Rispoli).
Un vero fallimento, estremamente
noioso.
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