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venerdì 9 dicembre 2016

I prodigi del 2000 - David Butler (1930)

(Just imagine)

Visto qui.

Nel futuro (è il 1980) il matrimonio viene deciso da un tribunale e obbligato; un uomo combatte per il suo desiderio di sposare l'amata e decide di dimostrare il suo valore compiendo l'ardimentosa missione esplorativa su Marte; ad accompagnarlo l'amico di sempre e un tizio colpito da un fulmine nel 1930 e riportato in vita dalla possente scienza medica.

Film particolarissimo essendo il primo musical fantascientifico (con un'insistente voglia di comicità). Fu un totale insuccesso e il motivo è lampante: è un musical fantascientifico (con un'insistente voglia di comicità).
All'epoca il sonoro era appena arrivato e il musical era l'innovazione, che però essendo agli albori veniva mischiato con ogni altro genere per valutarne l'efficacia; ecco quindi il motivo di questa scelta bislacca.
Al di là della scelta del peggior crossover di sempre, il secondo motivo dell'insuccesso è da ricercare nel fatto che questo è un film totalmente cretino. Trama ridicola, attori inadeguati (El Brendel, comico noto all'epoca e qui l'uomo del passato, è semplicemente irritante), la ricostruzione di Marte è risibile, il razzo fallico per raggiungere il pianeta rosso sarà adeguatamente scherzato nei decenni successivi (verrà riutilizzato per la serie di "Flash Gordon" e quindi verrà parodiato nei film fantascientifico erotici di "Flesh Gordon"), canzoni dimenticabili quando non cretine loro pure ("Never swat a fly" è una canzone folle) e balletti di gruppo (pochi per fortuna) di rara bruttezza.

Al di là della rarità del crossover e della curiosità il film offre qualche (minimo) motivo d'interesse (che non riscattano per nulla il resto!): sono l'impegno nella costruzione dei mondi (la città alla Metropolis o le scenografie di Marte sono notevoli), ma soprattutto gli effetti speciali, dalle braccia mobili dell'idolo marziano alla retroproiezione di alcune scene, come la partenza del razzo o quella iniziale in volo (che rappresentano anche la prima volta dell'utilizzo della retroproiezione in una grossa produzione).

lunedì 20 giugno 2016

Dieci piccoli indiani - René Clair (1945)

(And then there were none)

Visto in Dvx.

La storia di "Dieci piccoli indiani" della Christie credo sia nota, qui per un ripasso, ma meno se ne sa e meglio è.

Questa versione del romanzo della Christie si basa però sull'adattamento teatrale (fatta dall'autrice stessa) che è decisamente meno inquietante e più consolatorio.
Inoltre dietro la macchina da presa c'è René Clair che non riesce a non aggiungere molti tocchi leggeri. L'effetto finale quindi, pur riuscendo benissimo, sarà meno perturbante del libro originale.

Detto ciò il film è bellissimo. Una gallerie di facce prima ancora che di personaggi (per me spiccano la sempre gelida Anderson, il sempre buffo Auer e il sempre british Fitzgerald).

Clair poi è garanzia di intelligenza; crea costantemente inquadrature gustose (si pensi al ritrovamento del cadavere del maggiordomo o il gomitolo di lana che conduce a un altro cadavere) e gestisce il numero spropositato di personaggi (almeno all'inizio) con la dovuta ironia e grazia (bella l'idea dell'incipit di presentare i rapporti fra i personaggi sfruttando il vento; i personaggi poi si presenteranno letteralmente guardando direttamente in camera per maggior chiarezza). Tutto questo viene fatto senza dimenticare di essere in un giallo e se l'inquietudine si ottiene solo nel finale, è innegabile che la costruzione di un ambiente paranoico dove tutti sospettano di tutti è perfettamente riuscita quasi fin da subito. Viene anche mantenuto l'aroma di perversione di un deus ex machina che vuole portare la giustizia a ogni costo.

Il finale alternativo, come dicevo, è meno soddisfacente di quello originale, ma, per chi come me già conosceva il libro, ha l'indubbio vantaggio di lasciare il dubbio su come verrà conlcusa la complicata vicenda.
Il film ricevette il plauso della Chritstie stessa.


mercoledì 21 ottobre 2015

L'impareggiabile Godfrey - Gregory La Cava (1936)

(My man Godfrey)

Visto in Dvx.

Un senza tetto viene prima pagato per una sfida fra ragazze dell'alta società (una caccia al tesoro in cui l'ultimo "oggetto" da portare per poter vincere è proprio un barbone) e poi viene assunto da una di loro come cameriere. Inserito nella famiglia... a dir poco disfunzionale... riscirà a cavarsela con la calma, il buon senso e l'incredibile fascino che emana. Al termine del film porterà a buon fine un incredibile piano di riscatto sociale.

Gradevolissima commedia anni '30 che senza slanci geniale riesce però a imbastire una storia semplice che regge benissimo la prova del tempo (potrebbero farne un remake domani senza dover modificare nulla). Il vero valore aggiunto però è la costruzione della famiglia che, all'epoca, si sarebbe definita di picchiatelli, uno più divertente dell'altro.
Inoltre è bravissimo Powell nella parte del protagonista, un personaggio che sembra fatto su misura per lui (e potrebbe anche essere così).
Il finale moraleggiante (beh, non solo il finale) non disturba, anzi, in un'epoca di quasi benessere impressiona sempre vedere che qualche autore riesce a esprimere una critica sociale su una fetta dimenticata di popolazione; il tutto con garbo.

Il film (che ho visto in versione italiana con l'aggiunta delle scene tagliate) ha subito non poche tarpature d'ali e, nelle porzioni rimaste, ha dovuto anche sopportare l'addolcimento di molti dialoghi; si impone la visione originale.

Nel 1957 ne venne tratto un remake con un Niven come la miglior scelta di casting possibile.