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venerdì 2 marzo 2012

Intacto - Juan Carlos Fresnadillo (2001)

(Id.)

Visto in tv. Nel mondo esiste la fortuna e persone che ne hanno più di altri o che la sanno controllare. Se si considerasse questo assunto e si cercasse di calarlo nella realtà allora certamente sarebbe credibile la costituzione di un mondo sotterraneo fatto di scommesse clandestine con giochi in cui è solo la fortuna a fare la differenza, con prove via via sempre più rischiose (bellissima nella sua semplicità quella della corsa nel bosco)… meno comprensibile invece l’uso delle foto…
Vabbè, un ex Gastone ormai spento (se uno fortunato tocca uno meno fortunato quello meno riceve un colpo di sfiga enorme) cerca il riscatto, trova un ragazzo che ha più culo che speranza di vita, lo introduce al mondo underground di cui faceva parte per poterlo poi utilizzare per battere il suo ex mentore.

Film dall’idea affascinante che affronta con tutta la serietà di cui è capace (e questa è la parte decisamente meglio riuscita) e ne tratteggia le regole in maniere sempre più dettagliata e complessa (ovviamente non poteva esimersi dal farlo, ma di fatto questa è la parte più debole). Ci si aggiunge un mondo torbido fotografi toc on stile da vendere e il quadro appare perfetto. Purtroppo però poi Fresnadillo decide di trattare il tutto con un distacco eccessivo, eliminando ogni possibilità di empatia rendendo il film un grazioso esercizio di stile.

Partecipazione straordinaria di Max von Sydow che ormai o fa il nazista o fa l’ebreo; qui gli è capitata la seconda opzione.

PS: il primo gioco, quello dell’insetto era una cretinata.

martedì 22 novembre 2011

La fontana della vergine - Ingmar Bergman (1960)

(Jungfrukällan)

Visto in DVD. L’unica figlia di una coppia di possidenti della Svezia medievale viene violentata e uccisa mentre se ne va a portare dei ceri alla Madonna. I tre vagabondi responsabili del delitto cercano rifugio proprio nella casa dei genitori della ragazza e provano a vendere alla madre i vestiti rubati dal cadavere della figlia. La vendetta sarà terribile.

Che film enorme. La trama è di una semplicità e una banalità impressionanti, ma tutto quello che ci gira intorno lo rende titanico.

Bergman ci imbastisce una storia densa di significati metafisici, ragiona sulla ragione e sui sentimenti, ma soprattutto (come sempre nei suoi film) su Dio, anzi in questo caso sugli dei. Il rapporto principale in questo film è quello fra il paganesimo della cameriera e l’insistente religiosità cristiana della famiglia. Entrambe verranno messe alla prova, entrambi gli dei risponderanno alle chiamate, ognuno a modo suo.

Inoltre la fotografia del film è quella perfetta di Nykvist quando gioca con il bianco e nero e la regia si mette a posizionare la macchina da presa in posizioni sopraelevate e in primissimi piani come poche volte aveva fatto in precedenza. Le scene sono costruite con un’estetica maggiore rispetto agli altri film di Bergman… inoltre questo è l’ultimo film del regista svedese in cui Dio risponderà alla chiamata di Max von Sydow.

venerdì 27 maggio 2011

Minority report - Steven Spielberg (2002)

(Id.)

Registrato dalla tv. In un futuro non eccessivamente lontano i crimini si possono rpevedere grazie ad alcuni umani mutanti. I tre utilizzati a… non ricordo più la città, Boston?... sono gli unici in uso e appaiono sostanzialmente infallibili. Vuoi vedere che tutto il sistema si incrina solo quando il capo di questo reparto speciale viene accusato di essere un futuro assassino? Corri di qua e corri di la, Cruise scoprirà alcuni retroscena sul funzionamento del macchinario della previsione e alcuni loschi scheletri negli armadi.

Credo che negli anni zero Spielberg si sia interessato allo studio delle luci; infatti anche in questo film, come in “Prova a prendermi” i colori sono desaturati (e qui si vira sempre su toni freddi, come sempre nei film ambientati nel futuro) e le luci fanno la parte del leone, con fasci intensi che tagliano le scene e talvolta colpiscono anche la macchina da presa. Ovviamente il sistema è perfetto e ben si adatta a descrivere l’algido ambiente in cui si svolge la vicenda.

Per il resto è un film di Spielberg classico, spigliato, diretto benissimo, con scene girate magistralmente e con chiarezza (le scene d’azione sono orchestrate in maniera impeccabile e mai confusa) e la storia tratta da Philip K. Dick si lascia a dissertazioni filosofiche belle pese (volendo)… però stavolta mi ha preso poco, il sistema mi è parso prevedibile e farraginoso, e questo mi è sembrato un fil come un altro… anche se diretto da dio.

venerdì 5 novembre 2010

Pelle alla conquista del mondo - Bille August (1987)

(Pelle erobreren)

Visto in DVD, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Il film è l'epopea di un anziano padre svedese (von Sydow) emigrato nella sprezzante Danimarca, e di suo figlio. Niente di più.
Il film si caratterizza per una regia molto azzimata, classica fino allo sfinimento, che punta sugli umidi paesaggi locali e sui volti consumati degli attori. Pur non essendo mai noioso nonostante il ritmo rilassato e la totale assenza di sintesi; il film non può aspirare ad essere molto più di un ottimo documentario. Si segue la storia, e ci si rimane male per le condizioni di vita dei protagonisti, ma il tutto rimane distaccato, su un piano lontanto, consapevoli della finzione messa in una bella veste. Non c'è partecipazione da parte degli spettatori perchè manca quella del regista. Si fa la parte degli entomologi che fissano le formiche.
A dare struttura alla storia non quasi mai August, quanto gli attori, adatti alla parte, credibili e quasi mai sopra le righe; e se von Sydow è certamente bravo, a stupire è Pelle Hvenegaard, perfetto nella parte del giovane protagonista, e curiosamente suo omonimo.

mercoledì 10 marzo 2010

Shutter island -Martin Scorsese (2010)

(Id.)

Visto al cinema.

Prima incursione di Scorsese nei film di genere, e parte subito col botto.
Punta in alto fin da subito, ispirandosi, dichiaratamente a Tourneur; e proprio dai suoi film mutua quello che è il leit motiv di questo film, la tensione fatta dal nulla. Innegabilmente in questo film c'è così tanta tensione da poter far volare un aquilone, ed è serratissima, quasi ogni scena cerca di alzare il livello di adrenalina nello spettatore; eppure non c'è alcun elemento del thriller classico, Dicaprio non rischia quasi mai la vita, e lo spettatore se ne rende ben conto, eppure non si può fare a meno di inquietarsi. A Scorsese basta l'ambiente e la musica, nient'altro.
Il film è un giallo patinato, con un gusto per l'estetica come in pochi altri film di Scorsese degli ultimi anni, con un twist nella sceneggiatura da impressionare Neil Jordan che non può non colpire. Ma la cosa migliore della trama è il susseguirsi di ipotesi più o meno sensate che il film ti costringe a fare, i continui riferimenti al nazismo, le strutture tenute nascoste, l'ambiguità dei personaggi, rendono tutto plausibile, ma niente reale... fino al finale...
Un film notevole che supera di molto gli ultimi lavori di Scorsese.
DiCaprio recita da dio; c'è poco da fare; e tutto il cast è decisamente all'altezza (Ruffalo è adatto e misurato come suo solito).
Certamente in molti punti il film esagera, butta troppi elementi o utilizza troppi stereotipi; tutto per perseguire l'obbiettivo del film d'atmosfera, e visto il risultato, direi che il fine ottenuto, giustifica i mezzi.

PS: ah già il film poi abbonda degli scorsesismi classici, su cui vince (oltre alla fotografia) l'uso delle luci (che raggiunge il meglio nell'occhio di bue ad inquadrare Di Caprio che cade a terra) ed il montaggio (che mostra immagini successive mentre due personaggi ancora parlano e che inserisce scene non spiegate che acquisiscono signifcato solo suiccessivamente, riuscendo pertanto a rendere suggestioni come in un film di Oliver Stone... uno di quelli belli)