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lunedì 17 febbraio 2020

The interview - Evan Goldberg, Seth Rogen (2014)

(Id.)

Cisto su Netflix.

Un giornalista di gossip americano cerca il rilancio fra il gotha dell'intrattenimento serio e per farlo tenta lo scoop assoluto, un'intervista a Kim Jong Un.
Con il suo autore parte per la Corea del Nord mentre viene manipolato da tutti, servizi segreti e leader maximo per primi).

Il film che ha causato a Franco e Rogen problemi diplomatici si rivela essere una loro, classica, innocua commedia demenziale... e sinceramente non c'è sorpresa in questa scoperta.
Film comico volgare come ci hanno abituati con Rogen, stavolta, nella veste del buddy serio e Franco della spalla comica.
Il ritmo è sostenuto e l'estetica curatissima con l'ambientazione nordcoreana, poco originale, ma ben costruita.
Il bromance demenziale è ormai un genere canonizzato quindi non bisogna aspettarsi chissà quale innovazione e, purtroppo, siamo lontani dalla splendida contaminazione con l'action puro di "Strafumati" (così come non ci si avvicina al picco di follia di "Facciamola finita"), ma per chi conosce e apprezza la discendenza produttiva di Apatow questo è l'ennesimo buon film

venerdì 10 maggio 2019

127 ore - Danny Boyle (2010)

(127 hours)

Visto in aereo, in lingua originale.

Un ragazzo californiano parte per un weekend di canyoning (trekking + scalate all'interno dei canyon) in solitaria. Nella sua escursione finirà vittima di un incidente e un braccio rimarrà incastrato tra una parete e un masso. Passeranno (guaess what) 127 prima che arrivi all'estrema soluzione di tagliarsi il braccio.

Danny Boyle, fresco dell'Oscar per "The millionaire" fa l'unica cosa sensata per un regista, skippa le offerte più ghiotte (tipo un favoleggiamento circa la regia di 007) e si getta a capofitto in un progetto personalissimo, sulla carta infilmabile e dalle scarse possibilità di finanziamento in altri momenti della carriera.

L'esperimento è interessante, un film realizzato quasi con un attore solo con lunghissime sequenza in unità totale di luogo con pochissima azione.
L'esperimento è titanico e Boyle sembra l'unico a potervi riuscire.
Per prima cosa si a James Franco, attore che si getta in una recitazione fisica encomiabile che riesce a affezionare a un personaggio costantemente in scena facendo di tutto.
In secondo luogo fa di tutto, letteralmente di tutto, per rendere dinamico un film statico, gioca con le inquadrature, con i punti di vista, con i movimenti di macchina, con i giochi di montaggio, con le musiche e con i continui cambi di distanza delle inquadrature. Lo sforzo è enorme, con grandissimi picchi e qualità, con momenti di puro godimento, vera e propria pornografia registica dentro una fotografia carichissima e sequenze oniriche continue. E per una buona metà il piano regge bene, ma nella seconda parte in cui la trama esile scompare e il film vira verso i sogni e le allucinazioni per aumentare il minutaggio; la storia si sfalda del tutto e l'opera viene schiacciata dal comparto visivo ormai allo stato brado.
Esperimento interessante, fallito, ma con stile.

venerdì 25 maggio 2018

Spring breakers. Una vacanza da sballo - Harmony Korine (2012)

(Spring breakers)

Visto in Dvx.

Quattro ragazze decidono di andare allo spring break in Florida nonostante la mancanza di soldi; a seguito di una rapina potranno partire, ma anche in Florida avranno problemi con la giustizia e si infileranno in un mondo di gang e violenza.

Questo è un film dalla trama estremamente esile che gioca tutto sulle immagini. Immagini iperpatinate, ridondanti, kitsch, rallentate e giocano sui contrasti. Le immagini danno forma a quel poco di trama e a tutto il senso del film be oltre le parole che sono usate, come la musica, solo come sfondo, come stampella delle immagini, non per spiegarle, ma per sostenerle.
Korine fa un lavoro ragguardevole prendendo l'immaginario moderno di divertimento, gonfiandolo, rallentandolo e facendolo durare troppo (questo è l'incipit), rendendolo fin da subito qualcosa di inquietante; da li parte un film che, programmaticamente, cerca di mostrare la violenza, la brutalità, l'orrore che si trova al di sotto dell'idea di felicità televisiva (il tutto usando il paradosso e l'eccesso).
Non c'è l'istinto del predicatore in tutto questo, ma solo un accorto uso degli stilemi classici usati da una qualunque trasmissione di Mtv; Korine non mostra il vuoto che c'è sotto, ma lo riempie di un perturbante talmente esagerato (le ragazzine di Disney Channel che fanno il girotondo con passamontagna rosa e fucili a pompa prima del massacro) da non voler essere critica (anche perché le critiche che potrebbero essere sollevate sarebbero altre), ma allegoria.

Indubbiamente lo sforzo di regia e, soprattutto, di montaggio è enorme e nella seconda parte regala momenti pazzeschi; però, purtroppo, bisogna prima superare una prima metà che sembra voler essere più un esercizio di stile che altro.

venerdì 11 maggio 2018

The disaster artist - James Franco (2017)

(Id.)

Visto in aereo, in lingua originale sottotitolato.

La storia "produttiva" di "The room", imbarazzante opera prima dell'inquietante Tommy Wiseau, un wannabe attore e regista che si è autoprodotto la sua pretenziosa e dozzinale opera prima.

Franco (James) prende il libro dell'amico e collaboratore di Wiseau per tirare fuori i retroscena della vicenda, ne prende gli aspetti grotteschi o involontariamente comici, ne esaspera e tic e tira fuori un film comico perfetto, con un personaggio dettagliato anche se non profondo, una plot interessante e un respiro che va oltre al minutaggio grazie all'aura da cult di serie B guadagnato dal film originale.
L'efficacia del film è fuori discussione e Franco (sempre James) tira fuori un'interpretazione adeguata, dalla pronuncia perfetta e dalle movenze caricaturali come lo richiede il tono del film.

Quello che non è chiaro è lo scopo finale. Se è evidente la funzione alimentare di sfruttare il mito di qualcun altro per il proprio film è la chiusura che lascia interdetti. Franco (James) lascia intendere che il film sia incredibilmente divertente, quando invece è una lenta cavalcata nella noia con momenti di estremo imbarazzo; sembra volerci far affezionare a Wiseau, ma lo tratta alla stregua di un ritardato la cui fortuna è quel di aver avuto culo.
Più che un qualunque motivo edificante l'impressione è che il film sia stato fatto per esaltare sé stesso (le scene dei titoli di coda rifatte quasi identiche e affiancate a quelle originali sembrano voler mostrare i muscoli) e dare lavoro al frat pack (ma soprattutto dare la parte del co-protagonista al fratello), magari al di fuori della classica commedia alla Apatow.

lunedì 4 gennaio 2016

Facciamola finita - Evan Goldberg, Seth Rogen (2013)

(This is the end)

Visto in DVD.

Jay Baruchel va a trovare il suo grande amico Seth Rogen; passano il pomeriggio assieme, ma la sera Rogen convinte il recalcitrante compagno ad andare alla festa di inaugurazione della nuova casa James Franco. Li incontrano tutto il Judd Apatow pack. durante la festa però (SPOILER...anche se succede dopo 15 minuti) c'è un terremoto, poi gli esseri umani scompaiono e, in sostanza, inizia la fine del mondo; inizierà con sorpresa e finirà con la violenza dovuta alla convivenza forzata e la presenza di demoni enormi. Finale a sorpresa.

Questo è forse il progetto più cazzaro mai avuto, sintomo di una capacità di sceneggiatura enorme e un potere economico (conquistato con una serie di successi commerciali) anche maggiore. Questa è un'idea cazzara perché parte come una magnifica presa per il culo di sé stessi, durante la festa infatti ci sono tutti gli attori che si sono visti nei film precedenti del pack che si comportano in maniera opposta a quanto ci si aspetterebbe (su tutti Michael Cera vince la palma, ma anche Jonah Hill non è male) con un paio di comparsate più o meno importanti con Emma Watson (più importante) e Rihanna (meno importante). I fatto un divertentissimo e arrogante meta-film dedicato a sé stessi (fosse stato tutto così sarebbe stato comunque magnifico).
Poi la svolta, vengono eliminati quasi tutti i personaggi e rimangono in cinque (sostanzialmente il cast di "Pineapple express" più Jay Baruchel e Jonah Hill). A questo punto il film si muove tra altri riferimenti ai propri film del passato (viene citato "Suxbad" e viene realizzato un seguito amatoriale del già citato "Pineapple express"), scene di incredibile follia (il magnifico litigio fra Franco e McBride dove si urlano contro che eiaculeranno ovunque), rifacimenti di film famosi (l'esorcismo di Jonah Hill), scene action (la fuga dal demone animale o da Jonah Hill posseduto) e semplici momenti di pura ilarità, fino a uno showdown finale dove tutto viene riannodato, si ottiene uno scioglimento in puro stile bromance (perché ovviamente Baruchel e Rogen attraverseranno tutte le fasi di una coppia in crisi) e per concludere ci sarà pure una sorta di scena extra.

Folle, volgare, caotico, eccessivo, forse pure blasfemo; questo è il classico film che viene scritto in una serata in cui si è strafatti, si ride di tutto a caso, e si buttano idee sempre più cazzare perché in quel momento sembrano divertenti (tagliare il pene a Satana) o molto intelligenti. Il vero punto della questione è che qui in effetti funziona; le idee sono divertenti o (abbastanza) intelligenti, il film nato per essere divertente solo da chi lo ha fatto, riesce a coinvolgere e intrattenere per tutta la sua durata (ho trovato eccessivo solo la possessione, che comunque da il La ad alcune delle battute migliori).
Questo film è l'emblema delle capacità di scrittura e di comicità che ha questo rat pack.

PS: e credo che il film avesse anche il compito di fare da product placement per Jay Baruchel.

The cast as The cast


venerdì 23 ottobre 2015

Strafumati - David Gordon Green (2008)

(Pineapple express)

Visto in Dvx.

Un ragazzo (?) assiste per caso ad un omicidio, si rifugia nella casa del suo pusher... purtroppo gli assassini l'hanno notato e hanno notato la cicca di canna lasciata cadere per terra riconoscono da dove viene. Si metteranno all'inseguimento dell'uomo e del pusher.

Film sceneggiato dal solito Apatow e, per la prima volta insieme (credo), con la coppia Rogen/Franco. Ovviamente è un film in linea con gli altri del suo sceneggiatore. Un bromance in piena regola con la storia d'amore/amicizia virile che nasce tra due sconosciuti, si interrompe per un'incomprensione, si ricostruisce con il sacrificio di uno dei due. Poi ovviamente c'è la comicità, dal ritmo e dal tono a cui siamo stati abituati.... tuttavia stavolta mi è sembrata meno efficace (il film è una commedia sempre su di giri, ma non un vero e proprio film comico) e più tesa a mantenere un ritmo più che a far esplodere dalle risate (tranne nel personaggio di McBride che è la perfetta spalla comica).
Quello che però vince è la costruzione di una commedia degna di questo nome; ma soprattutto la perfetta embricatura fra commedia demenziale e action. E qui c'è la vera idea geniale, non si gioca sul comico, ma sull'azione raggiungendo livelli perfetti degni di de la Iglesias (con tanti soldi).

PS: inoltre è davvero bravissimo James Franco, impeccabile nella veste del fattone.