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lunedì 23 settembre 2019

Rosmery's baby, Nastro rosso a New York - Roman Polanski (1968)

(Rosmery's baby)

Visto in Dvx.

Film epocale dalla trama, purtroppo, troppo nota, che si può trovare qui, anche troppo dettagliata.

Pur essendo il film più famoso di Polanski rappresenta però la sua seconda prova di thriller allucinatorio dopo "Repulsion" e il perfezionamento del perturbante da appartamento che sarà il suo stile principale (drammi o thriller ambientati in spazi chiusi e spesso limitati a quello; per chi vuole esempi va da sé citare "L'inquilino del terzo piano", ma fatto salvo gli altri film degli anni '70 sono quasi tutti da camera).

Il film riesce a sbandierare il suo satanismo quasi subito in maniera sfacciata (i precedenti avvenuti nella casa nuova) immergendoli in un contesto borghese classicissimo e depotenziandoli del tutto. Questa sarà solo la premessa. Polanski giocherà tutto il tempo per accumulo di tensione partendo da livello volontariamente azzerato.
L'effetto sarà di lentezza iniziale, ma di costante incremento fino al parossistico finale (dove la tensione viene sciolta dall'eccesso di pericolo).
Se in "Repulsion" Polanski giocava a creare tensione con il sonoro, qui lavora molto di immagini; pur mostrando degli occhi satanici (dettaglio inutile) la vera ansia arriva con l'inquadratura sfocata di un uomo col soprabito di un certo colore o con il primo piano di un armadio, lavorando sul significato dei dettagli fin dall'inizio e seminando "cose" che verranno di volta in volta riviste sotto un'ottica nuova.

Il film riesce anche a creare uno scarto rispetto ai soliti thriller per la protagonista, non una scream queen che tenta una costante fuga inefficace, ma una madre che da metà film in poi si rivelerà volontariamente coinvolta per cercare di sapere che ne è stato del pargolo, un personaggio vittimizzato,ma autonomo, impaurito, ma cosciente della propria situazione (beh, da un certo punto in poi).

Film ancora efficace a distanza di anni per chi avrà la pazienza di farsi guidare con calma dal regista.

lunedì 23 aprile 2018

Proibito - Frank Capra (1932)

(Forbidden)

Visto in DVD, in lingua originale.

Una giovane donna, insoddisfatta della propria vita decide di buttare tutti i suoi risparmi in una crociera a Cuba. Durante il viaggio incontrerà l'uomo della sua vita... ma che, per sua sfortuna, è sposato (anche se lei lo scoprirà incredibilmente tardi). Innamorata, lo odierà solo parzialmente e per lui si sottoporrà a ogni privazione (fino a fargli adottare la figlia) per finire la propria esistenza in un completo silenzio.

Storia altalenante di una vita vissuta volontariamente sottotono fino all'annichilimento personale, il tutto per amore. Il sottotesto di una relazione sbilanciata, di una sudditanza psicologica quasi patologica e il finale amarissimo, rendono questo film uno dei più estremi sulle coppie disfunzionali (che funzionerebbero benissimo) trainandolo fuori dal melodramma classico. Il valore aggiunto compensa la discontinuità e l'implausibilità della trama; inverosimiglianza che viene tenuta a bada anche dal tono smorzato della vicenda.
In aggiunta a tutto questo c'è una fotografia impeccabile sotto ogni punto di vista (che tecnicamente è la cosa migliore del film) e un'interpretazione estremamente vitale da parte della Stanwyck che fa il paio con la prima parte solare sostenuta da un inaspettato Menjou. Ottima comunque la costruzione dei personaggi, anche quelli secondari (Bellamy).
A livello di regia c'è un Capra sottotono che conduce bene il gioco senza interferire troppo, ma senza i guizzi che gli sono consueti; l'ordinaria amministrazione è però realizzata in tono con l'atmosfera del film e le scene finali (pur nella loro enfasi eccessiva) rimangono impresse.

venerdì 17 aprile 2015

L'orribile verità - Leo McCarey (1937)

(The awful truth)

Visto in Dvx, in lingua originale sottotitolato in inglese.

Una coppia sposata sospetta un tradimento, o meglio, ognuno sospetta l'altro di averlo tradito. Litigano e divorziano; entrambi cercheranno di rifarsi una vita. Lei conoscerà un uomo che però l'ex marito gli farà lasciare, sarà poi lui a conoscere una donna che sarà lasciata a causa dell'intervento dell'ex moglie. Ovvio che i due siano ancora innamorati.

Commediola dei sessi molto romantica e molto schematica. Si muove su un canovaccio ovvio fin dall'inizio che non devia di una virgola dal prevedibile. Cerca di utilizzare l'ironia per tenere viva l'attenzione però, pur avendo qualche bella battuta, non riesce minimamente a mettersi ad un livello simile a quello delle screwball comedy del periodo (a cui sembra voler fare l'occhiolino molto spesso).

Se la scelta degli attori è una buona notizia (c'è un Cary Grant che finalmente non mi irrita) e se alcune sequenze sono ben congegnate (il lungo finale con le camere comunicanti tutto sommato ha un pò di idee messe bene), tuttavia il film non mi convince affatto, banale come film romantico, piatto come commedia, McCarey (che non brilla mai per originalità) si limita a fare presenza.
So che da molti è considerato un pezzo fondamentale del cinema del periodo; personalmente mi sono fermato dopo i primi venti minuti e l'ho recuperato solo dopo alcuni mesi.

mercoledì 13 aprile 2011

La signora del venerdì - Howard Hawks (1940)

(His girl friday) Visto in DVD. Una giornalista (Russell), ex moglie del suo direttore, decide di mollare tutto per sposarsi con un assicuratore. Il suo ex capo ed ex marito (Grant, che devo ammettere è completamente in parte) farà di tutto per farla desistere; la convincerà in ogni modo (con soldi e ricatti) ad occuparsi di un ultimo articolo su un condannato a morte, farà arrestare più volte il futuro sposo, le rapirà la suocera! Tratto da una piece teatrale (la stessa del successivo “Prima pagina” di Wilder) il film è un quadro ironico su un mondo distrutto dal cinismo, dove tutti fanno qualunque cosa unicamente per interessi personali, o perché sono stupidi, e l’unica che si rende conto di questa cosa farà di tutto per andarsene solo per esserne risucchiata di nuovo. Detto ciò non si pensi che il film sia un dramma, è una commedia a tutti gli effetti, anzi è una delle commedie fondamentali del genere screwball comedy e si pregia del record per il dialogo più lungo e più rapido della storia del cinema, e questa rapidità pervade tutto il film. Battibecchi ben congegnati; gag ironiche più che comiche sulla fisicità dei personaggi (senza mai cadere nello slapstick) e una cura minuziosa nei personaggi di contorno che permette ai principali di sguazzare in un mondo tridimensionale e non in tra comprimari piatti. Hawks firma una regia dinamica il giusto per poter stare dietro alla trama, e ci riesce alla perfezione dall’inizio alla fine. Un film divertente e godibilissimo… anche se io sarò sempre dalla parte di Wilder. PS: il mio amico d’infanzia Wikipedia mi spiega l’assurdo titolo. Evidentemente i titolisti hanno cercato una traduzione letterale del titolo inglese ignorando il fatto che si tratta di un’espressione gergale per dire “ragazza di fiducia”.